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I giovani e il Muro di Berlino

Da: La regione 7.1.11 pag 3

Il dibattito

I giovani e il Muro di Berlino

di Roberto Sandrinelli, candidato Ps al Consiglio di Stato

La maggior parte dei giovani di oggi, in età compresa fra i 12 e i 25 anni, sono nati dopo la caduta del Muro di Berlino. Almeno due generazioni che apprenderanno il significato di questo evento epocale attraverso i media e, fra qualche anno, sui libri di storia.

Questi giovani sono in gran parte figli di genitori che hanno vissuto direttamente o indirettamente gli anni della contestazione giovanile che ha caratterizzato la fine degli anni 60 e tutti gli anni 70.

Ma i giovani di oggi sono diversi da quelli di ieri? La domanda è legittima e la risposta sembra essere scontata. Se dovessimo infatti svolgere fra la popolazione adulta un sondaggio che descriva l’identità e il profilo dei giovani di oggi, quasi certamente raccoglieremmo una serie di indicazioni simili a quelle che un medesimo sondaggio avrebbe ottenuto venti o quarant’anni fa!

Come dire che i tempi cambiano ma l’attitudine degli adulti verso i giovani resta invariata. Già nel 3000 a.C. nell’antica Babilonia, una profezia scolpita su una tavola di sasso indicava che la società non avrebbe avuto un futuro a causa della gioventù sconsiderata e inaffidabile! Anche oggi quando gli adulti parlano dei giovani tendono a qualificarli attraverso i presunti difetti o i limiti, dimostrando un nostalgico passatismo e dimenticando che i giovani sono il futuro di ogni società, una risorsa sulla quale occorre investire, nell’interesse di tutti, giovani e meno giovani.

Famiglia, formazione e lavoro sono le principali aree sociali di riferimento per veicolare l’integrazione dei giovani e garantire sviluppo e prosperità a tutta la società. La politica familiare deve pertanto essere modernizzata per rispondere in modo efficace all’evoluzione dei bisogni delle nuove generazioni, ad esempio per sostenere i genitori nel conciliare la crescita dei figli e le ambizioni o le esigenze del lavoro.

La formazione, sia quella di base che quella continua, deve permettere ad ognuno di definire un percorso motivante e che permetta uno sbocco professionale in grado di garantire l’autonomia e la realizzazione di sé, ovviamente con la necessaria flessibilità sempre più richiesta dal mondo dell’economia. Il lavoro, oltre che indiscutibile valore che nobilita l’uomo, permette l’acquisizione di una stabilità materiale, emotiva e psicologica sulla quale fondare le premesse per costruirsi una famiglia. Per questo motivo occorre combattere la crescente precarizzazione delle forme di lavoro, sempre più orientate verso il profitto.

Se il Muro di Berlino ha rappresentato il simbolo di due ‘pensieri’ che non si volevano capire, è ora di farlo cadere anche fra le generazioni promuovendo la comunicazione e l’intesa fra adulti e giovani.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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