Da: Mattino della domenica
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 30 marzo 2008 | |
| Intanto se passa il nuovo concordato intercantonale il Ticino si troverà a spendere 10 milioni di Fr all’anno in più I concordati intercantonali, strumenti in gran voga che si pongono al di sopra della sovranità popolare di fatto cortocircuitandola, stanno combinando sfracelli. Il prossimo settore sarà quello delle borse di studio. Un ambito in cui il Cantone attualmente spende circa una ventina di milioni all’anno, quindi non propriamente noccioline, e in cui si rischia, se il concordato intercantonale in materia diventerà realtà, di spenderne un’altra decina. Attualmente il sistema delle borse di studio ticinesi risulta così composto: - assegni a fondo perso, che quindi una volta elargiti non vengono più restituiti e - prestiti di studio, che vanno poi rimborsati, nel corso degli anni, una volta finiti gli studi. Tuttora è pendente una mozione della Lega che chiede che vengano concessi solo prestiti: la restituzione può essere anche molto agevolata e a tasso zero, ma ci deve essere. Ci si trova adesso davanti alla necessità di compiere una scelta di principio: è preferibile puntare sugli assegni a fondo perso o sui prestiti da restituire? Boris Bignasca, commissario leghista in scolastica (e a sua volta studente) non ha dubbi: «Basta sussidi a fondo perso! Solo prestiti agevolati da restituire in 10/15 anni. Il Cantone spende ogni anno 20 milioni per sussidi a fondo perso. Ebbene, trovo sbagliato che la sciura Pina di Biasca paghi le imposte per finanziare l’università ai futuri medici e avvocati. Senza parlare degli ingegneri, degli architetti e dei farmacisti… Questi personaggi, una volta iniziato a lavorare, possono benissimo restituire al Cantone quello che hanno ricevuto durante gli studi. Guadagnano già abbastanza! È una questione di equità sociale. Inoltre ricordiamoci che esistono molte fondazioni private che si impegnano già in questo campo». «In commissione scolastica – prosegue Bignasca - il gruppo della Lega si è opposto all’accordo intercantonale sulle borse di studio. Sostanzialmente per due motivi. 1) La questione deve rimanere materia cantonale. 2) Il Cantone vorrebbe spendere l’anno prossimo 10 milioni in più per le borse di studio. Ma siamo matti?». Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Giudici, membro della Scolastica per il PLR. «Io sono per i prestiti. Chi ha ricevuto dallo Stato deve anche mostrare riconoscenza verso la collettività, permettendo così ad altri di beneficiare degli aiuti di cui ha beneficiato lui. Non mi sembra affatto fuori posto – conclude Giudici - richiedere ad una persona laureata, che guadagna bene, la restituzione di quello che ha ottenuto dall’ente pubblico, da studente. Invece, con gli assegni a fondo perso, questa possibilità è esclusa già di principio». Dal canto suo Claudio Franscella, membro PPD della Scolastica, rileva che «La formazione è un investimento sul futuro. Tuttavia, soprattutto in un momento in cui le risorse dello Stato sono scarse, anche il finanziamento della formazione ha dei limiti. Credo quindi sia attualmente necessario, pur non abolendo del tutto le borse di studio, puntare decisamente sui prestiti da restituire (eventualmente con tassi di favore e con tempi di restituzione adeguati). Così facendo, inoltre, si favorirebbe una maggiore responsabilizzazione degli studenti». Questione di correttezza Anche il commissario UDC Marco Chiesa è un sostenitore dei prestiti: «Ci devono essere più prestiti da rimborsare e meno sussidi a fondo perso – commenta Chiesa -. E’ più corretto verso lo Stato, e quindi verso tutti i contribuenti, e più educativo: chi riceve un aiuto deve rendersi conto che questo aiuto va anche restituito. Senza dimenticare che la restituzione comporta un vantaggio finanziario per le casse pubbliche, vantaggio vieppiù necessario in momenti di difficoltà come quelli che stiamo attraversando. Con il sussidio a fondo perso, invece, vedo il rischio che si contribuisca a creare una mentalità del “tutto è dovuto”. Anche più drastico Rodolfo Pantani (Lega): «Gli assegni a fondo perso vanno aboliti. E’ fin troppo evidente che questi aiuti vengono spesso abusati per farsi 6 mesi di vacanza in Australia o negli USA, con la scusa di imparare le lingue, a spese del contribuente. Se invece già si sa che i soldi ottenuti andranno restituiti, magari si partirà per luoghi esotici con meno facilità. Secondo me dovrebbero quindi esserci solo prestiti di studio da restituire nell’arco di 10 anni una volta finiti gli studi. I nuovi prestiti devono essere finanziati con quelli rientranti». Valenza sociale A sostenere la causa degli assegni rimane Raoul Ghisletta, capogruppo PS e – anch’egli – membro della Scolastica. «Ritengo che per il livello di base (apprendistato, liceo, università) sia preferibile il sussidio a fondo perso, per la sua valenza sociale – osserva Ghisletta -. Esso non contiene infatti l’elemento, deterrente, della restituzione, che potrebbe spaventare dei giovani anche meritevoli. Il prestito deve invece essere uno strumento complementare (ad esempio se si ripete un anno, o se si seguono formazioni speciali)». |


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