Da: www.caffe.ch 14.6.09
L'odissea della madre espulsa dalla Svizzera e respinta in patria
"Anche Cuba non mi vuole,
oltre che Berna"
Mauro Spignesi
Dalla Svizzera l'hanno mandata via. E anche a Cuba, il suo Paese, non la vogliono: dopo dieci anni d'assenza per le autorità dell'Avana è ormai una straniera. Risultato: nell'isola può restare soltanto tre mesi, come recita il permesso turistico che le hanno dato all'aeroporto della capitale quando è arrivata. È davvero paradossale la storia di Ayme Garcia Perez, 27 anni, un matrimonio in Ticino e una bimba, di tre anni, nata a Lugano, che ha dovuto lasciare qui dopo che le è stata portata via in seguito ad una decisione della tutoria. "Non sono neppure riuscita a salutarla, non sono neppure riuscita a spiegarle che sarei partita perché qui non mi vogliono", spiega al telefono da Cuba, dove è arrivata qualche giorno fa dopo aver ricevuto il provvedimento dalla Sezione permessi di Bellinzona: "Deve lasciare immediatamente il nostro Paese, termine: primo giugno". La legge federale è la legge. E i funzionari, s'affrettano a spiegare all'amministrazione cantonale, hanno davvero poco spazio di manovra tra le maglie strette delle norme sugli stranieri. Ayme Garcia Perez è arrivata in Ticino molti anni fa dopo il matrimonio con un uomo svizero. Purtroppo durato solo tre anni: troppo poco per ottenere la cittadinanza. Così lei s'è dovuta ricostruire una vita con una bimba che adesso ha tre anni. "Ho cercato un lavoro e ho cominciato a fare la cameriera. Sono andata avanti per sette anni. Ma mi sono infortunata - racconta Ayme - e intanto sono stata licenziata". Non avendo più diritto al permesso di dimora, è andata avanti grazie alle proroghe, che progressivamente si sono esaurite. E neppure i ricorsi hanno tenuto: il 22 aprile scorso è arrivato l'aut-aut. Nel frattempo una perizia ("richiesta dal mio ex marito") ha stabilito che la donna era sotto stress e la bimba le è stata sottratta. Questo è accaduto due mesi fa. Ayme è stata dunque costretta a salire su un aereo diretto a Cuba. Questo nonostante sia incinta, soffra d'asma ("ho mostrato il certificato") e abbia una fastidiosa ernia. "Quando sono sbarcata la polizia mi ha tenuto cinque ore in commissariato: si sono messi in contatto con l'ambasciata, non capivano bene la situazione", racconta la ragazza. Conclusione: tre mesi appena di licenza, "per stare qui da straniera. Chi va via non può tornare, neanche se è nato a Cuba. Neppure se qui ha i genitori, come è il mio caso. Poi, dove andrò: la Svizzera non mi vuole, Cuba nemmeno. Non so che fare". Una storia che trasuda disperazione, dolore: "Non ho mai commesso alcun reato, stavo cercando un lavoro. Inoltre ho un fidanzato svizzero dal quale aspetto appunto un bimbo e abbiamo presentato i documenti per sposarci: ma la documentazione non è completa perché non ho il certificato di domicilio. A questo punto temo possano dirci di no, ormai mi aspetto di tutto".


Comments