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Pedrazzini: «Non si deve mettere sotto accu­sa tutta la magistratura e tutto il Ministero pubblico»

Da: CdT 12.12.08 pag 11

Una Procura da riorganizzare
Pedrazzini incontrerà a giorni il Consiglio della magistratura


 Il capo delle Istituzioni è favorevole a creare gerarchie più chiare dei procuratori, del procuratore capo, dei sostituti procuratori, ma avverte: «Non si deve mettere sotto accu­sa tutta la magistratura e tutto il Ministero pubblico»

  Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Luigi Pedrazzi­ni, incontrerà prima delle pros­sime festività natalizie, unitamen­te ad alcuni suoi funzionari, il Consiglio della Magistratura: un'occasione (già da tempo pro­grammata) per discutere dell'at­tività in generale della giustizia e dei carichi di lavoro. Non è esclu­so, comunque, che nel citato ver­tice si parli anche dei problemi, sempre più pesanti, che interes­sano il Ministero pubblico ticine­se. «Io sono disposto - spiega Pe­drazzini - ad entrare nel merito di un discorso strutturale sul Mi­nistero pubblico. Nel senso di riorganizzarlo, di dargli una strut­tura che gli permetta di gestire meglio, senza nulla togliere alle varie personalità, le eccessive, se­condo me, autonomia e solitudi­ne del procuratore pubblico. È necessario che i procuratori di­ventino più équipe, più collegio. Occorre individuare le premesse organizzative strutturali perché ci sia un maggiore scambio di in­formazioni, di esperienze tra i va­ri pp. È chiaro che la scelta, di mettere per esempio sotto accu­saunapersona, deveesseredi un procuratore. Però mi sembra, considerato il fatto che lo stesso agisce per conto dello Stato, che nulla vieti che ci siano delle pos­sibilità di discutere tra colleghi, di capire, di vagliare la sua deci­sione. Mi pare importante che si possano ricreare attraverso delle colonne all'interno del sistema, delle gerarchie più chiare dei pro­curatori, del procuratore capo, dei sostituti procuratori. Oggi noi abbiamo una piramide che è in­versa a quello che dovrebbe es­sere. Ci sono15 procuratori e sei sostituti. Al limite dovrebbe es­sere al contrario. Noi dobbiamo affrontare questo discorso di rior­ganizzazione
Pedrazzini
 Una sorta di difficile comunicabilità fra al­cune persone mi sembra, a questo punto, che si noti.
  che ha anche poi delle conseguenze sulla coope­razione e la collaborazione tra procuratori».
  La situazione all'interno della Procura, da tempo, pare aver rag­giunto livelli di guardia per quan­to concerne i carichi di lavoro ed i ricambi fra i procuratori pubbli­ci. Gli incarti crescono a livello esponenziale e non sono poche le vecchie inchieste, importanti, che attendono il momento giu­sto per essere riattivate. E dietro queste vicende ci sono centinaia di parti lese, oppure vittime di episodi di violenza che hanno sofferto e devono continuare a soffrire in attesa di un cenno da parte della Giustizia. Un certo malessere si avverte pure nei rap­porti tra qualche avvocato e il Mi­nistero pubblico. Una situazione destinata, secondo alcuni, a peg­giorare, in vista dell'arrivo delle nuova procedura penale federa­le che assegnerà ai difensori al­cuni diritti in più rispetto agli at­tuali, sin dalle prime fasi delle in­chieste.
 Direttore Pedrazzini, che cosa, però, non accetta?
 «Ciò che io non accetto è di met­tere sotto accusa tutta la Magi­stratura e tutto il Ministero pub­blico. È possibile che ci siano sta­ti degli errori recentemente. Cer­tamente. Magari ce ne sono sta­ti più del dovuto. Però il fatto che vengano corretti, dal Giar, dalla Camera dei ricorsi penali, dal Tribunale penale, significa che la Giustizia funziona. L'errore di un magistrato non è l'errore di tutta la Magistratura. Il fatto che venga corretta una decisione, per quanto possa dare l'impressio­ne che sia stata sbagliata, è un segnale di vitalità, non di ineffi­cienza ».
 Il clima all'interno del Ministero non sembra essere, a volte, dei migliori. Che cosa ne pensa?
 «È inevitabile - aggiunge Pedraz­zini - che quando aumenta la pressione sulle istituzioni, au­menta anche la pressione inter­na, che si creino quindi delle si­tuazioni difficili tra le persone. Un disagio emerge così pure al­l'interno del Ministero pubblico: disagio che dovrà essere oggetto di riflessione. Una sorta di diffi­cile comunicabilità fra alcune persone mi sembra, a questo punto, che si noti. Non è escluso che nel corso dell'incontro col Consiglio della Magistratura si parli anche di questo problema, anche se si tratta di un aspetto chedeveessere trattatodal Con­siglio della magistratura. Io non vorrei che l'esito finale di tutte queste discussioni sia quello di mettere paura ai procuratori, che potrebbero infine agire con ec­cessiva prudenza, pur di non sba­gliare. Il magistrato deve poter operare, deve poter anche sba­gliare. I Procuratori non sono sot­to esame».
 Emanuele Gagliardi

ARRETRATI Intanto gli incarti si accumulano. (Keystone)
 
 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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