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Famiglie ticinesi sempre più povere

Da: La regione 6.3.08, pag 3

 

Famiglie ticinesi sempre più povere
Studio di Credit Suisse: il potere d’acquisto continua a scendere, ma cresce l’acquisto dell’abitazione


La famiglia Rossi legge i giornali e strabuzza gli occhi: la Svizzera cresce, il prodotto interno lordo del 2007 ha tocca­to quota 3,1 per cento. Siamo più ricchi. Siamo? La famiglia Rossi, peraltro proprietaria della casa dove abita, non si ca­pacita e ha ragione come ben descrive lo studio di Credit Suisse sul « Mercato immobi­liare 2008» presentato ieri a Lu­gano. Un dato su tutti. Il potere d’acquisto dei ticinesi, ovvero il reddito indicizzato pro capi­te delle economie domestiche, è al penultimo posto in Svizze­ra ( migliore solo del Giura) e sin qui nulla di nuovo. Ma le stime dei ricercatori per il 2007 e il 2008 tendono al peggio. Det­ta altrimenti, i ticinesi peggio­rano invece che migliorare il proprio potere d’acquisto.
Ponendo a cento la media el­vetica, il Ticino si situa a quota 75 ( stima per il biennio 2007/08), un punto in meno del­la quota calcolata per il 2006 e ben due punti sotto il dato ac­certato del 2004. Detta altri­menti, la capacità di acquisto (di spesa) della famiglia media ticinese è inferiore di un quar­to rispetto alla famiglia svizze­ra. Insomma, siamo diventati più poveri.
Lo studio di Credit Suisse ci fornisce altri due dati estrema­mente interessanti: la quota degli stranieri residenti e il tasso di proprietà abitativa. In­teressanti
perché sfatano un luogo comune. Iniziamo dagli stranieri. In Ticino la stima per il 2008 cita una presenza pari al 25,3 per cento. Nel Can­ton Ginevra ( cantone di fron­tiera confrontato con un alto tasso di disoccupazione), la quota stranieri è al 37,5 per cento. Con una piccola, si fa per dire, differenza: la famiglia media ginevrina avrebbe un potere d’acquisto pari al 96 per cento ( comunque in calo ri­spetto agli anni precedenti). Medesimo discorso per il Can­ton Vaud dove la quota stranie­ri - sempre per il 2008 - è stima­ta al 29,3 per cento e il potere d’acquisto è pari al 99 per cen­to. Solo alcuni esempi che ci in­dicano una cosa semplice: non è vero che la presenza degli stranieri impoverisce la realtà locale. Anzi, forse capita esat­tamente il contrario.
La proprietà abitativa. I tici­nesi sono mediamente meno ricchi (o più poveri) dei confe­derati, ma in compenso possie­dono una casa. Il tasso a sud delle Alpi si situa al 41 per cen­to (stima) ed è in continua cre­scita se si considera che nel 2002 si fermava al 37 per cento. Sempre a titolo di esempio, nel Canton Ginevra solo il 17,4 per delle case sono di pro­prietà di chi le abita e nel Can­ton Vaud il 31,3. Dunque, men­tre in Ticino il potere d’acqui­sto della famiglia media conti­nua a ridursi, l’acquisto delle abitazioni ( monofamiliari o appartamenti) è in continua ascesa. Dove potrebbe condur­ci una simile situazione? La domanda è d’obbligo.
Significativo il confronto fra Ticino (penultimo in Svizzera
per il potere d’acquisto) e il Canton Zugo, dove la famiglia media lì residente ha un reddi­to pari al 134 per cento e cioè il più alto di tutta la Svizzera. Ebbene, sempre in quel canto- ne il tasso di proprietà abitati­va si fema al 40,4 per cento: sta aumentando negli anni, ma re­sta sotto il tasso ticinese. E il Canton Zugo, detto per inciso, è uno dei pochi che (dal 2002) ha mantenuto costante il red­dito familiare, mentre un po’ ovunque è in lento calo.
La famiglia media ticinese ha dunque meno possibilità fi­nanziarie rispetto al passato, acquista comunque più di altri la propria abitazione con la conseguente - questo lo studio del Credit Suisse non lo dice, ma appare scontato - tendenza a un maggior indebitamento. Se infatti si confrontano le due voci ( potere d’acquisto e casa di proprietà), si notano due li­nee che procedono in senso op­posto: la prima scende, la se­conda
sale. Il quadro presenta­to dai ricercatori dell’istituto finanziario si completa con l’a­nalisi della situazione fiscale. Il Ticino, per quel che riguarda le persone fisiche, resta ben posizionato sotto la media svizzera: fra l’80 e il 95 per cen­to. La deduzione è che nono­stante la bassa pressione fisca­le, le sorti finanziarie della no­stra famiglia media non tendo­no a migliorare. I problemi, evidentemente, sono altri.
Dati recenti, per quanto ba­sati su stime, che introducono interessanti argomenti di ri­flessione anche per chi si occu­pa dei conti pubblici. Il moti­vo? C’è da chiedersi come vi­vrebbe la famiglia media tici­nese senza i sussidi annual­mente versati dallo Stato.
A.BE

 

E lo Stato è sempre più sollecitato
Patrizia Pesenti,
presidente del governo, ha lanciato l’allarme presentando alla stampa il Piano finanziario (Pf) 2008-2011: le spese dello Stato sono in aumento perché cresce il numero dei cittadini bisognosi. Le prestazioni sociali, è riportato nero su bianco nel Rapporto al Gran Consiglio sul Pf e Linee direttive, « han­no una valenza cantonale importante nel ri­spondere alla precarietà economica ». E quando il Consiglio di Stato ha scritto questa frase non era ancora noto lo studio presentato ieri dal Credit Suisse che indica un peggioramento del reddito familiare. Sempre nel Rapporto citato, il governo è ancora più esplicito: « In altre pa­role, per fare un esempio concreto, non è cam­biato il criterio in base al quale sono erogate le prestazioni complementari Avs e Ai, non è au­mentata la prestazione, ma sono aumentati i cittadini che ne hanno diritto. Lo stesso si può dire di altre prestazioni sociali. Il numero dei cittadini beneficiari aumenta oppure aumenta il periodo durante il quale restano titolari di una prestazione ». Detta in altre parole, i citta­dini ticinesi fanno sempre più fatica a far qua­drare i conti e non a caso sono lievitate pure le uscite per l’assistenza sociale.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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