
Da: Mattino della domenica, 12.7.15 pag 26, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"
Presso la Casa Santa Elisabetta (CSE) sita in Via Borromini 13 a Lugano, vi è un Punto di Incontro per genitori separati che permette loro di incontrare i figli per il diritto di visita (DV) in forma sorvegliata. La CSE dispone pure di un analogo Punto di Incontro in via Ospedale 4 a Bellinzona. Presso di essi opera del personale formato in scienze sociali ed educative. Questi sorveglianti redigono regolarmente dei rapporti e delle valutazioni su richiesta delle autorità (ad es., preture e autorità regionali di protezione) sullo svolgimento degli incontri tra il genitore non affidatario e i figli. Oggi vi informeremo su quanto accaduto ad un padre e ai suoi accompagnatori.
Diritti di visita presso CSE Lugano
Il padre doveva incontrare le sue tre figlie un 27 dicembre presso il Punto di Incontro di Lugano per decisione dell’allora Commissione tutoria regionale 8 (CTR8). Era accompagnato da due membri del Movimento Papageno e una terza persona che conosceva sia il padre che la madre e le figlie. Ha suonato il campanello della CSE ed è stato accolto con i suoi tre amici da un operatore che li ha accompagnati fino all’ultimo piano della struttura, lasciando che accedessero allo spazio adibito a punto di incontro, aprendo loro la porta-cancello chiusa a chiave risp. tramite l’ascensore. Il padre e i tre amici hanno salutato le bambine e, dopo alcuni minuti, i tre sono scesi al PT e usciti da CSE. Rapporto del personale del Punto di incontro Dopo pochi giorni, il 31 dicembre, il personale del Punto d’incontro trasmetteva alla CTR8 un loro rapporto:
“Poco dopo aver lasciato CSE (ndr: la madre delle tre figlie) ha telefonato avvisandoci di aver incrociato il padre in compagnia di un gruppo di persone. A suo dire era intenzionato ad effettuare una serie di fotografie; la madre chiede a noi di impedire che ciò avvenga. Poiché in quel momento stava uscendo qualcuno dalla nostra struttura, non abbiamo potuto impedire tempestivamente che il padre entrasse con i suoi amici – così li ha definiti – raggiungendoci nei locali adibiti agli incontri. Abbiamo spiegato loro in presenza del padre, che il diritto è un momento d’incontro tra il genitore non affidatario e i figli. L’abbiamo ribadito pure al padre che però ci ha detto che è lui a decidere quando si tratta delle figlie. Dopo averlo avvisato di non scattare foto, ecc., trascorsi cinque minuti gli amici si sono congedati e sono usciti dalla CSE. Il diritto di visita è proseguito, come al solito, tranquillamente. Il papà si è mostrato affettuoso con tutte e tre le figlie e insieme hanno guardato un DVD. (…)Uscito dalla struttura (ndr: il padre) ha ritrovato ad attenderlo le persone con cui è arrivato.” Lo scritto reca due firme: una della responsabile A. Engeler, l’altra di un’operatrice.
Testimonianza di due dei tre amici
Ascoltati a riguardo dinanzi alla CTR8, due amici del padre si esprimevano così: “Il sig. R. spiega che è membro del Movimento Miopapageno e che era presente durante il diritto di visita presso CSE del 27 dicembre. Precisa che a suo avviso il rapporto 31 dicembre di CSE non è totalmente corretto, in particolare quando riferisce di come il padre e i suoi amici sono entrati nella struttura; a questa affermazione si associa anche la signora M. (…) In merito a quanto accaduto il 27 dicembre presso CSE la signora M. spiega che con il signor R. hanno accompagnato il padre per il diritto di visita (…) In seguito hanno citofonato e insieme ad un uomo di CSE (che era consenziente) e il padre, hanno visto le figlie di quest’ultimo e si sono intrattenuti per una decina di minuti; poi sono usciti e si sono ritrovati al di fuori della struttura al termine del diritto di visita del padre. In quei 10 minuti la signora M. e il signor R. hanno constatato che il padre ha un ottimo rapporto con le bambine. Precisano che queste ultime erano anche contente di vederli e li hanno salutati; (… ) che il padre e le figlie si salutavano dicendosi frasi affettuose, facendosi gli auguri a distanza.” La terza persona amica del padre, era assente e non è stata ascoltata dalla CTR8, ma ci conferma la versione di R. e M.
Registrazioni audio/video e testimoni
Parte del rapporto delle operatrici di CSE è risultato fasullo, alterante i fatti e ingannevole. A torto, dava all’autorità giudicante una pessima immagine del padre e dei suoi amici, e alla madre spunti per richiedere la sospensione dei diritti di visita con le figlie. È pertanto comprensibile che i genitori non affidatari siano diffidenti e sfiduciati per la scarsa veridicità dei rapporti degli operatori sociali di CSE. I genitori sono infatti sempre più restii a recarsi in simili “strutture protette”, a causa dell’appurata mancanza di obiettività e imparzialità degli operatori sociali. Sentendosi come pecore in mezzo ai lupi, vorrebbero potersi tutelare, registrando o filmando gli incontri in presenza di persone di loro fiducia. Richieste che ci appaiono più che giustificate.
Contatto:


Comments