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Giustizia. Levata di scudi contro l'accentramento

Da: CdT 24.1.13 pag 13

Giustizia Levata di scudi contro l'accentramento
Calastri: «Di questo passo tanto vale abolire i distretti»


GIOVANNI GALLI

Mani avanti contro il progetto di ri­assetto della giustizia (cfr. CdT di ieri). Ad incontrare resistenze è in particola­re l'ipotesi di dimezzare le Preture e di ridurre drasticamente le Giudicature di pace. Per i rappresentanti delle perife­rie la prima sensazione è di assistere ad un film già visto. «Quando avevamo lanciato il referendum dei Comuni sul­la riforma delle curatele ( NDR sul quale si voterà il prossimo 3 marzo) avevamo detto che il tema non era stato suffi­cientemente approfondito, perché si introduceva l'aspetto delle professio­nalizzazione, che sarebbe andato a scapito delle valli» dice il presidente della neocostituita Associazione dei Comuni ticinesi Riccardo Calastri , cri­tico con le proposte contenute nel rap­porto «Giustizia 2018», messo in con­sultazione negli scorsi giorni. Elabora­to da un gruppo di studio del Diparti­mento delle istituzioni, il documento prevede il passaggio dalle attuali dieci Preture a cinque Tribunali distrettuali. Le sedi di Acquarossa (Valle di Blenio) e Faido (Leventina) verrebbero accor­pate a Biasca, mentre quella di Cevio verrebbe trasferita a Locarno. Il proget­to accenna poi ad una possibile com­pensazione, con il trasferimento in val­le nell'ambito della prevista riorganizzazione degli Uffici di esecu­zione e fallimenti e degli Uffici di regi­stro fondiario. Quanto alle Giudicature verrebbero ridotte da 38 a 16, con l'o­biettivo di portare da 9 mila a 20 mila cittadini la dimensione media di cia­scun Circolo, con una maggiore profes­sionalizzazione (senza professioni­smo) dei giudici. «Nella seconda metà degli anni Novanta, quando era stata discussa la nuova Costituzione, si era deciso di mantenere le Preture anche per conservare l'istituzione del distret­to. A questo punto tanto vale togliere Blenio, Maggia e Leventina. Ma allora bisogna avere il coraggio di dirlo. Qui invece mi sembra che si adotti la tattica del salame». No preventivo quindi? «Se le intenzioni sono queste, penso che la nostra associazione, che ha il mandato di tutelare gli interessi dei Comuni grandi e piccoli non possa accettare una cosa del genere. Il tema, viste le sensibilità, andava approfondito. Non bisogna solo tenere in considerazione l'aspetto economico. Se si tolgono giu­dici e pretori che cosa resterà in quelle regioni?» Da parte sua il deputato valmaggese Fiorenzo Dadò si dice pronto a salire sulle barricate. «Questa proposta si in­serisce in un filone di piccoli adatta­menti in corso a scapito delle periferie, esattamente come è stato fatto con la polizia, in un'ottica di aggregazione e di concentrazione. Ma i cambiamenti servono quando portano migliora­menti, non smantellamenti». Il capo­gruppo popolare-democratico si dice anche sorpreso che fino a quando alla guida delle Istituzioni c'era Luigi pe­drazzini questo discorso accentratore non era mai entrato in linea di conside­razione, mentre con il «vallerano» Gobbi sì. Dadò non crede nemmeno alle compensazioni. «Portare via l'isti­tuzione significa smembrare il distret­to. Questo ha senso di esistere solo se ha una dignità. Avanti così e il prossimo passo sarà la sua completa abolizione».




TRASLOCO? La proposta sul tappeto è di accorpare le preture di valle (qui sopra Cevio) ai tribunali distrettuali di Locarno e Biasca. (Foto Archivio CdT)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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