Da: Il Caffé della domenica, 18.11.2007
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‘Salari bassi, debiti... |
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Maggiore maganimità con gli stranieri e una politica più chiara per battere la povertà. Jürg Krummenacher, da 17 anni direttore di Caritas Svizzera, non ha dubbi. E la sua analisi del nuovo panorama politico svizzero, alla vigilia dell’elezione del nuovo consiglio federale, è limpida. Dalla povertà ai salari dei manager, dalla politica migratoria a quella familiare, passando per quella degli anziani, Krummenacher non s’è mai nascosto puntando spesso e volentieri il dito contro i politici che si preoccupano un po’ troppo di far quadrare i conti tagliando le prestazioni in ambito sociale. Una tendenza, questa, che la vittoria dell’Udc alle elezioni federali potrebbe ancora accentuare. “Difficile prevederlo - replica Krummenacher -. Non penso però che il partito di Blocher riesca ad imporre al resto del Parlamento la propria visione della società”. Sono il gruppo più forte… “È vero, ma non hanno la maggioranza. Complessivamente poi, il centro non si è indebolito e questo potrebbe contribuire a frenare l’Udc”. La politica migratoria potrebbe però essere rimessa in discussione. “È possibile, ma l’ultima parola spetta pur sempre al popolo”. Sta pensando all’iniziativa per l’espulsione dei criminali stranieri? “Anche, ma non solo”. La politica degli stranieri già oggi, non le piace? “La Caritas chiede, da tempo, una politica migratoria sostenibile”. A maggior ragione dopo il rafforzamento dell’Udc alle Camere federali. “Sarebbe auspicabile”. Quali le priorità? “Le sfide sono due: la questione dei ‘sans papiers’ e la politica d’integrazione”. Senza dimenticare i recenti inasprimenti della politica d’asilo. “Certo, con il pretesto di ‘combattere gli abusi’ il diritto d’asilo diventa sempre più severo”. Cosa si dovrebbe fare? “Innanzitutto un po’ più di magnanimità nella regolarizzazione dei ‘sans papier’”. E oltre ai clandestini? “Si dovrebbe concedere il raggruppamento familiare anche ai richiedenti l’asilo ammessi provvisoriamente ed anche autorizzare a lavorare le persone meno qualificate provenienti da paesi extraeuropei”. Perché? “Solo con una politica di migrazione sostenibile è possibile evitare o perlomeno limitare l’immigrazione clandestina”. Cambiamo argomento e parliamo di povertà. “È uno scandalo sociale che in un paese ricco come la Svizzera, i poveri siano all’incirca un milione”. Secondo l’Ufficio federale di statistica, sarebbero ‘solo’ 360 mila. “La differenza deriva da un nuovo metodo di calcolo. In ogni caso 360 mila poveri sono molti lo stesso”. Anche perché molti sono bambini ed anziani. “Certo, ma non si dimentichi neppure che molte persone preferiscono vivere nell’indigenza piuttosto che chiedere aiuto allo stato”. Chi sono i poveri in Svizzera? “Le cause della povertà sono molteplici: scarsa formazione, salari bassi, indebitamento, divorzio, disoccupazione di lunga durata, lavoro precario oppure lunghe malattie”. Tutto sommato però, di povertà in Svizzera si parla poco. “Questo succede perché la povertà assoluta è scomparsa”. Insomma, non si muore più di fame. “Sì, ma siamo confrontati con una povertà relativa e che si traduce nell’esclusione e nell’emarginazione sociale”. Quali le soluzioni? “Quella che serve è una politica sulla povertà chiara e a tre livelli: la prevenzione attraverso una migliore educazione scolastica, il sostegno alle famiglie più a rischio e l’integrazione sociale”. |
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