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Sotto accusa due genitori per una mutilazione genitale effettuata in Svizzera

Da: La regione, 12.06.08, pag 6

Escissioni a processo
Sotto accusa due genitori per una mutilazione genitale effettuata in Svizzera


Friburgo - Il 26 giugno si terrà a Zurigo il primo processo per un caso di mutilazione genitale effet­tuato in Svizzera. Due genitori somali sono accu­sati di lesioni gravi per aver sottoposto la figlia al­l'escissione. Il processo - ha indicato ieri il procu­ratore Michael Scherrer - si terrà a porte chiuse. I fatti risalgono al 1996. I due genitori somali avevano sottoposto la figlia di due anni all'opera­zione al loro domicilio, nell'Oberland zurighese. Un medico ha constatato il fatto lo scorso settem­bre durante una visita alla ragazza ormai tredi­cenne e ha informato le autorità tutorie, che han­no sporto denuncia.
I due genitori, entrambi 45enni, sono stati arre­stati il 22 ottobre e sono stati rilasciati dal carcere preventivo in novembre, dopo aver confessato l'ac­caduto. Attualmente, i genitori e la figlia vivono sotto lo stesso tetto. A causa del lungo tempo tra­scorso, le ricerche volte a individuare la persona, di origine somala, che ha effettuato l'operazione non hanno dato alcun esito.
Ma i processi relativi a mutilazioni genitali non finiscono qui: la magistratura friburghese ha in­flitto sei mesi di prigione con la condizionale di due anni alla sorellastra di una 13enne vittima di escissione. L'imputata è stata riconosciuta colpe­vole di violazione del dovere d'assistenza o educa­zione nei confronti della ragazzina che vive nel canton Friburgo.
Lo ha annunciato ieri ai media la giudice istrut­trice Yvonne Gendre, precisando che la mutilazio­ne genitale della giovane, giunta in Svizzera al­l'età di tre anni, è stata effettuata in Somalia, suo Paese d'origine. Dato che nel Paese africano ciò non è punibile penalmente, la sorellastra non è stata condannata per lesioni personali gravi.
In Svizzera la sorellastra ha cercato di crescere la bambina in base alle regole tradizionali del Pae­se d'origine. Poiché ciò non è stato possibile, ha riaffidato la bambina alla madre in Somalia, dove è stata effettuata la mutilazione genitale in cattive condizioni igieniche.
In base a uno studio presentato ieri, i casi di mutilazioni di questo genere sarebbero attual­mente quattro a Friburgo. A livello svizzero, il nu­mero delle donne escisse o minacciate di esserlo è stimato fra 6 e 7 mila.
Un altro caso è emerso a Ginevra, dove il procu­ratore generale Daniel Zappelli ha annunciato ieri l'apertura di un'indagine in seguito alla de­nuncia presentata da una donna, madre di due ra­gazze che sarebbero state escisse in Malesia, dove hanno vissuto per più di dieci anni dopo essere state rapite dal padre. È poco probabile che l'uo­mo, uno svizzero convertito all'Islam, venga accu­sato di violazione del dovere d'assistenza o d'edu­cazione, precisa il giudice incaricato dell'indagi­ne. Al momento in cui le bimbe hanno subìto la mutilazione, l'uomo si trovava in carcere.
Secondo l'Unicef, il codice penale svizzero do­vrebbe proibire esplicitamente il ricorso alle mu­tilazioni genitali, cosa che faciliterebbe conside­revolmente la prevenzione e l'abolizione di tali usanze. L'Austria, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia, il Belgio e la Spagna vietano tali pratiche. Attualmente, ai sensi del codice penale svizze­ro, l'escissione e l'infibulazione sono lesioni gra­vi, con pene che possono arrivare fino a dieci anni di reclusione. Secondo una perizia giuridica del­l'Università di Friburgo, invece, l'incisione e altre pratiche di mutilazione sono considerate solo le­sioni semplici. ATS/RED




KEYSTONE
Una pratica disumana, dolorosa e a volte mortale
 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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