Lo scorso mese di giugno 2011, il giudice tedesco Jürgen Rudolph è stato invitato dalle associazioni AGNA (associazione dei genitori non affidatari) e Associazione delle “famiglie monoparentali e ricostituite” (ATFMR) a esporre la Cochem-Praxis, una rivoluzionaria prassi giudiziaria per risolvere i problemi legati al divorzio sviluppata nella piccola cittadina tedesca di Cochem nella Renania-Palatinato. Almeno un migliaio di inviti sono stati distribuiti agli operatori del settore famiglia, pretori, avvocati, tutori, educatori psicologi, ecc. Pochi i presenti, ma alcune persone importanti della politica famigliare locale c’erano comunque, tra cui il pretore Matteo Pedrotti (unico a trattare esclusivamente il diritto di famiglia), l’avv. Alessia Paglia (Ufficio vigilanza sulle tutele) e Roberto Sandrinelli, capostaff del settore famiglie e minorenni del Ticino. Tra i presidenti di tutoria abbiamo incrociato anche la signora avvocato Flavia Marone di Bellinzona. Pochi ma buoni?
L’esposizione del prof. Rudolph è durata meno di un’ora. Un fulmine a ciel sereno.
Fecero seguito una serie di interessanti domande e risposte tra il pubblico e il professore ospite.
Il giudice Rudolph ha alle sue spalle 30 anni di lavoro nei tribunali di famiglia. Tema della conferenza: divorzio e figli. Esordisce con una bella immagine: “Signore e signori, se io avessi iniziato con il modello di cui oggi vi illustrerò i principi teorici, non avrei lasciato dietro di me una scia di sangue lunga 15 anni”. Silenzio in aula.
Una seconda frase raggela la sala: “Due settimane di assenza genitoriale sono per ogni bambino un’eternità”. Terza frase altrettanto inaspettata: “I giudici, secondo il nostro modello, non prendono decisioni: sono i genitori che decidono!” E ancora aggiunge il prof. Rudolph: “Il piano famigliare “post-matrimonio” viene elaborato dai genitori entro 15 giorni a partire dall’inoltro della richiesta di separazione/divorzio. Per raggiungere lo scopo, imponiamo la mediazione obbligatoria, come in Gran Bretania, come in California. La tempestività è il pilastro su cui poggia il modello Cochem. L’altra colonna portante è l’interdisciplinarietà tra i professionisti che si occupano della famiglia malata. Tutti lavorano strettamente in rete. Giudici, avvocati, personale psico-sanitario, ecc. Inoltre, una volta al mese ci riuniamo per scambiarci informazioni di carattere generale, teorico e pratico. A Cochem si parte dal presupposto che non si vuole mettere sotto la tutela dello Stato cittadini-genitori non responsabili, ma ci adoperiamo affinché entrambi si occupino a pieno dell’educazione dei propri figli. Il caso più difficile da risolvere per noi quello del genitore che si rifiuta di garantire la continuità educativa-emozionale ai figli.”
Al centro stanno i bambini, ma dal loro punto di vista. Non si parla di “bene dei minori” come recita goffamente la legge nostrana, perché il bene dei minori è un concetto privo di significato, una scatola vuota, ma soprattutto è una proiezione degli adulti sui figli. E per il loro benessere, siccome tutti i figli del mondo non vogliono esser separati da padre e madre, l’autorità parentale a Cochem è sempre e solo congiunta. Per principio i figli vengono assegnati al genitore che dà le migliori garanzie per la salvaguardia del contatto con l’altro genitore. Con ciò si evitano tutte le manipolazioni e le battaglie con cui si ungono gli ingranaggi del sistema di sfruttamento delle famiglie e della lucrosa industria del divorzio. Non si mandano i figli negli istituti. “I figli amano i loro genitori anche se non sono dei modelli di santità e per questa ragione ci adoperiamo a responsabilizzare gli adulti affinché i figli vengano accuditi dall’interno della famiglia separata” afferma il Giudice Rudolph. Nel caso, ad esempio, di una madre che ostruisse il contatto con il padre, i figli vengono affidati d’ufficio al padre. Senza l’intervento di psicologi, tutori e quant’altro. Un altro tabù è stato spazzato via dal tavolo di Cochem: l’ascolto dei minori. “Sappiamo che nei nostri tribunali l’ascolto dei minori è strumentalizzato per giustificare l’allontanamento del padre e viene ignorato quando il fanciullo interrogato non conferma i pregiudizi dell’interrogante!” Ascoltando i minori si è costatato che dicono tutto lo stesso: non vogliono perdere nessun genitore onde evitare il terribile conflitto di lealtà che lacera ogni figlio di divorziandi. Per cui non è rilevante ciò che dicono, anzi: l’ascolto dei minori è considerata solo un pretesto istituzionale per scaricare la responsabilità delle decisioni sui figli!”
