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Catalogna, legale uccidere i bambini di otto mesi

Da: www.mattino.ch 20/10/2010

 
Basta che una madre dichiari di avere problemi psichici, e in alcune regioni del Regno di Spagna la legge permette che bambini praticamente pronti a vedere la luce, vengano assassinati legalmente. Nella foto un “feto” abortito di 5 mesi. Non chiudete gli occhi: immaginatevelo a otto

Quando si cominciano ad abbassare le asticelle dell’etica e della morale, non c’è limite al peggio. Ma quello che capita in Catalogna lascia perplessi anche gli abortisti più convinti.

Un documentario danese mandato in onda su Sky in questi giorni ha rivelato che nella Penisola iberica, dove gli anni di governo Zapatero hanno evidentemente lasciato il segno, ci sono cliniche specializzate nella pratica degli “aborti tardivi”.

L’eliminazione di bambini non nati è legale nella maggior parte di Paesi europei, ma nei primi mesi. Nessuno permette l’interruzione della gravidanza quando il feto potrebbe sopravvivrebbe ad un parto prematuro.
Capita invece che alcune donne che vogliono disfarsi di un pargolo non desiderato decidano di farlo fuori senza troppe storie. Basta che accampino problemi psichici. E i medici dalla morale povera, ma dal portafoglio rigonfio, eseguono prontamente, con la complicità di una legislazione aberrante.

Nel caso dell’aborto tardivo, l’uccisione avviene così: prima il bimbo viene ucciso in grembo alla madre causandogli un infarto, successivamente viene indotto il parto e poi si butta il tutto nella spazzatura.

Sì, nella spazzatura. Pensavate che gli celebrassero il funerale?

Grazie a medici compiacenti che, forse, hanno dimenticato il giuramento di Ippocrate, donne pienamente capaci di intendere e di volere possono dunque fare quel che fa loro più comodo. Basta pagare.

Nessuno tra i mass media che vanno per la maggiore ha riportato la notizia. Ci mancherebbe Meglio parlare della nuova giacca di Obama o , se proprio vogliamo fare i seri, del pericolo di presunti attentati in Europa. Funziona così l’informazione libera e democratica.

Del resto anni fa, quando un’associazione antiabortista fece affiggere in Svizzera romanda alcuni manifesti che mostravano foto come quella che vedete – ovvero la realtà - fu costretta a ritirarli il giorno dopo. Ecco come si traduce nella pratica di tutti i giorni la libertà di espressione nel mondo civile e progressista in cui abbiamo la fortuna di vivere.

Ecco cosa possono fare in un Paese europeo le donne, dipinte sempre come vittime della società e mai responsabili delle loro scelte.

Dateci i talebani
cg

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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