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Autorità parentale congiunta e Istituto Elvetico

Da: Mattino della domenica, 5.6.11, pag 8, rubrica "Papageno: in nome dei padri" (pagina Mattino in pdf)

Papageno ha raccolto la testimonianza di un padre che ha cercato invano di non mandare il figlio all’Istituto Elvetico.

I fatti. Il padre è separato dalla moglie. I due figli vivono con la madre. L’autorità parentale è congiunta. Nel giugno 2010 il figlio Lino (nome di fantasia) vuole proseguire gli studi di liceo malgrado le insufficienze e scarsa applicazione. In agosto boccia gli esami d’ammissione al liceo cantonale. La madre iscrive il figlio all’Istituto Elvetico, contro il volere del padre. Il padre si rivolge al direttore il 10 luglio 2010 e annulla l’iscrizione del figlio. La madre torna dalle vacanze il 7 settembre. Il figlio Lino inizia a frequentare la scuola privata di via Canonica a Lugano. La retta: 1’000.- franchi al mese. Il padre fa presente al direttore Don Vanoli che la madre non gode dell’autorità parentale esclusiva. Don Vanoli si fa dare i documenti dalla signora madre, documenti che attestano che il figlio vive con la madre e che l’autorità parentale è congiunta. Il padre insiste nella sua richiesta, ma Don Vanoli manda l’incarto al legale dell’Istituto, avvocato Angelo Jelmini, lavandosi le mani. Il padre espone nuovamente al legale le ragioni per cui non ritiene opportuno che il figlio frequenti una scuola privata: la mancanza di attitudini allo studio del figlio, la retta assolutamente fuori dalla portata finanziaria della famiglia, l’illegittimità dell’Istituto Elvetico a dare una prestazione senza la firma di entrambi i genitori.

Il figlio continua a frequentare la scuola privata a Lugano. Il 14 ottobre la madre vuole imporre i suoi capricci a tutti i costi. Dà un mandato ad un legale per “difendere” gli interessi del figlio (contro il padre) e inoltra un’istanza in Pretura per farsi confermare la legittimità dell’iscrizione. Lino continua a frequentare l’Elvetico.

Il 2 dicembre 2010 l’avvocato Jelmini Angelo scrive al padre: All’atto dell’iscrizione di Lino all’Istituto Elvetico la signora (ndr: madre) ha confermato l’impegno ad assumere personalmente il pagamento della retta scolastica. L’Istituto Elvetico non chiede (ndr: mai, a nessuno) documenti di garanzia finanziaria a sostegno di questo impegno, che viene formalizzato sottoscrivendo la domanda d’iscrizione, ove sono precisate le modalità di pagamento della retta (…). La scuola assume il rischio di mancati pagamenti, vigilando ovviamente a tutela dei propri interessi, sul rispetto delle scadenze di pagamento pattuite.

L’avvocato Jelmini era stato informato sulla situazione finanziaria precaria della signora madre e dell’intenzione di far pagare il conto al padre. Nella stessa lettera si legge: … la scuola non ha altra scelta che attendere le decisioni del Giudice, che è stato interpellato e al quale compete procedere con le necessarie valutazioni per risolvere la divergenza sorta tra i genitori .

Con questa presa di posizione l’Istituto Elvetico conferma la propria prassi di non rispettare il diritto e soprattutto il diritto dei padri separati/divorziati di prendere le decisioni che riguardano l’educazione e l’istruzione dei figli. Per l’Istituto le famiglie possono esser distrutte finanziariamente. Poco importa. Lino continua a frequentare l’Elvetico e prende corsi d’indottrinamento religioso contro la volontà del padre.

15 febbraio 2011: audizione presso la Pretura di Don Vanoli, da tre anni direttore dell’Istituto Elvetico. 21 marzo 2011: arriva la sentenza del Pretore il quale non legittimizza l’iscrizione di Lino all’Elvetico. Il 6 aprile 2011 il padre manda una Raccomandata all’avvocato Jelmini Angelo con copia della sentenza e rinnova la richiesta di sospendere il figlio Lino dall’Elvetico. Seguono 6 settimane di silenzio, motivate poi “da un improvviso cumulo di impegni con i quali sono stato confrontato a far tempo dal 10 aprile…”.

Il 27 maggio 2011 arriva una lettera indirizzata al padre e alla madre (!) di Lino. Sorprendente. All’avvocato Angelo Jelmini non interessa più dell’opinione del Pretore che, applicando la legge ha condannato la madre e sconfessato Don Vanoli. Ora l’avvocato scrive: Ritengo pertanto inevitabile che la decisione di far cessare la frequentazione e di ritirare il figlio dall’Elvetico, così come la successiva scelta per lui di un nuovo percorso formativo e o lavorativo debba inevitabilmente essere presa dai genitori congiuntamente.

Adesso che si tratta di spedire a casa lo studente, ecco che la decisione deve esser presa in comune dai genitori, mentre per l’iscrizione bastava la firma della madre. Una vera presa per i fondelli da parte dell’Istituto Elvetico e del suo legale. Una dimostrazione di arroganza stupefacente. Uno più uno fa zero.

5 giugno 2011: Lino continua a frequentare l’Istituto Elvetico.

In sintesi. Per l’Istituto Elvetico l’opinione e il diritto dei padri non hanno rilevanza. Non viene rispettato il diritto ma sembra si badi unicamente agli interessi finanziari dell’Istituto a scapito delle famiglie e dei minorenni, violando i più elementari principi contenuti nel CCS (codice civile) e nel CO (codice delle obbligazioni).

Questa vicenda sta ad illustrare quanta poca stima vi sia per il ruolo del padre-educatore e quanto si voglia delegittimarlo nel contesto sociale. Ma un plauso va al Pretore di Mendrisio Nord per la schietta e limpida sentenza. Non sono un giudice o un avvocato o un Don Vanoli che devono stabilire il destino dei figli, bensì i genitori. Il padre di Lino non ritiene opportuno di finanziare costosi studi al figliolo che ha inanellato una impressionante serie di insufficienze. Per chi ha voglia di studiare vi è la scuola pubblica di cui tutti i cittadini elvetici vanno fieri – dice il padre di Lino.

Papageno mette a disposizione a tutti i soci che subiscono simili abusi la documentazione completa del caso “Lino”. Nel futuro prossimo tutti i padri saranno nuovamente investiti dell’autorità parentale congiunta, separati o divorziati che siano. Per cui, nel nome dei figli, è importante non sottrarsi dalla propria responsabilità di genitore. Il mondo attorno alla famiglia e ai padri è ostile, come insegna il caso di Lino. Poco a poco però anche il legislatore vede che le odierne soluzioni per far crescere le future generazioni non sono più sostenibili. I danni alle giovani generazioni causati dall’odierna prassi del diritto di famiglia sono sotto gli occhi di tutti. Speriamo che si aprano anche quelli della neo Consigliera Federale Simonetta Sommaruga, 51 anni, musicista, sposata, mai divorziata e senza figli.


Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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