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Intervista alla presidente del Consiglio della magistratura, Giudice Giovanna Roggero-Will

Da: La regione 16.12.08 pag 3

‘Di critiche argomentate ne sento ben poche'
 La presidente del Consiglio della magistratura: più competenze dirigenziali al Pg, modalità di nomina di procuratori e giudici da perfezionare, sì alla commissione parlamentare della Giustizia ma si eviti una sovrapposizione dei ruoli

 di Andrea Manna
  « Ben vengano le critiche quan­do sono argomentate e si basano sulla conoscenza dei fatti di cui si parla. Spesso però ho l'impres­sione - dice alla "RegioneTici­no" la presidente del Consiglio della magistratura, Giovanna Roggero-Will - che si formuli­no dei giudizi di valore apriori­stici e in qualche modo strumen­tali ». Di critiche, anche dure, ne sono piovute parecchie in que­sti ultimi giorni sulla giustizia ticinese, o meglio sulla magi­stratura inquirente, il Ministe­ro pubblico. Le cannonate di una parte del mondo politico sono partite soprattutto in se­guito alla vicenda Yasar Ravi, l'avvocato e deputato Ppd sotto inchiesta per una compravendi­ta immobiliare sospetta (lui si dichiara estraneo ai fatti), il cui arresto ordinato dal procurato­re pubblico non è stato convali­dato. Dopo aver trascorso una notte in cella, Ravi è stato così scarcerato. Non solo; durante l'udienza davanti al giudice del­l'istruzione e dell'arresto il pro­curatore ha ritirato alcune delle accuse ipotizzate inizialmente.
  Giudice Roggero-Will, lei guida l'organo che vigila sul­l'operato dei magistrati giu­dicanti e inquirenti adottan­do se del caso provvedimenti disciplinari: dal suo osserva­torio come valuta lo stato di salute in cui versa la Pro­cura?
 
« La funzione di presidente del Consiglio della magistratura mi impedisce di esprimermi su sin­goli fatti o su singoli magistrati al di fuori di quelle che sono le procedure di verifica di compe­tenza dell'organo che dirigo. Pre­messo ciò, ci sono degli aspetti che sicuramente vanno migliora­ti ma sostenere, come ho letto e sentito, che il Ministero pubblico nel suo complesso non sia all'al­tezza del proprio compito è in­giusto ».
  Ha tuttavia affermato che ci sono aspetti da migliorare, quali?
 
« Il Ministero pubblico è una macchina formata da molte componenti che devono essere messe nelle condizioni di funzio­nare in modo equilibrato e coor­dinato.
 
Vanno allora create le condizioni per cui questo funzio­namento sincronizzato possa av­venire. E per creare queste condi­zioni credo che sia senz'altro ne­cessario definire meglio le com­petenze dirigenziali del Procura­tore generale. Questo in prospet­tiva. Per quel che riguarda il presente è vero che il Ministero pubblico sta vivendo un momen­to di disagio. C'è chi ha eviden­ziato, a ragione, delle difficoltà di comunicazione fra alcune componenti di questo ufficio. Dif­ficoltà che probabilmente hanno avuto e avranno delle ripercus­sioni negative sul funzionamen­to della Procura. È pertanto op­portuno esaminare in maniera approfondita la situazione e stu­diare dei correttivi ».
  Nel frattempo alcuni cor­rettivi li ha suggeriti il gruppo di lavoro coordinato dall'avvocato John Noseda, e del quale lei ha fatto parte: si tratta del gruppo incari­cato a suo tempo dal Dipar­timento istituzioni di va­lutare gli adattamenti del­l'organizzazione giudiziaria cantonale alla nuova proce­dura penale unificata sul piano nazionale.
 
