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Disoccupazione giovanile vs doppi redditi pubblici. Alla faccia del “sociale”

Da: Mattino della domenica 

Scritto da Lorenzo Quadri - MDD   

domenica 30 marzo 2008
Il maggior numero di doppi redditi è di sinistra, chissà come mai?

Del fatto che oggi per un giovane trovare lavoro diventa sempre più difficile, se ne sono accorti anche i paracarri. Per questa situazione si può ringraziare chi ha pensato bene di spalancare il mondo del lavoro ticinese agli enormi quantativi di manodopera a basso costo in arrivo da oltreconfine. Molto più semplice, per qualsiasi datore di lavoro, assumere frontalieri, e pagarli meno. Questo non solo nell’edilizia ma anche nel settore terziario, cioè negli uffici. Ossia dove – a torto o a ragione – la maggior parte dei giovani ticinesi aspira ad andare. Obiettivo che diventa sempre più difficile se si pensa che a Lugano ci sono segretarie frontaliere pagate 1800 Fr al mese.
Mentre quindi il Ticino si dibatte in una situazione occupazionale sempre peggiore, soprattutto per quanto attiene al tasso di disoccupazione giovanile, triplicato in pochi anni, nello Stato abbondano i doppi redditi pubblici (ovvero marito e moglie) che lavorano entrambi per il settore pubblico. Cumulando anche dei bei soldoni.
In effetti dalla risposta ad un’ interrogazione parlamentare del deputato leghista Donatello Poggi emerge che ci sono in Ticino 367 doppi redditi all’interno dell’amministrazione cantonale. Quelli inferiori ai 120mila Fr sono 89, mentre 100 sono superiori ai 180mila.
A queste cifre vanno aggiunte quelle, che rimangono ignote, circa legami di parentela diversi dal matrimonio (ad esempio fratelli, padre-figlio, zio-nipote, eccetera).
Poi ognuno può fare i ragionamenti che vuole, si può parlare dei Berufverbot che non ci devono essere, si può rilevare che è sempre più raro che i matrimoni durino in eterno e quindi quello che vale oggi non vale più domani;  si può dire che i doppi redditi ci sono anche nel privato. Solo che il privato non è di tutti i cittadini, lo Stato invece sì. Quindi lo Stato deve per primo preoccuparsi di conservare il più possibile l’equità. Stranamente, ma guarda un po’, i doppi redditi pubblici elevati riguardano soprattutto la sinistra, che naturalmente si guarda bene dal porsi il problema. Altro che pretendere di difendere i disoccupati o i working poor, quando si è in due e si beneficia ognuno di un abbondante reddito pagato dai contribuenti e, come se non bastasse, di una cassa pensioni col primato delle prestazioni, cosa che nel privato non esiste e che la maggior parte degli enti pubblici ha abbandonato. Ma naturalmente, l’amministrazione cantonale fa eccezione.
Troppo facile nascondersi dietro valutazioni generiche di parità tra i sessi per dire che i doppi redditi pubblici sono ineluttabili.
Ci sono delle situazioni di doppio reddito pubblico elevato (non parliamo delle donne di pulizia) che stridono con la realtà della disoccupazione giovanile. E allora cosa si può fare? A parte privilegiare nelle assunzioni dello Stato chi non va a creare situazioni di doppio reddito pubblico, una cosa concreta può essere fatta. Si possono introdurre dei tetti massimi di percentuale lavorativa per i doppi redditi. Ad esempio, una coppia che lavora nel settore pubblico non può totalizzare un tempo lavorativo superiore al 150%. Questa soluzione, ci fosse la volontà politica, potrebbe essere adottata immediatamente. E non è mica vero che andrebbe a discriminare le donne. Non sta scritto da nessuna parte che un uomo non possa lavorare a tempo parziale.

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