|
Si cercano nuovi volontari e si fa un appello ai pensionati
Vent'anni fa parlarne era ancora difficile. Per sollevare il velo dell'omertà che copriva i maltrattamenti e gli abusi sui minori ci voleva del coraggio. Allora, come ricorda Federico Mari, coordinatore di Telefono Sos Infanzia, nessuno o quasi osava affrontare l'argomento. Oggi, due decenni dopo, il tabù è caduto, dentro e fuori la famiglia. Ma il problema è rimasto. Si è solo trasformato negli anni. Se, insomma, l'accresciuta sensibilità sociale ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora; a non essere cambiati, annota Mari, sono certi adulti. Così l'Associazione, nata giusto quattro lustri orsono a Chiasso, non ha mai smesso di mettersi all'ascolto di chi cerca aiuto o denuncia un disagio. Che l'Sos corra lungo il filo del telefono o navighi nel web.
« Il malessere - ribadisce il coordinatore di Sos Infanzia - è lo stesso, oggi come ieri. Come non è mutata la sofferenza delle vittime o la loro età - nella maggior parte dei casi i bambini hanno tra i 4 e i 12 anni -. I numeri quindi si ripetono. Ad essersi modificato, dal nostro osservatorio, è il tipo di maltrattamento, che si manifesta con modalità diverse: ora a prevalere sulle violenze fisiche e sessuali, comunque presenti, è l'abuso psicologico, la trascuratezza e il disinteresse per i figli. Anche il divorzio, capita, diventa un motivo per usare i bambini come armi o merce di scambio. E a loro volta anche i ragazzi usano un altro linguaggio, anche più violento e drammatico, per esternare il loro disagio. Ricorrendo pure all'uso di droghe e alcol ».
Nel 2008 il Telefono Sos Infanzia, attivo 24 ore su 24 grazie alle sue tre antenne di Chiasso, Lugano e Bellinzona (raggiungidisponibili ai numeri 091/682.33.33, 091/971.88.88 e 091/826.11.11), ha raccolto 52 segnalazioni di casi di maltrattamento. Casi nella media degli ultimi 5 anni e trasmessi alle autorità competenti. A dare speranza, come emerge dalle statistiche, è la maggiore attenzione della famiglia. « All'inizio - spiega Mari - i campanelli di allarme ci arrivavano soprattutto da persone esterne (penso ai vicini di casa) alla cerchia parentale, dove per lo più si consumano gli abusi, che rimaneva lontana dal problema. Nel tempo sono invece aumentate le chiamate provenienti da chi vive all'interno della famiglia o è legato ad essa ». Un'‘apertura' testimoniata anche dai dati dell'anno scorso: nella gran parte dei casi il segnalatore è stato un familiare o un parente.
E nel suo piccolo Sos Infanzia sente di aver dato un contributo all'informazione e alla preven- zione, anche attraverso le proprie pubblicazioni: l'Associazione vanta infatti una ricca bibliografia. « Non ci siamo messi - annota ancora il coordinatore - solo alla ricerca dei ‘cattivi'. Ecco perché, al di là dei passi compiuti in questi anni sul piano del servizio pubblico, l'Associazione ha ancora ragione di esistere ».
Non solo: dieci anni fa Sos Infanzia ha aperto un nuovo canabili le di comunicazione su internet, realizzando un sito - http://www.adonet.org/ - e mettendosi a caccia di portali pedopornografici. Solo nel 2008 le denunce giunte al gruppo di volontari sono state 1'500. E in testa alla classifica delle aree del mondo si trovano Russia, Asia e Sudamerica.
Si tratta di un'attività, come ribadisce Mari, portata avanti collaborando con Scoci, il Servizio nazionale di coordinazione per la lotta contro la criminalità su internet, e tenendo i contatti con una ventina di Polizie in tutto il globo. « In alcuni casi è un mondo sommerso, che ci sta sfuggendo di mano. Che fare? Andare oltre le tavole rotonde o il coprifuoco per i minorenni: se ne abbiamo bisogno significa che non è solo un problema della famiglia, anche il cittadino ha perso contatto con il suo territorio ». D.C.
|
Comments