« Questa commissione ha fatto delle proposte precise che per quanto concerne il Ministero pubblico vanno nella direzione che ho indicato prima: una ge­rarchia più definita, più accen­tuata di quella attuale e maggio­ri competenze dirigenziali al Procuratore generale. E questo affinché il Pg abbia quegli stru­menti che gli permettono per esempio di distribuire meglio il carico di lavoro sui diversi pro­curatori, così da consentire l'eva­sione degli incartamenti in tem­pi più celeri di quelli odierni. Le nostre proposte sono state accolte dal dipartimento. Il progetto di messaggio è all'esame del gover­no, che mi auguro possa a breve licenziarlo all'indirizzo del Gran Consiglio ».
  C'è una certa urgenza, dunque.
 
« Ritengo di sì. La nuova proce­dura entrerà in vigore solo nel 2011 ma impone diverse e impor­tanti modifiche dell'organizza­zione giudiziaria. Ragion per cui bisogna agire al più presto ».
  Dare strumenti e strutture adeguati. D'accordo. Ma non è anche una questione di per­sone? Non va forse rivisto il sistema di nomina dei magi­strati, come auspicato da al­cuni avvocati penalisti sul­l'ultimo numero del "Caffè"?
 
« È evidente che il funziona­mento di un ufficio giudiziario, come di qualsiasi altro ufficio, dipende anche, se non soprattut­to, dalle capacità delle persone che ci lavorano. Sono pure io del­l'opinione che bisogna insistere maggiormente sulla procedura di selezione di coloro che aspira­no alla carica di magistrato. Una selezione che ponga più di oggi l'accento sulle competenze professionali ma anche sulle qualità personali dei candidati a dipendenza delle cariche interne alla magistratura alle quali am­biscono. Bisogna perfezionare le modalità di scelta dei magistrati ma bisogna pure dare a giudici e procuratori gli strumenti per po­ter lavorare in modo adeguato e soddisfacente per l'utenza. Una cosa non esclude l'altra ».
  Secondo l'avvocato Pier Fe­lice Barchi, intervistato da "Teleticino", il Consiglio del­la magistratura non avrebbe dato "degli esempi di grande saggezza negli ultimi tempi". Sul "Mattino" dell'altro ieri, il granconsigliere leghista Lorenzo Quadri ha definito il Consiglio della magistratura "un evanescente organo di vigilanza"...
 
« Il fatto che il Consiglio della magistratura non partecipi ai dibattiti mediatici su questo o quel caso, non vuol dire che sia evanescente o latitante e che quindi non si occupi dei casi che impongono un suo intervento. Vuol dire soltanto che il Consi­glio della magistratura opera come gli impone la legge, nel ri­spetto del segreto d'ufficio e di funzione. Sulle recenti esterna­zioni dell'avvocato Barchi non posso pronunciarmi in quanto si riferiscono a un caso concreto. Posso unicamente dire che se l'avvocato Barchi ha il diritto di esprimere le sue opinioni, il Con­siglio della magistratura ha, dal canto suo, il dovere di esercitare le proprie funzioni con la dovu­ta diligenza, in totale indipen­denza e nel rispetto delle proce­dure ».
  Presidente Roggero-Will, cosa pensa della proposta della commissione grancon­sigliare della Legislazione di dar vita a una commissio­ne parlamentare della Giu­stizia?
 
« Può essere una buona cosa se questa commissione viene conce­pita per permettere al Gran Con­siglio di conoscere meglio le esi­genze della magistratura e quin­di di decidere in maniera più tempestiva di oggi gli adatta­menti dell'organizzazione giudi­ziaria imposti dalle, pratica­mente continue, modifiche legi­slative. E ciò perché procuratori e giudici siano a loro volta in grado di rispondere efficacemen­te alle richieste di giustizia dei cittadini. Occorre però scongiu­rare il rischio di una sovrapposi­zione delle competenze. La vigen­te Costituzione cantonale attri­buisce infatti solo al Consiglio della magistratura la vigilanza diretta sui magistrati. Mi sem­bra comunque che molti deputa­ti siano consapevoli della neces­sità di evitare di assegnare a questa futura commissione com­petenze che potrebbero, in qual­che modo, minare il principio della separazione dei poteri e di conseguenza l'indipendenza dei magistrati ».
 




TI- PRESS
 La giudice Giovanna Roggero-Will

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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