Da: CdT 18.3.11 pag 59 Lettere & Opinioni
■ In una società in preda a profondi cambiamenti di valori, anche la famiglia sta attraversando una storica crisi. Il vincolo matrimoniale era divino (l'uomo non divida ciò che Dio ha unito), ossia era retto da strutture e ruoli ben precisi.
Oggi la famiglia è un puzzle disordinato e casua le di persone, un po' come un pezzo del marmo di Arzo. Fondamentalmente sono venute a mancare le gerarchie.
Per incominciare la figura del capofamiglia è stata abolita (1988). Ma non sostituta. In famiglia tutti sono uguali, come tutti so no uguali davanti alla legge: uomini, donne, bambini.
Abbiamo creato uffici am ministrativi in difesa della parità. A Berna quell'ufficio è occupato da 17 donne e 3 maschi: l'uomo come nemico storico della donna.
Si dà il caso che malgrado i nostri 300 anni di democrazia non siamo ancora riusciti a far sì che due persone creino una maggioranza: l'unanimità è richiesta. Appena marito e moglie hanno divergenze d'opinione, ecco spuntare il terzo che eserciterà il suo libero arbitrio sui litiganti e genererà i veri problemi che ogni famiglia divorziata conosce: figli allontanati, madre tutto fare e padre emarginato, buono solo ad alimentare gli altri membri della ex famiglia, oramai lontana dalla sua realtà sociale ed affettiva. Nel giorno di San Giuseppe vogliamo ricordare come il padre di Cristo, a pochi giorni dalla nascita del divino infante, decise di cambiar domicilio prendendosi dietro Maria con il bebè senza chiedere il loro parere e tanto meno a quello di un giudice. Che tempi! Oggi ci vuole il consenso della dolce metà e a volte anche quello dei figli armati di avvocati, visto che anche loro hanno diritti. In sostanza la famiglia non può esser gestita democraticamente visto che per formare una maggioranza due non bastano. Tuttavia la soluzione c'è ma non si dice.
La donna gode di un potentissimo diritto di veto. Riesce anche a imbrigliare l'apparato giurdico del Paese. Non per niente il record in Ticino per divorziare è di 24 anni (Pretura di Mendriso sud). Ciò non dovrebbe sorprendere dato che viviamo in una società di individualisti, edonisti, egoisti in cui ognuno fa i propri interessi. I concetti di dovere, solidarietà, responsabilità, sono anacronistici. Abbiamo tutti diritti, solo diritti, nient'altro che diritti. E così abbiamo aperto la porta al diritto, quello dello Stato che, come uno tsunami, entra nelle famiglie spalmando l'uguaglianza su tutto e tutti. Abbiamo diritto al paradosso e guai se non vogliamo adeguarci.
Adriano Heitmann, Stabio


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