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Horgen: «Ho soffocato i miei gemelli» Confessione choc della madre al processo

Da: CdT 13.12.12 pag 9

Horgen «Ho soffocato i miei gemelli»
Confessione choc della madre al processo per la morte dei due figli di sette anni

La donna di 39 anni ha rivelato di averne ammazzato un altro nella culla anni fa


Colpo di scena al processo per l'ucci­sione dei due gemelli di 7 anni soffocati nel sonno la notte dell'antivigilia di Nata­le del 2007 a Horgen (ZH). In apertura del nuovo processo la madre di 39 anni ha confessato di averli uccisi entrambi. Stes­sa sorte era toccata anni fa all'allora sua primogenita.
Scoppiando in lacrime la donna ha affer­mato che per anni non ha voluto ammet­tere nemmeno a sé stessa di averli uccisi. «Ma non posso più vivere con questa col­pa. Lo devo ai miei figli». Ha quindi rac­contato di aver ucciso nell'estate del 1999 anche il suo primo bebè: una bambina che aveva sette settimane e che piangeva in continuazione. «Volevo che si calmasse e le ho chiuso la bocca». All'epoca si pensò a un caso di «morte bianca» in culla.
In seguito a questa rivelazione il Tribuna­le distrettuale ha ascoltato il medico lega­le che si occupò del caso. Secondo lui la neonata piangeva perché aveva una pol­monite. Sul corpicino non furono trovati segni di soffocamento e, senza una con­fessione della madre, non si poteva pen­sare all'intervento di una terza persona.
Nello stesso anno la donna rimase incinta dei gemelli (un bambino e una bambina) morti la notte dell'antivigilia di Natale di cinque anni fa. La 39.enne ha ripercorso nei dettagli gli eventi di quella notte: si svegliò e dopo aver ordinato i regali che già si trovavano sotto l'albero di Natale andò nella cameretta del figlio. Si sedette sul bordo del suo lettino e «presa da un impulso improvviso» prese il cuscino e lo schiacciò contro la sua bocca, «fino a quando non si muoveva più». Poco più tardi fece lo stesso nella camera della ge­mellina. «Non volevo ucciderli», ha più volte affermato scoppiando in lacrime. «Non è stato un atto pianificato. I bambini erano il centro della mia vita».
La confessione rappresenta un'inversione di marcia nella linea difensiva della don­na, che a questo processo è assistita da un nuovo difensore. Nel 2010 l'accusata era infatti già stata condannata all'ergastolo per duplice assassinio. La Corte di cassa­zione aveva però ordinato di rifare il pro­cesso perché l'avvocatessa della difesa aveva fatto male il suo lavoro.
Al primo processo la donna aveva cercato di far ricadere la responsabilità sull'ex marito. Il 43.enne, che ha divorziato in seguito al delitto, ha passato a sua volta tre mesi in detenzione preventiva, prima di essere scagionato da ogni accusa.
Il dibattimento proseguirà martedì e mer­coledì della prossima settimana. La data della sentenza non è ancora nota.




LA VICENDA La donna (nella foto Keystone il furgone che la sta riportando in carcere) era già stata condannata in prima istanza, ma la Cassazione ha ordinato di rifare il processo. Finora aveva sempre negato tutto.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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