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La tattica è sempre quella. Conoscere la famiglia, rendersi generosi e disponibili. Conquistare la fiducia. E poi approfittarne. Un classico della pedofilia, che regolarmente sorprende le vittime. Per il cittadino italiano processato ieri di fronte alla Pretura penale di Bellinzona, è arrivata la seconda condanna nel giro di una decina d'anni. Un decreto d'accusa confermato ( e leggermente appesantito) dal giudice Marco Kraushaar, dunque una pena di 90 aliquote per complessivi 2.700 franchi, sospese condizionalmente per cinque anni, più una multa di 1.500 franchi, le spese di giustizia e risarcimenti di mille franchi alle due giovani vittime.
L'uomo, un ultrasettantenne residente nel Luganese, aveva in più occasioni palpeggiato seni e zona genitale di due sorelline, tentando pure di farsi masturbare. L'imputato era diventato " amico di famiglia". Con la madre c'era un rapporto di fiducia, fatto di piccoli favori e regalini per le piccole, cui dava anche delle " paghette". A volte le sorelline gli venivano affidate, e si trovava solo in casa cone esse, potendone abusare. I fatti si sono svolti nella prima metà del 2006 e sono venuti alla luce un po' alla volta, tra l'iniziale incredulità della madre, ed anche questo è un classico.
Un processo insolito Nell'aula della Pretura penale ieri non c'erano né l'imputato, né il suo avvocato difensore, né il procuratore pubblico che ha emesso l'atto d'accusa, Antonio Perugini. Quest'ultimo ha semplicemente ribadito per iscritto la validità del suo decreto. L'imputato invece, dopo aver chiesto il rinvio per non documentati problemi di salute, sabato scorso ha tolto il mandato al suo avvocato difensore Stefano Camponovo, sperando evidentemente in un rinvio del dibattimento.
« Un modo di procedere non corretto, una revoca intempestiva e pretestuosa » secondo il giudice Kraushaar, che ha disposto il regolare svolgimento del processo. Sono stati quindi sentiti la madre, un'amica della stessa, con cui in bambini ad un certo punto si sono confidati, e l'avvocato di parte civile Silvia Torricelli. La legale ha ricordato la precedente condanna inflitta all'uomo nel 1996, per reati analoghi: « Un recidivo specifico » ha detto, « che anche all'epoca aveva negato i fatti » . In sede di sentenza il giudice ha ritenuto del tutto credibili le testimonianze rese in videocassetta dalle giovani vittime, al contrario delle dichiarazioni fornite dall'imputato, frasi infamanti nei confronti della famiglia. In occasione della perquisizione, a casa dell'imputato sono anche stati trovati filmati e foto di atti sessuali con animali e con escrementi. Così alla condanna per atti sessuali con fanciulli si è aggiunta quella per pornografia. E non è tutto.
Il medico diffamato L'anziano pedofilo è stato condannato anche per diffamazione. Due anni fa accusò pubblicamente, con tanto di campagna mediatica, il medico Vincenzo Liguori di mancata assistenza durante un picchetto. La vicenda ebbe un certo risalto, su stampa ed alcuni siti internet.
Il medico venne poi scagionato dal Ministero pubblico e dalla Commissione di vigilanza sanitaria, ma la cosa non si è venuta a sapere. « Profondamente offeso » da quella pubblica denuncia, Liguori chiede giustizia, anche nei confronti della categoria. Il medico ha chiesto un risarcimento di 100 mila franchi, da devolvere in beneficenza. L'entità della somma verrà però decisa dalla giustizia civile. L. TER.
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