Anche per gli avvocati che generalmente fomentano la litigiosità tra coniugi, vi è un limite da non varcare: possono esporre nella lunghezza massima di una pagina dattiloscritta il piano di separazione. Un solo foglio per tutta la pratica. Ciò avviene nelle prime due settimane dall’inizio della contesa legale. Fine del teatro.
La testimonianza del giudice Jürgen Rudolph e la teoria esposta hanno posto a testa in giù tutto ciò che si sa e si fa nella prassi condotta dai faccendieri della fabbrica dei divorzi del nostro paese e sottrae l’osso ai faccendieri della fabbrica dei divorzi.
In Germania la Cochem-Praxis è il modello di riferimento per tutta la nazione. Ma tra gli addetti ai lavori ticinesi in sala regnava lo sconcerto, l’incredulità. Pareva che da nord fosse sceso un vento gelido. Eppure quanto il giudice Rudolph ha esposto è frutto di una pratica. Per credere basta recarsi nella piccola cittadina di Cochem, sugli arginini della Mosella, dove ebbe inizio l’esperimento nel lontano 1992.
Si spera che l’esercizio non rimanga lettera morta, un passatempo per funzionari.
Un plauso va ai presenti che hanno sentito la necessità di informarsi su quanto succede fuori dal proprio giardino. Complimenti anche ai promotori di questo incontro: le due associazioni AGNA e Monoparentali (ATFMR). Il sasso è stato lanciato nello stagno anche in Ticino. Ma Oltralpe, là dove la gente si muove e dove si decide, cosa succede? Due mesi fa, Maria Roth-Bernasconi ha inviato al parlamento una mozione (leggila al link http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20113094 ) con la quale la parlamentare chiedeva di adottare in Svizzera la mediazione obbligatoria e il modello Cochem. Ed ecco invece che il Consiglio Federale propone al parlamento di respingerla! Ossi duri questi politici! La fabbrica dei divorzi è troppo redditizia per poter rinunciare alla manna (60% della popolazione fa vita da divorziati). La crescente litigiosità nella popolazione va fomentata ed è fonte di introiti (e impoverimento delle famiglie). Interessanti e quanto mai sconcertanti le motivazioni suggerite dai funzionari, esperiti giuristi del Consiglio Federale.
Risposta del Consiglio federale del 06.06.2011 alla mozione di Maria Roth-Bernasconi.
Il Consiglio federale condivide l'esigenza, espressa nella mozione, di risolvere rapidamente, possibilmente in via extragiudiziale, le controversie riguardanti i figli. Pertanto accoglie favorevolmente anche il rafforzamento dell'istituto della mediazione, introdotto il 1° gennaio 2011 con l'entrata in vigore del Codice di procedura civile svizzero (CPC).
Il Collegio governativo respinge per contro la mediazione obbligatoria, così come richiesto dalla mozione, ribadendo che tale istituto deve fondarsi sul principio della volontarietà per conseguire una soluzione consensuale e duratura (cfr. risposta del Consiglio federale all'interpellanza Baettig 10.3995 "Anteporre la protezione dell'infanzia ai conflitti coniugali").
Il Consiglio federale inoltre giudica troppo rigida la normativa proposta. Eventuali deroghe alla disposizione in materia di mediazione resterebbero infatti escluse, sebbene siano ipotizzabili casi per i quali questo approccio è fin dall'inizio superfluo o senza speranza, ad esempio qualora i coniugi siano già d'accordo sulle questioni riguardanti i figli e intendano sottoporre al giudice richieste comuni in merito alla relativa regolamentazione oppure semplicemente si rifiutino di comunicare e di trovare soluzioni in modo cooperativo. Occorre pertanto valutare la necessità e l'opportunità di una mediazione nel caso concreto, principio cui per altro si attiene anche il CPC quando, all'articolo 291, dispone che il giudice convochi le parti a un'udienza di conciliazione e cerchi di raggiungere un'intesa fra i coniugi in merito alle conseguenze del divorzio. Prima di adottare disposizioni riguardo ai figli, il giudice può ingiungere ai genitori di tentare una mediazione (art. 297 cpv. 2 CPC). Questa normativa consente di trovare una soluzione individuale appropriata. (…) Solo recentemente il Parlamento ha adottato le regole di procedura civile in materia di mediazione e inserito disposizioni analoghe nel futuro diritto di protezione dei minori e degli adulti (nuovo art. 314 cpv. 2 CPC). Il Consiglio federale non ritiene opportuna una corrispondente modifica del CPC, prima di aver raccolto sufficienti esperienze con le nuove basi legali. Tuttavia, si riserva la possibilità di ritornare sulla richiesta avanzata dall'autrice della mozione in occasione della revisione in materia di autorità parentale.
I commenti sono superflui. Andiamo inesorabilmente di male in peggio.
Per informazioni e bibliografie sulla Cochem-Praxis si raccomanda di consultare le pagine web: www.ak-cochem.de e www.miopapageno.ch
Adriano Heitmann,
Membro di comitato del Movimento Papageno


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