Da: Mattino della Domenica, Rubrica Papageno: in nome dei padri", 21.11.10 pag 10 (Pagina Mattino in pdf)
Sin dagli albori della vita sulla terra, nel mondo animale, ogni individuo di sesso femminile una volta compiuto l’atto di fecondazione, si trova coinvolto automaticamente nel processo programmato dalla natura per la continuazione della specie. Dopo la nascita, che la obbliga ad assistere, nutrire, proteggere ed istruire il nuovo nato, la madre sia essa una pulce un coccodrillo o qualsiasi altra specie animale con pochissime eccezioni, si attiva sin dal primo momento di vita dei suoi piccoli per sostenerli fino alla raggiunta indipendenza.
I maschi invece, nella maggior parte di casi, dopo aver portato a termine il compito della fecondazione si disinteressano spesso completamente della futura prole e solo in un numero limitato di specie contribuiscono nel provvedere ai bisogni dei nuovi nati. In genere si limitano a proteggere il gruppo.
Nella specie umana succede quasi la stessa cosa. La donna segue lo stesso istintivo cammino di tutte le altre femmine del creato, l'uomo invece anche se coinvolto emotivamente, in un primo momento resta un po' emarginato da questo connubio madre-bambino e solo con i successivi contatti, con i riconoscimenti reciproci giorno dopo giorno, che anche il nuovo papà prende forma e cresce con il suo piccolo. Fino alla fine degli anni 70, essere un buon padre era una cosa relativamente semplice. Non facile, dico semplice perché comportava impegni ben precisi ma comunque impegnativi, come proteggere dai pericoli, assicurare il sostentamento e l'istruzione, trasmettere a volte il proprio mestiere e naturalmente amarli, mantenendo comunque un certo distacco affettivo apparentemente più di spettanza materna.
Con l'avvento del femminismo, il papà ha dovuto adeguarsi alle nuove circostanze. Il suo atteggiamento si è addolcito, più presente e partecipe alla crescita dei figli, più impegnato nelle attività casalinghe più coinvolto a tutti i livelli nella vita famigliare. Le madri di conseguenza hanno potuto dedicarsi più facilmente alle attività lavorative esterne. Oggi sono i padri gli orgogliosi conducenti delle carrozzine quando passeggiano con il pargoletto. Sono ancora loro a maneggiare pannolini e biberon con la stessa disinvoltura delle loro compagne e ovviamente sono ancora loro a sostenere e proteggere tutta la famiglia a completamento dei loro doveri. Da qui, si può giustamente affermare, che nella nostra società il ruolo dei genitori si è molto equilibrato grazie alla maggior presa di responsabilità da parte dei padri, ai quali va sicuramente un plauso per aver saputo adattarsi a questi rapidi ed importanti cambiamenti in maniera ottimale.
Ma cosa sta facendo per loro la società? Fino a quando la famiglia resta unita si ha l'impressione che ci sia stata un'evoluzione positiva, ma appena sopraggiungono separazioni e divorzi ci si rende conto che le leggi, apparentemente obiettive, vengono invece applicate da tutti i personaggi coinvolti in queste vicende in modo personale e pesantemente discriminatorio verso i padri e per giunta tra l'indifferenza generale, come se fosse la cosa più ovvia e normale del mondo. I loro diritti vengono cosi calpestati trattandoli come cittadini di seconda categoria.
Sfortunatamente per tutti noi, la reazione più comune da parte dei maschi a questa situazione è che sempre meno si impegnano a formare una famiglia. Non vogliono problemi, il matrimonio è visto come una prigione. Si privilegia la convivenza rinunciando spesso alla gioia di diventare padre. Questo è uno dei motivi della scarsa natalità nel nostro paese. Questo, ci porta inevitabilmente ad una lenta ma sicura estinzione. Siamo perciò chiamati tutti a risolvere il problema se vogliamo avere un futuro nostro, ma soprattutto un futuro per i nostri figli. Dobbiamo aiutare i padri!
Voglio rivolgere un appello ai papà presenti e futuri ed anche alle donne che accettino una reale parità di diritti e doveri. Uniamoci! Formiamo un gruppo, una moltitudine più grande possibile. Facciamo come le femministe, impariamo da loro che hanno trasformato la società martellando senza tregua con slogan, appelli e minacce coinvolgendo tutto e tutti mondo politico compreso, riuscendo così a raggiungere quella parità tanto agognata, ma andando ben oltre perché è al potere che mirano.
In Svizzera le associazioni femminili sono centinaia, quelle maschili forse una dozzina. In Ticino la commissione per le pari opportunità è composta per la stragrande maggioranza da donne e non credo abbiano molto a cuore i problemi maschili. Le iniziative a favore della donna sono continue ed incalzanti è perciò corretto sottolineare che più si favorisce un genere più automaticamente si svantaggia l'altro. Il giusto sta nel mezzo, cioè nella vera parità.
PROMATUNIO, Ospite della rubrica "Papageno: in nome dei padri"
Appello ai padri
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