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di Andrea Manna
«
Ben vengano le critiche quando sono argomentate e si basano sulla
conoscenza dei fatti di cui si parla. Spesso però ho l'impressione
- dice alla "RegioneTicino" la presidente del Consiglio della magistratura,
Giovanna Roggero-Will
-
che si formulino dei giudizi di valore aprioristici e in qualche modo strumentali
». Di critiche, anche dure, ne sono piovute parecchie in questi ultimi
giorni sulla giustizia ticinese, o meglio sulla magistratura
inquirente, il Ministero pubblico. Le cannonate di una parte del mondo
politico sono partite soprattutto in seguito alla vicenda Yasar Ravi,
l'avvocato e deputato Ppd sotto inchiesta per una compravendita
immobiliare sospetta (lui si dichiara estraneo ai fatti), il cui
arresto ordinato dal procuratore pubblico non è stato convalidato.
Dopo aver trascorso una notte in cella, Ravi è stato così scarcerato.
Non solo; durante l'udienza davanti al giudice dell'istruzione e
dell'arresto il procuratore ha ritirato alcune delle accuse ipotizzate
inizialmente.
Giudice Roggero-Will, lei guida l'organo che vigila sull'operato
dei magistrati giudicanti e inquirenti adottando se del caso
provvedimenti disciplinari: dal suo osservatorio come valuta lo stato
di salute in cui versa la Procura?
«
La funzione di presidente del Consiglio della magistratura mi
impedisce di esprimermi su singoli fatti o su singoli magistrati al di
fuori di quelle che sono le procedure di verifica di competenza
dell'organo che dirigo. Premesso ciò, ci sono degli aspetti che
sicuramente vanno migliorati
ma sostenere, come ho letto e sentito, che il Ministero pubblico
nel suo complesso non sia all'altezza del proprio compito è ingiusto
».
Ha tuttavia affermato che ci sono aspetti da migliorare, quali?
«
Il Ministero pubblico è una macchina formata da molte componenti
che devono essere messe nelle condizioni di funzionare in modo
equilibrato e coordinato.
Vanno allora create le condizioni per cui questo funzionamento
sincronizzato possa avvenire. E per creare queste condizioni credo
che sia senz'altro necessario definire meglio le competenze
dirigenziali del Procuratore generale. Questo in prospettiva. Per
quel che riguarda il presente è vero che il Ministero pubblico sta
vivendo un momento di disagio. C'è chi ha evidenziato, a ragione,
delle difficoltà
di comunicazione fra alcune componenti di questo ufficio.
Difficoltà che probabilmente hanno avuto e avranno delle
ripercussioni negative sul funzionamento della Procura. È pertanto
opportuno esaminare in maniera approfondita la situazione e studiare
dei correttivi
».
Nel frattempo alcuni correttivi li ha suggeriti il gruppo di
lavoro coordinato dall'avvocato John Noseda, e del quale lei ha fatto
parte: si tratta del gruppo incaricato a suo tempo dal Dipartimento
istituzioni di valutare gli adattamenti dell'organizzazione
giudiziaria cantonale alla nuova procedura penale unificata sul piano
nazionale.
«
Questa commissione ha fatto delle proposte precise che per quanto
concerne il Ministero pubblico vanno nella direzione che ho indicato
prima: una gerarchia più definita, più accentuata di quella attuale e
maggiori competenze dirigenziali al Procuratore generale. E questo
affinché il Pg abbia quegli strumenti che gli permettono per esempio
di distribuire meglio il carico di lavoro sui diversi procuratori,
così da consentire l'evasione degli incartamenti in tempi più celeri
di quelli odierni. Le nostre proposte sono state accolte dal
dipartimento. Il progetto di messaggio è all'esame del governo, che mi
auguro possa a breve licenziarlo all'indirizzo del Gran Consiglio
».
C'è una certa urgenza, dunque.
«
Ritengo di sì. La nuova procedura entrerà in vigore solo nel 2011
ma impone diverse e importanti modifiche dell'organizzazione
giudiziaria. Ragion per cui bisogna agire al più presto
».
Dare strumenti e strutture adeguati. D'accordo. Ma non è anche una
questione di persone? Non va forse rivisto il sistema di nomina dei
magistrati, come auspicato da alcuni avvocati penalisti sull'ultimo
numero del "Caffè"?
«
È evidente che il funzionamento di un ufficio giudiziario, come di
qualsiasi altro ufficio, dipende anche, se non soprattutto, dalle
capacità delle persone che ci lavorano. Sono pure io dell'opinione che
bisogna insistere maggiormente sulla procedura di selezione di coloro
che aspirano alla carica di magistrato. Una selezione che ponga più di
oggi l'accento sulle competenze professionali ma anche sulle qualità
personali dei candidati a dipendenza delle cariche interne alla
magistratura alle quali ambiscono. Bisogna perfezionare le modalità di
scelta dei magistrati ma bisogna pure dare a giudici e procuratori gli
strumenti per poter lavorare in modo adeguato e soddisfacente per
l'utenza. Una cosa non esclude l'altra
».
Secondo l'avvocato Pier Felice Barchi, intervistato da
"Teleticino", il Consiglio della magistratura non avrebbe dato "degli
esempi di grande saggezza negli ultimi tempi". Sul "Mattino" dell'altro
ieri, il granconsigliere leghista Lorenzo Quadri ha definito il
Consiglio della magistratura "un evanescente organo di vigilanza"...
«
Il fatto che il Consiglio della magistratura non partecipi ai
dibattiti mediatici su questo o quel caso, non vuol dire che sia
evanescente o latitante e che quindi non si occupi dei casi che
impongono un suo intervento. Vuol dire soltanto che il Consiglio della
magistratura opera
come gli impone la legge, nel rispetto del segreto d'ufficio e di
funzione. Sulle recenti esternazioni dell'avvocato Barchi non posso
pronunciarmi in quanto si riferiscono a un caso concreto. Posso
unicamente dire che se l'avvocato Barchi ha il diritto di esprimere le
sue opinioni, il Consiglio della magistratura ha, dal canto suo, il
dovere di esercitare le proprie funzioni con la dovuta diligenza, in
totale indipendenza e nel rispetto delle procedure
».
Presidente Roggero-Will, cosa pensa della proposta della
commissione granconsigliare della Legislazione di dar vita a una
commissione parlamentare della Giustizia?
«
Può essere una buona cosa se questa commissione viene concepita
per permettere al Gran Consiglio di conoscere meglio le esigenze
della magistratura e quindi di decidere in maniera più tempestiva di
oggi gli adattamenti dell'organizzazione giudiziaria imposti dalle,
praticamente continue, modifiche legislative. E ciò perché
procuratori e giudici siano a loro volta in grado di rispondere
efficacemente alle richieste di giustizia dei cittadini. Occorre però
scongiurare il rischio di una sovrapposizione delle competenze. La
vigente Costituzione cantonale attribuisce infatti solo al Consiglio
della magistratura la vigilanza diretta sui magistrati. Mi sembra
comunque che molti deputati siano consapevoli della necessità di
evitare di assegnare a questa futura commissione competenze che
potrebbero, in qualche modo, minare il principio della separazione dei
poteri e di conseguenza l'indipendenza dei magistrati
».
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