Una nuova tipologia di soggetti “deboli” è prodotta ed incrementata sistematicamente dall’attuale giurisprudenza. Essa si fonda sulla prassi del “genitore affidatario”, sulla logica giuridica del contenzioso e della mancata separazione fra ruoli coniugali e ruoli genitoriali. Garantire con la separazione dei genitori (normalmente già drammatica di per sé) l’obbligo di dover anche perdere un genitore, è l’alto prezzo che la giurisprudenza, contro ogni evidenza scientifica a sostegno dell’affido paritetico il più possibile condiviso (Bigenitorialità), vuol far pagare ai figli.
L’impostazione prevalente è ancora oggi quella dell’affido esclusivo ad un genitore (la madre) accompagnata dalla esclusione “standard” dell’altro (il padre).
All’opposto di quel che impone la giurisprudenza, noi ci battiamo per il principio della Bigenitorialità.
In base a questo principio un figlio ha sempre e comunque la legittima aspirazione, il diritto naturale, a tenere saldo un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche nel caso in cui questi si separino o divorzino.
Tale diritto si fonda sul fatto che essere genitori è un impegno che si prende nei confronti dei figli e non dell'altro genitore, per cui esso non può e non deve essere condizionato da un'eventuale separazione.
La pratica giuridica consolidata, che impone ai figli un solo genitore, si oppone tanto al diritto, quanto al dovere di essere e di fare il genitore. Infatti, in caso di separazione i figli sono affidati a un solo genitore con affido esclusivo (in maniera schiacciante alla madre).
Al di là dei discorsi di carattere ideologico o sessista, esiste un’evidenza scientifica dei benefici apportati ai figli dalla Bigenitorialità ed è dimostrato il danno della monogenitorialità, la nocività della prassi “standard” del tempo di coabitazione con un genitore escluso.
La correttezza e l’utilità dell’affidamento condiviso con tempi e responsabilità il più possibile paritetici (Bigenitorialità), avverabile se infine si impedisse ai genitori di stabilirsi a centinaia di chilometri l’uno dall’altro (come da anni avviene in Francia dove il raggio entro il quale i genitori separati devono rimanere è quello medio dei comuni francesi di 20 km), si è visto che riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, migliora lo sviluppo cognitivo dei minori coinvolti nelle separazioni, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile. Quello che l’attuale giurisprudenza nei casi di separazione e divorzio produce è di fatto il “male dei minori”, la lotta per l’affidamento e tutti i diritti che con l’affidamento dei figli s’acquisiscono, a suon di perizie e controperizie, istanze e contro istanze, lunghi ed onerosi procedimenti legali i quali, nella stragrande maggioranza dei casi, risultano già decisi in partenza.
R. Flamminii, educatore SUPSI.


Comments