Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Allarme salari in tutta Europa

Da: La regione, 18.04.08, pag 11

Allarme salari in tutta Europa
Nell’interesse dell’intera economia, i sindacati chiedono un recupero del potere d’acquisto


dal corrispondente Silvano De Pietro

Zurigo – I minimi salariali e la perdita del potere d’acquisto sono tra le maggio­ri preoccupazioni dei sindacati europei. Su tutto il continente si è infatti inne­scata, secondo le organizzazioni dei la­voratori, una doppia spirale contrappo­sta: mentre salari e potere d’acquisto, complice la crescente precarizzazione del lavoro, continuano a calare, i profitti delle imprese non cessano di salire. Il conseguente aumento delle disparità di­venta però una preoccupazione minore rispetto all’enorme rischio di recessione che questa spirale fa correre all’intera economia europea. Pertanto, garanzia dei minimi salariali e mantenimento del potere d’acquisto diventano sempre più strumento di politica economica.
Due giorni dopo il lancio della nuova campagna dell’Unione sindacale svizze­ra per dei minimi salariali dignitosi, il sindacato Unia, insieme con la Confede­razione europea dei sindacati ( Ces) e con la centrale dei sindacati tedeschi (Dgb), ha tenuto ieri un seminario di ri­flessione e di confronto sulla situazione salariale e contrattuale in Europa e in Svizzera. Ne è uscito un quadro piutto­sto allarmante di come stanno cambian­do le condizioni salariali e contrattuali
in Europa. Da anni il potere d’acquisto ristagna. E mentre dal 1997 al 2007 la quota del profitto è cresciuta di oltre tre punti percentuali sul prodotto interno lordo (Pil) dell’Ue, la massa dei salari è scesa nella misura del 4,36 per cento. Walter Cerfeda, segretario della Ces, ha attribuito a questo fenomeno una du­plice spiegazione. Da un lato aumentano le rendite finanziarie e s’investe sempre meno nella ricerca e nell’innovazione. Questo fa dell’Europa il vagone più len­to del convoglio dell’economia mondia­le, con una crescita più bassa di quella dell’India e del Giappone. Dall’altro lato, cresce la tendenza alla precarizzazione del mercato del lavoro: nel 2002 i lavora­tori nell’Ue con contratti a tempo deter­minato o parziale erano 63 milioni; nel 2007 erano diventati 108 milioni. Un de­terioramento generalizzato del mercato del lavoro, dove ci sono sempre più lavo­ratori interinali, lavoratori in nero e fal­si lavoratori dipendenti.
Questa situazione ha pesanti conse­guenze salariali: 30 milioni di “working poor” ( lavoratori poveri) guadagnano salari che sono appena il 30-40 per cento della media degli stipendi nei paesi del­l’Ue.
«È un dumping sociale infinito che spinge verso salari di povertà», è l’amara constatazione del sindacalista.
Per reagire, la Ces e molti sindacati
nazionali hanno avviato campagne per ottenere per legge e far rispettare i mini­mi salariali. Questi ci sono solo in 20 paesi sui 27 dell’Ue, anche se nel frat­tempo l’Austria ha introdotto il salario minimo di mille euro e in Germania il Dgb sta cercando di ottenere il salario minimo garantito di 7.50 euro all’ora. Ma non è facile. In Italia, per esempio, esiste un salario minimo formale ( con­trattuale), ed esiste un salario minimo effettivo, che è quello determinato dal lavoro nero.
Questi sforzi però non bastano. Il qua­dro è complicato dalla politica della Banca centrale europea (Bce), che per ti­more dell’inflazione tende a frenare la dinamica salariale. Ma se si pensa che l’80 per cento del Pil dell’Ue dipende dal­la domanda interna, si capisce quanto peso abbia la questione salariale sull’e­conomia dell’intero continente. Ed i sin­dacati europei vogliono evitare che il blocco dei salari diventi un forte rischio per l’economia. Perciò, a coronamento delle campagne nazionali per i minimi salariali, hanno già in programma per l’autunno una grande conferenza nella quale cercheranno il confronto con il commissario europeo per gli affari eco­nomici e monetari, Joaquín Almunia, e con il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet.




Dumping infinito

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

Comments

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors

Latest Posts