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Malapretura ticinese. Pretura di Mendrisio Sud: palese errata applicazione del diritto. Nuovamente lesa l'immagine della giustizia

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Da: Mattino della domenica, rubrica "papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 6.12.2015, pag 28

 

Malapretura ticinese. Pretura di Mendrisio Sud: palese errata applicazione del diritto. Nuovamente lesa l'immagine della giustizia

 

Nuovamente lesa l’immagine della giustizia

Nell’ambito di una procedura di di­vorzio tra due genitori, il pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud avv Enrico Pusterla ha disposto una curatela di rappresentanza a favore dei figli minorenni della coppia, af­fidando il mandato ad un avvocato della regione. Successivamente, il pretore, assistito dal segretario asses­sore avv. Matteo Salvadé, ha emesso una decisione con cui ha tassato e approvato la nota professionale del curatore di rappresentanza ammon­tante a complessivi 12'403.- fr, sta­bilendo che i costi di gestione della misura tutoria dovevano essere anti­cipati dalla autorità di protezione. Quest’ultima ha inoltrato reclamo al tribunale di appello contro questa decisione, contestando di dover an­ticipare alcunché, visto che le spese e l’onorario di una curatela di rap­presentanza rientrano fra le spese processuali della causa fra i genitori, e che spetta semmai al Cantone an­ticiparle come in un regime di assi­stenza giudiziaria.

ARP fa annullare la decisione del pretore avv Enrico Pusterla

Il tribunale di appello, nella sua sen­tenza scrive che dalla decisione im­pugnata del pretore avv Pusterla “non si evince perché (…) il pretore abbia considerato la remunerazione da lui fissata in 12'403.- fr alla stre­gua di ‘costi di gestione della misura tutoria’. (…) L’obbligo di anticipo posto a carico della reclamante (ndr: l’ARP) da parte del primo giu­dice (ndr: Pretore Mendrisio Sud) va quindi ricondotto ad una palese er­rata applicazione del diritto. Il re­clamo merita quindi accoglimento.”

I costi di gestione della misura tuto­ria sono quindi stati posti a carico dello Stato del Cantone Ticino e non dell’Autorità di protezione, come a torto deciso dal pretore.

Spese processuali a carico dello Stato e quindi dei cittadini

Le spese processuali della sentenza di appello di cui sopra, non sono state causate né dalle parti né da terzi, ma solo dalla “palese errata ap­plicazione del diritto” del pretore avv Pusterla. Per questo motivo e per motivi di equità, il tribunale di appello le ha poste a carico dello Stato, secondo l’art. 107 cpv 2 CPC (Codice di procedura civile svizzero) che prevede che “Per motivi d'equità, le spese processuali non causate né da una parte né da terzi possono essere poste a carico del Cantone.”

Gran Consiglieri: urge un cambiamento della legge sulla responsabilità dei magistrati!

Sono infatti sempre più frequenti i casi in cui le autorità agiscono a danno di chi devono invece tutelare facendo errori grossolani che ledono gravemente l’immagine della giusti­zia che rappresentano. Il silenzio dell’Ispettorato di vigilanza della Camera di Protezione e del Consi­glio della Magistratura, che dovreb­bero vigilare e agire d’ufficio, è assordante. La qualità della profes­sionalità degli addetti di prima istanza (ARP, Preture e Ministero pubblico) lascia sempre più a desi­derare e i ricorsi aumentano espo­nenzialmente al punto che le istanze superiori sono intasate da rendersi necessaria un’attesa di 3 anni per una sentenza. La soluzione? Rendere responsabili gli addetti ai lavori. Se­condo la legge cantonale sulla re­sponsabilità civile dello Stato (LResp), solo una grave violazione di un dovere primordiale della fun­zione degli agenti, dei funzionari o dei magistrati può fondare una re­sponsabilità dello Stato. Nell’eserci­zio dei doveri giudiziari l’illiceità è data unicamente nel caso di gravi violazioni di doveri d’ufficio: in con­creto rarissime poiché la giurispru­denza non reputa tali le decisioni infondate, sbagliate o persino arbi­trarie ai sensi dell’articolo 9 della Costituzione federale. Questo è inac­cettabile! Bisogna ripensare e revi­sionare con urgenza la LResp. Non solo lo Stato ma soprattutto coloro che amministrano la Giustizia de­vono essere chiamati a rispondere per il loro operato negligente che, oltre a mettere in cattiva luce l’auto­rità e la Giustizia stesse, creano al­larme sociale. Tutti gli attori dell’autorità giudiziaria e ammini­strativa devono passare alla cassa (finanche essere rimossi dal loro in­carico): non deve pagare solo lo Stato e per esso sempre i cittadini. In tal modo la qualità della “giustizia” migliorerà: i ricorsi e i costi a carico della collettività diminuiranno e i cit­tadini saranno infine soddisfatti della Giustizia ticinese, al contrario di oggi. Il Ticino merita una Giustizia degna di questo nome.

ARP, Preture o Tribunale di famiglia?

Il caso su esposto, dimostra tra l’al­tro che le preture non garantiscono a priori una meno peggiore qualità delle ARP. Infatti, ciò che conta è che questi posti di grande responsa­bilità non siano più occupati da “pro­fessionisti” incompetenti. Servono inoltre incisivi e puntuali interventi d’ufficio da parte degli organi di vi­gilanza preposti affinché ai cittadini sia garantita una magistratura che operi con sufficiente qualità, compe­tenza ed efficacia. Ciò non è ancora il caso a livello di preture e ARP.

Contatto: Movimento Papageno, cp 1827, 6830 Chiasso, ccp 65-103037-1

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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