Mozione a tutela dei loro diritti giace imboscata da due anni e quattro mesi in qualche cassetto di Palazzo delle Orsoline.
Come sempre in questo Cantone il concetto di priorità è – il meno che
si possa dire – opinabile!
Capita infatti che mozioni alle quali il governo è tenuto per legge a
dare una risposta
(tramite messaggio) entro sei mesi (art 101 Legge sul
GC e sui rapporti con il CdS), rimangano invece ferme per anni! Il che,
se si trattasse di temi di poco conto o di interesse limitato non
sarebbe un dramma. Ma non si può invece accettarlo quando a venire
rimandata alle calende greche è l’analisi di un problema concreto,
reale, urgente. Un problema che tocca un numero crescente di persone e
che costituisce una delle principali
fonti di disagio economico e
sociale.
Ci riferiamo alla questione dei padri separati, categoria sempre più
numerosa e spesso messa in difficoltà da una legislazione non adatta
alla realtà. Da una legislazione che parte dal presupposto che, in una
separazione, la parte più “debole” sia sempre la donna, il che non è
necessariamente vero.
Cause di divorzio che si trascinano per anni (magari perché la
controparte può fare capo al gratuito patrocinio, che poi non è tanto
“gratuito” dal momento che a pagare è… pantalone, ovvero il contribuente
ticinese); situazioni conflittuali in conseguenza delle quali il
genitore affidatario (nella maggioranza dei casi: la madre) ostacola o
addirittura impedisce il rapporto dei figli con l’altro genitore senza
che quest’ultimo possa far valere i propri diritti, e ciò a tutto danno
dei figli medesimi; sistematica diffamazione del padre agli occhi dei
figli; alimenti calcolati sulla base delle famose tabelle di Zurigo che
non rispecchiano i redditi e il costo della vita in Ticino; e così via.
I problemi cui può andare incontro un padre a seguito di una separazione possono essere molto pesanti. Le conseguenze, deleterie. Come se ne occupa l’ente pubblico? Il Cantone ha solo un ufficio per la condizione femminile, la cui utilità ed efficacia è peraltro ancora tutta da dimostrare (tant’è che come misura di risparmio se ne era pure ipotizzato lo smantellamento, proposta sostenuta anche da alcune deputate donne). In effetti, l'Ufficio per la condizione femminile (fra l'altro diretto guarda caso da una radicale sempre in prima fila ai Congressi del partitone) se non proprio inutile è superato. Infatti da anni assistiamo ad un processo che ha solidamente migliorato la condizione femminile nell'ambito delle pari opportunità, ma soprattutto nella tutela della donna nelle normative di diritto di famiglia.
Ebbene, con una mozione presentata nel dicembre del 2007, chiedevamo di
creare, al posto dell’obsoleto ufficio per la condizione femminile, una
figura istituzionale che si occupasse non solo di questioni riguardanti
le donne, ma anche di altri temi tra cui la tutela dei diritti dei padri
in caso di divorzio, al fine di prevenire abusi da parte dell’ex
coniuge (e dei suoi avvocati).
Come detto, a questa figura di “ombudsman” il lavoro non mancherebbe di
sicuro.
E nessuno può negare che il problema sollevato sia reale ed
urgente. Ciononostante, in due anni e quattro mesi, il Consiglio di
Stato non ha ancora trovato il tempo (?) di occuparsi della mozione
citata. Come se si parlasse di rospi albini o di farfalle nane, e non di
problemi che condizionano gravemente l’esistenza di migliaia di
ticinesi!
Forse che i padri separati sono, agli occhi del Consiglio di Stato,
cittadini di serie B? Quanto bisognerà aspettare prima che il governo si
degni di pronunciarsi su una mozione che data del dicembre del 2007?
Lorenzo Quadri
Donatello Poggi
Norman Gobbi
Deputati in Gran Consiglio


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