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Parole che mi accompagnano

Rosetta Teodori-Ambrosini, assistente Sociale di Mendrisio, donna dai facili internamenti quando decide di fare i suoi interventi disgregativi presso le famiglie, qualche anno fa ha pubblicato un editoriale che potete leggere qui sotto.

Nella rubrica "Casi reali e interventi" potete leggere in merito al suo operato in alcune casistiche concernenti nostri membri.

Come dice il detto: "Il rumore dei tuoi atti mi impedisce di udire la tue parole" o meglio direi "di credere a quanto scrivi"... Giudicate da voi stessi e scriveteci i vostri preziosi commenti. 

Articolo pubblicato:

Parole che mi accompagnano

Rosetta Teodori Ambrosini 

assistente sociale 

"La famiglia dell'infanzia è unica, immobile nel tempo e nello spazio, mitica. Quella dell'età di latenza è una famiglia tra le altre, ha un valore relativo, un passato, un futuro, una storia. La prima rimane conservata per sempre nella fissità dell'inconscio, la seconda si trasforma con l'esperienza e si modifica con i ricordi."



Silvia Vegetti Finzi "Il romanzo della famiglia"





È alle parole di Vegetti Finzi che penso quando nel mio lavoro di assistente sociale mi si chiede di valutare se un determinato bambino può rimanere nel suo contesto familiare o se per lui è meglio trovare altri luoghi e affetti che gli permetteranno di avere parametri più sani e costruttivi per la sua vita, il suo futuro ed in definitiva anche per il nostro, inteso come società complessiva fatta di cittadini più equilibrati e maturi.



Queste parole mi hanno molto colpito perché toccano anche la nostra storia, il modo di concepire la nostra idea di famiglia, di luogo dove sentirci bene in pace con noi stessi.



Intravedere quindi l'allontanamento di un bambino dalla sua famiglia, dalle persone alle quali potenzialmente avrebbe il diritto di chiedere tutto, affetti, sicurezza, sogni è una responsabilità enorme che gli segnerà il futuro in modo indelebile. D'altra parte se la famiglia dell'infanzia lascia così forte il segno e questo segno arrischia di essere fatto solo di vissuti devastanti bisogna pure che si intervenga, che si ricorra a soluzioni temporanee e non, che permettano di arginare l'arginabile, di arginare quei buchi neri tanto difficili da cancellare poi dalla storia individuale.



Dare un'opportunità di crescita e di avvicinamento affettivo ad altri modelli più sani e rassicuranti però non è privo di rischi, nella crescita aumentano gli interrogativi su chi si è, sul perché è capitato a noi di non avere diritto di "cittadinanza" in casa propria, ecc. e forse è impossibile darsi spiegazioni valide e rassicuranti che permettano comunque di mettere insieme in modo armonico il "puzzle" degli affetti acquisiti e mancati, delle persone che abbiamo avuto intorno e che ci hanno fatto crescere.



Ogni bambino che incontro nel mio cammino professionale ha una storia a sé e, pur nella consapevolezza di quanto detto sopra, trovare soluzioni idonee per la sua vita è una grande sfida, una sfida che a volte sento più grande di me.

 

 

 

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