Da: Il Caffé, 14.10.2007, pagina 10
Viaggio del Caffè tra le decine di coppie in guerra per riavere i bimbi portati all’estero
Ogni mese sette minori sono rapiti da un genitore
E Berna vuole snellire il rientro di ‘figli contesi’
PATRIZIA GUENZI
LUGANO -
Quando la coppia scoppia e ci sono figli di mezzo la situazione
precipita. Se poi uno dei due partner è straniero e si porta all’estero
la prole i guai si fanno seri: l’anno scorso la Svizzera è stata
crocevia di ben 86 rapimenti da parte di un genitore, che si sono
aggiunti a quelli già sul tavolo del Dipartimento federale di giustizia
a Berna. Totale 179 i minori tuttora introvabili. Sette casi al mese.
Quasi due a settimana. Troppo. Come testimoniano le lettere che
regolarmente giungono in redazione. Anche Berna ha deciso di reagire
snellendo le procedure di ritorno dei minori in Svizzera. Eventualmente
coinvolgendo un’unica istanza giudiziaria.
Sono 56 le richieste della Svizzera all’estero, tra domande di
rimpatrio e dell’esercizio negato del diritto di visita. Un dramma che
riguarda 118 minori.
Quattro i dossier aperti in Ticino: due dalla Svizzera all’estero.
Dietro le quinte casi umani drammatici. Come la storia di Marco e
Lucia. Seppur con due tribunali dalla sua, Marco un 45enne macedone
tornato quindici giorni fa in Ticino per riprendersi i
figli, è finito all’ospedale dopo una rissa con i parenti dell’ex
compagna Lucia (vedi riquadro). E sono tanti i drammi familiari che si
trascinano per anni a suon di denunce. Anche se il portavoce
dell’Ufficio federale di giustizia, David Urwy-ler, porta una ventata
di ottimismo: “La durata media di ogni caso è inferiore ai dodici mesi.
Ogni anno ne risolviamo un’ottantina”.
Questo in teoria, ma è da tre anni irrisolta la vicenda Hunkeler-Bianchi: dal 2004 madre e figlio (affidato
al padre
italiano) sono introvabili, sul capo della donna pende un mandato di
cattura internazionale. Se ne occupa la polizia di Lucerna. Berna, in
questo caso, ha le armi spuntate. Si limita a tenere aperto il dossier.
Tra vittime e norme infrante il torto spesso sta da una parte: “Nella
maggioranza dei casi i minori sono rapiti dalla madre (68%)”, commenta
Urwyler. Pure nel diritto di visita sono sempre le madri, nell’80 per
cento dei casi, a negarlo.
In
testa ai Paesi coinvolti nei rapimenti ci sono gli Stati Uniti, con 10
casi; seguono Francia (7), Italia (6), Serbia (6) e Portogallo (4).
Dalla Germania (7), Francia (6), Portogallo (3) e Canada (2), invece,
le domande pervenute alla Confederazione. Ma non sempre i
due “contendenti” vivono a migliaia di chilometri l’uno dall’altro.
Come la vicenda di Luisa, tre figlie affidate a lei - raccontata dal
Caffè due anni fa - , che si snoda ad un tiro di schioppo dal confine
svizzero. Tra Chiasso e Como. Qui risiede l’ex marito che due anni fa
s’è preso le figlie, oggi tornate con la madre, e che non si dà per
vinto. E l’odissea prosegue… Come per Giovanna Guareschi, di Cademario.
Da un anno si batte in un ginepraio di denunce e indagini per riavere
suo figlio Alessandro, tre anni, affidatole dalle autorità svizzere, ma
ora nelle mani del padre
in Italia. “Solitamente con i paesi confinanti abbiamo buoni rapporti e
i casi si risolvono in breve tempo”, commenta Urwyler. Più complicati,
invece, i recuperi nei Paesi Arabi, in diverse nazioni del Sudamerica,
Africa, Turchia e Serbia dove, spesso, non esistono convenzioni.
73
Paesi, oltre la Svizzera, hanno convenzioni sul rapimento
Drammi familiari
Tra le pieghe di ogni separazione il dramma dei figli contesi


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