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Rimpatrio forzato bambini il giorno dopo

Rimpatrio dei bimbi Ancora polemiche
Fa discutere il ritorno in patria dei due fratelli ma­cedoni contesi dai genitori

 Non si placano le polemiche dopo l’operazione che ha fatto di­scutere non tanto per la sua vali­dità giuridica, quanto per la mo­dalità dell’intervento. Coinvolti i due fratellini di 13 e 5 anni, con­tesi tra la madre del Kosovo – che li aveva rapiti due anni fa – e il pa­dre macedone che ha avuto dei precedenti penali in Ticino.

Un aereo carico di dolore
Fa discutere il rimpatrio dei due bimbi macedoni


Non si placano le polemiche il giorno dopo il rimpatrio forzato dei due fratelli contesi tra la madre del Kosovo – che li aveva rapiti due anni fa–eil padre macedone, che ha precedenti penali del tempo in cui risiedeva in Ticino

 Quell’aereo per Skopje, capi­tale della Macedonia, ha traspor­tato con sé un bel carico di dolo­re, racchiuso nei piccoli cuori dei due fratellini, di 13 e 5 anni, rim­patriati giovedì in fretta e furia e riaffidati al padre. Un’operazio­ne che ha fatto discutere non tan­to per la sua validità giuridica (contestata peraltro dai legali del­la madre rimasta in Ticino)quan­to per le modalità dell’intervento. E sulla vicenda il deputato PPD Luca Pagani ha inoltrato un’in­terrogazione al Consiglio di Stato perché chiarisca quadro giuridi­co, valutazioni e cautele eventual­mente adottate. Avremmo voluto saperne di più ma le bocche di alcuni protago­nisti – come il delegato per l’aiu­to alle vittime Roberto Sandrinel­li, che era sull’aereo – sono rima­ste rigorosamente cucite. Com­prensibile: l’episodio non dev’es­sere stato di facile digestione an­che per chi queste vicende le vive «per mestiere».
Intanto continua la battaglia le­gale. L’avvocato Paola Masoni la­mentava ieri pomeriggio che «la madre non ha avuto notizie dal­le autorità. Tramite parenti ab­biamo saputo che i bambini stan­no piuttosto male. Ora faremo le dovute richieste e contiamo che le autorità che hanno fatto que­sta operazione garantiscano an­che alla madre il diritto di visita. Io poi sto sempre cercando di ot­tenere il documento, l’ordine di esecuzione del rimpatrio, per sa­pere quale autorità lo ha preso. Qualcuno deve assumersene le responsabilità».
Si è fatto avanti anche il legale del padre, avvocato Patrizia Casoni Delcò, che contesta come «asso­lutamente inveritiere» le informa­zioni rilasciate dalla madre, ricor­dando che lei aveva rapito i figli portandoli in Svizzera e che in se­guito, a fronte di richieste del pa­dre di visitare i figli e di tentativi di conciliazione ostacolati dalla famiglia (fino alla violenta aggres­sione in presenza di una funzio­naria federale), aveva cercato di «cancellare completamente la fi­gura paterna». «Alla madre – con­tinua – è stata pure offerta la pos­sibilità di rientrare in Macedonia con i figli ma si è rifiutata. Il pa­dre, con l’aiuto dell’ Ufficio fede­rale, non impedirà la relazione personale della madre con i figli». Ricordiamo che il padre, Kenan Seadini, soprannominato «Wil­lie », era balzato agli onori delle cronache ticinesi nel 1992 quan­do – mentre risiedeva a Lugano dove aveva fatto il cameriere – era stato arrestato a Campione d’ Ita­lia mentre stava per vendere quattro pistole comprate in Sviz­zera a un rappresentante della n’ drangheta (la mafia calabrese)in cambio di dollari falsi. In seguito a questo era stato condannato ed espulso. Da notare che la polizia svizzera aveva collaborato attiva­mente alle indagini. cl.m.

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IL PARERE DELLO PSICOLOGO
È stato dimenticato il benessere dei minori

 Come avranno vissuto i due bambini il loro improvviso «viag­gio » verso una realtà e una fami­glia lontana e forse dimenticata? E quali conseguenze potrebbero esserci per loro sul piano psico­logico da questo conflitto tra ge­nitori del quale sono certamen­te le prime vittime?
Per saperne di più ci siamo rivol­ti a uno psicologo specializzato che, data la delicatezza dell’argo­mento giuridicamente ancora aperto, ha chiesto di poter man­tenere l’anonimato.
«Sicuramente – ci dice – i bam­bini hanno vissuto già nel pri­mo caso, il “rapimento” da par­te della madre, dei piccoli trau­mi psicologici che possono la­sciare tracce come sogni ricor­renti, incubi, irrequietezza. Do­po due anni avevano probabil­mente superato questo aspetto, si erano adattati alla nuova re­altà ed ecco che adesso vengono nuovamente sradi­cati. Il rischio per loro è di entrare in un sistema di insi­curezza dal punto di vista psico-affet­tivo, cioè di non at­taccarsi più a nes­suno perché c’è la possibilità di abbandono».
Una possibilità che è diventata re­altà.
« Appunto. L’abbandono è già normalmente presente nella fan­tasia dei bambini, adesso è en­trato nella loro realtà. E il grosso pericolo è confondere il mondo inconscio, onirico, con la realtà. Facciamo l’esempio di un bam­bino in periodo «edipico» (ovve­ro di amore per il genitore di ses­so opposto e rivalità con quello del proprio sesso):proprio a quel momento i genito­ri si separano. E lui o lei che aveva de­siderato inconscia­mente di stare da solo con un geni­tore ora lo vive, ma in modo traumati­co! Penso alla bim­ba, che è stata qui dai 3 ai 5 anni:spe­riamo che la mamma le abbia parlato bene del padre, perché al­trimenti adesso diventerà quella che l’ha messa in bocca al lupo cattivo»!
Insomma, la scelta delle autorità non la convince.
«Per niente. È stato un grosso er­rore. Il benessere dei bambini è stato completamente dimentica­to. Capirei se un’azione del gene­re fosse stata fatta dopo 6 mesi che erano qui, ma sono passati due anni, due anni di adattamen­to.
E se proprio lo si voleva fare, si poteva aspettare un periodo in cui non fossero a scuola. Perché il danno non è solo ai due bambini rimpatriati».
Cioé?
«Penso ai compagni di scuola che hanno visto la cosa. Cosa spie­gheranno loro i genitori: che do­vevano andare perché il padre o un tribunale ha voluto così? Si di­ranno: ma come, allora può suc­cedere anche a me, rischio di do­ver lasciare tutto perché uno si sveglia la mattina e lo decide. Ri­peto: non si è tenuto conto del mondo infantile. Il messaggio che si dà è che potenzialmente non posso fidarmi della legge. Mi im­magino questo ragazzino che un giorno, quando avrà 18 anni, ma­gari tornerà qui e andrà dal giudi­ce che ha deciso il suo rimpatrio, lo guarderà in faccia e gli chiede­rà: perché?».
cl.m.

(Corriere del Ticino, 20.10.2007)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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