Da: Corriere della sera.it (link diretto all'articolo)
La mamma di Lecco racccnta ai magistrati l'omicidio del figlio
La confessione: «Ho ucciso io Mirko»
Il dreamma della donna e le sue parole a due settimane dall'annegamento: «L'ho fatto perchè stavo molto male»
CASATENOVO (Lecco) - «Per noi è più che sufficiente».
La penna si ferma, i verbali adesso contengono quello che il
procuratore capo di Lecco, Anna Maria Delitala e il pubblico ministero
Giovanni Gatto, cercavano di farsi dire da giorni. Su quei fogli di
carta ora c'è scritto: «A domanda risponde: "Sì, sono stata io a
uccidere Mirko. Lo so. Ho sbagliato e pagherò la mia follia"».
«ERA FERMO, TROPPO FERMO»
- Sono le otto di sera e Maria Patrizio ha appena finito di raccontare
come andò, davvero, la mattina del 18 maggio. Ha spiegato «senza
entrare in troppi dettagli», dicono gli inquirenti, che non è stato un
incidente. Il suo piccolo Mirko, cinque mesi appena, non è scivolato
dalle sue mani mentre lei lo girava per fargli il bagnetto. E' morto
annaspando in pochi centimetri d'acqua perché lei ha voluto che fosse
così. «Perché stavo male, stavo molto male» ha ripetuto. Lo ha messo
nell'acqua, faccia in giù. E la sua piccola esistenza si è spenta in
un'agonia che l'autopsia dice sia durata tre-quattro minuti. La mammadi
Casatenovo è in carcere da una settimana.
LE VERSIONI PRECEDENTI - Negli
interrogatori precedenti aveva sempre difeso la seconda delle sue
versioni: una disgrazia della quale non ricordava bene nessun
particolare. Sapeva solamente di essersi allontanata dal bagno «per
fare non so che» - così aveva detto - e di essere tornata trovando
Mirko «fermo, troppo fermo». Il giorno del delitto, in preda al panico,
aveva finto di essere stata aggredita. Aveva messo a soqquadro tutto e
si era inventata l'azione di un rapinatore tanto crudele da legarla
mani e piedi con lo scotch, imbavagliarla e lasciar annegare il suo
Mirko. Ma la sua deposizione era una sfilza di contraddizioni e gli
esami scientifici del Ris hanno confermato che mentiva. Così durante il
colloquio con il gip Gian Marco De Vincenzi per la convalida del fermo
ha ammesso: «Mi sono inventata l'aggressione ma non ho ucciso Mirko».
Anche nell'interrogatorio di ieri, com'era già successo le altre volte,
Maria era lucida soltanto a tratti. E' stata una confessione sofferta,
la sua. Interrotta da pianti, lunghe pause, occhiate che chiedevano
aiuto al suo avvocato, Fabio Maggiorelli, e altre che chiedevano
comprensione all'altra donna presente nella stanza, il procuratore
capo. «Signora deve cercare di mangiare un po' di più» le ha
consigliato andandosene quella signora che Maria ha guardato dritto
negli occhi quando ha detto «avvocato lei non può capire cosa provo.
Nessuno può farlo. Forse soltanto una donna».
PERDONO -
Maria ieri ha saputo che il padre del suo bambino (il suo amatissimo
Christian) la sua famiglia e i suoi amici più cari la perdonano
«qualunque cosa abbia fatto». «Vorrei tanto vedere mio marito» ha detto
lei al pm. Ma eventuali misure alternative al carcere o permessi che le
consentano di incontrare i familiari saranno decise soltanto dopo la
perizia psichiatrica, invocata ieri ancora una volta dai suoi legali
che chiedono gli arresti in una struttura protetta invece che a San
Vittore. E' questione di pochi giorni: lei lo sa. Per questo stavolta
non si è inginocchiata come aveva fatto settimana scorsa implorando:
«Vi prego, non fatemimarcire qui dentro».
Giusi Fasano 02 giugno 2005


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