Da: www.tio.ch 4.5.10 (link all'articolo)
TICINO
"La giustizia non ha bisogno solo di macchine"
La procuratrice pubblica Clarissa Torricelli ha
reso pubblica la sua intenzione di non mettersi a disposizione per un
nuovo mandato di dieci anni quale procuratore pubblico. A noi spiega il
perché
Clarissa
Torricelli non si ricandida
LUGANO - "Porto a termine il mio mandato e non intendo sollecitarne un altro", una prima risposta che contiene in se tutta la riservatezza che ha caratterizzato l'operato in seno alla Magistratura della procuratrice pubblica Clarissa Torricelli. "Ho riflettuto a lungo su quello che potrebbe essere il mio futuro professionale e ho accettato l'idea di scoprire nuove sfide professionali" prosegue la pp Torricelli.
Cosa è cambiato rispetto
al momento in cui aveva deciso di entrare in magistratura?
"Può sembrare un cliché, ma in un certo senso non è cambiato nulla e
sono cambiate tante cose. Il lavoro è sicuramente impegnativo e sono in
molti ad averlo sottolineato. Io aggiungerei che è molto impegnativo, ma
sostanzialmente, come ho spiegato al consiglio della magistratura
quando li ho informati della mia decisione, non me la sentivo di
prendere un impegno della durata di altri dieci anni. Il mio modo
d'essere fa sì che se prendo un impegno faccio di tutto, nel limite del
possibile, per portarlo a termine".
Ha già deciso, o magari
anche solo pensato, a cosa fare in seguito?
"Desidero affrontare nuove sfide professionali ".
Nella sua decisione hanno
pesato le recenti analoghe decisioni maturate da alcuni suoi colleghi e
addirittura del procuratore generale Bruno Balestra?
"Assolutamente no. È una decisione che ho già preso e
comunicato settimane fa. La concomitanza con la decisione di lasciare
del procuratore generale Balestra è puramente casuale e, a scanso
d'equivoci, le dico subito che anche la probabile candidatura
dell'avvocato Noseda non ha nulla a che vedere con la mia decisione".
Osservando la Magistratura
dall'esterno sembra quasi di assistere ad un "fuggi fuggi".
"Ma no. Le dico invece che siamo in molti, più del passato rispetto al
quale non credo ci sia una sostanziale differenza. Io sono in
Magistratura da quasi dieci anni, ho cominciato quale segretaria
giudiziaria, poi sostituto procuratore e, infine, come procuratore e
posso dire che come me sono molti coloro che hanno trascorso tanti anni
in Magistratura. Piuttosto che una fuga direi che c’è una fase di
ricambio. È normale che sia così anche in funzione del grande impegno e
sforzo che questo lavoro richiede".
Oltre agli orari di
picchetto è un lavoro che non concede momenti di pausa.
"È un lavoro che va fatto bene, che richiede riservatezza sia nella
sfera privata che in quella pubblica".
Un clima creato in parte
anche dalla stampa, magari più attenta e critica nei confronti del
lavoro della Magistratura, o si tratta di una pressione che è sempre
esistita e che deve venire presa in considerazione al momento di una
candidatura?
"Sinceramente non le so rispondere. Una maggiore visibilità è senza
dubbio da prendere in considerazione".
Lei personalmente come
affronta l'attenzione della stampa?
"Sono sempre rimasta molto discreta e per quanto mi concerne, potessi
scegliere, preferirei che non si intromettesse nell'attività del
magistrato. È però una valutazione assolutamente soggettiva".
Ad intervista ormai conclusa la procuratrice pubblica ha fatto una considerazione in linea con la riservatezza di cui parlava inizialmente. "La giustizia non ha bisogno solo di macchine, ma anche di esseri umani che siano in grado di cogliere le fragilità di ognuno di noi". Una considerazione che forse si può leggere come una sorta di appello.
Foto apertura: Tipress


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