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LUGANO -
Nella sua casa di Cademario, la villa dove soggiornò anche suo nonno,
lo scrittore Giovannino Guareschi, famoso per la saga di don Camillo e
Peppone, gira e rigira in mano una foto di Alessandro (3 anni), la sua
voce è rotta dalla stanchezza, da mesi di accuse infamanti, incontri
sorvegliati, battaglie legali tra una madre svizzera e un padre
italiano: “Questo incubo va avanti da un anno. Ora il tribunale di
Bologna ha deciso che mio figlio non lo vedo più. Mi accusano di
maltrattamenti, senza produrre prove e negano al mio avvocato l’accesso
alle carte. Anche Berna fa pressioni su Roma, ma non si muove nulla”.
È disperata Giovanna Guareschi. Docente di inglese a Lugano, da un anno
si batte per riavere suo figlio, affidatole dalle autorità svizzere:
“Sono pronta a tutto. Anche incatenarmi davanti al tribunale”.
Una storia di sofferenza, di una coppia non sposata, un padre
, una madre e il loro figlio Alex, affidato alla madre e cresciuto
denunce incrociate: tutto inizia l’11 giugno dello scorso anno con un
colpo di scena. Approfittando di un diritto di visita in Italia, il padre
trattiene Alex a Parma, accusa la madre di maltrattamento, e il
Tribunale dei minori di Bologna apre un’inchiesta. Graffi ed ematomi
sul bimbo erano già stati vagliati e archiviati sia dal magistrato
ticinese Luca Maghetti, sia dall’Ufficio federale di giustizia, sia
dalla commissione tutoria di Agno. Tutta documentazione fornita ai
giudici di Bologna che stanno indagando di nuovo sulle stesse accuse.
Una vicenda che peggiora di mese in mese. Dopo un anno di visite
sorvegliate, vengono sospese del tutto da metà giugno. “Nell’ultimo
anno ho visto mio figlio per circa 22 ore”, dice Guareschi che si sente
trattata peggio di una criminale: “Nemmeno la Franzoni, nemmeno le
madri drogate sono private del legame con i figli” conclude la madre,
che promette battaglia.
s.c.
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