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L'OPINIONE ROBERTO SANDRINELLI* PER UNA SOCIALDEMOCRAZIA MODERNA

Da: CdT 23.12.10 pag 43

L'OPINIONE ROBERTO SANDRINELLI*
PER UNA SOCIALDEMOCRAZIA MODERNA


In Ticino benefi­ciamo di una si­tuazione di benes­sere generale tutto sommato confor­tante e la nostra economia, certa­mente non total­mente al riparo dalle crisi struttu­rali e dagli scosso­ni congiunturali, regge e, fortunatamen­te, produce ricchezza. In una sua dimen­sione per certi aspetti paradossale, il no­stro sistema produttivo porta in grem­bo una quota fastidiosa di disoccupa­zione e contemporaneamente è in gra­do di offrire poco meno di 50.000 posti a lavoratori frontalieri.
Questo stringato preambolo, certamen­te fuori dal coro del pessimismo gene­ralizzato che da qualche tempo incom­be sul nostro cantone, vuole tinteggia­re, con qualche venatura di rassicuran­te realismo, il quadro generale che sarà al centro del dibattito politico in occa­sione delle scadenze elettorali della pros­sima primavera. Nell'analisi politica, nulla può essere più fuorviante, del­l'estraniarsi dalla realtà dei fatti. Que­sta visione delle cose, beninteso, non ci deve distogliere dalla necessità di affron­tare gli innegabili problemi e tantome­no deve essere confusa con i rigurgiti po­pulisti capaci di oscillare, con disinvol­to opportunismo, tra il catastrofismo più estremo al
«tout va bien, madame la marquise» . Alla costruzione di que­sta situazione di sicurezza sociale nella quale trova conforto anche l'economia, hanno certamente contribuito in modo tangibile i socialisti. In Ticino il Partito socialista, con la sua decisiva presenza in governo, ha fornito impulsi decisivi per esempio alla creazione nel 1959 del Dipartimento delle opere sociali che ha dato il la alla definizione di un sistema sociale forte. I socialisti e con loro la par­te progressista della società, devono tut­tavia interrogarsi su come rinnovare anche in futuro il proprio ruolo all'in­terno della politica.

In un contesto dove, da una parte si ri­scontra un innegabile crisi generale di tutti i movimenti della sinistra europea e dall'altra si assiste ad un'offensiva del­la destra e dei movimenti populisti, mae­stri nel far leva sulla popolazione con gli strumenti della paura e della tensione, la socialdemocrazia deve rivedere la pro­pria azione politica su diversi fronti.
Per prima cosa non si può esimere dal riflettere sulle ragioni che hanno porta­to a una sua relativa emarginazione dalla società e a un allontanamento dai problemi, dalle preoccupazioni e dalle aspettative di larghe fasce di cittadini. In questa direzione è necessario aumen­tare la disponibilità all'autocritica e svi­luppare una maggiore flessibilità di fronte ai cambiamenti sociali. Si tratta per esempio di prestare attenzione an­che ai numerosi bisogni emergenti che non si incarnano nelle categorie socia­li tradizionali ma che attraversano lar­ghi tratti della nostra società. Basti pen­sare ai mutamenti intervenuti nel mon­do del lavoro dove l'opposizione sala­riati-imprenditori non rende più conto della complessità della realtà. Si pensi per esempio ad una serie di problemi emergenti quali quelli della disoccupa­zione giovanile e quella degli over 50, quelli dei lavoratori precari e a reddito modesto ma anche ai legittimi interes­si degli artigiani o di chi opera in picco­le attività indipendenti, confrontati con la crescente concorrenza sul mercato in­
terno e su quello esterno, con l'instabi­lità degli affari, la pressione fiscale, la difficile reperibilità dei finanziamenti. Un altro tema che crea qualche imba­razzo è quello del ruolo dello Stato, che non può essere confinato alla sua di­mensione quantitativa e alla difesa stre­nua dell'impiego pubblico, ma che de­ve far preferire anche alla sinistra un approccio che tenga conto della quali­tà dei servizi pubblici, a tutela anche di coloro - e sono molti - che operano con efficienza e competenza all'interno del­la pubblica amministrazione.
La sinistra deve anche liberarsi da al­cuni tabù che le impediscono di affron­tare con lucidità ed efficacia alcune que­stioni maggiori come per esempio quel­la della fiscalità. Non è più possibile evi­tare un confronto costruttivo sul tema della fiscalità dove si deve far fronte ad una maggioranza di popolazione osti­le ad ogni forma di imposizione fiscale e a cui bisogna far capire quanto sia im­portante poter contare su uno Stato for­te senza che questo incida pesantemen­te sulle libertà individuali, quella di im­presa, prima di tutte.
Basterebbe a questo proposito recupe­rare le sapienti parole di Tommaso Pa­doa Schioppa, un'economista liberale, al di sopra di ogni sospetto di faziosità, scomparso negli scorsi giorni: «Nessu­no paga volentieri le tasse; ma chi non preferirebbe anche prendersi gratuita­mente cibo e vesti nei negozi? Le tasse servono per soddisfare bisogni pretta­mente individuali (strade, giustizia, confini sicuri, ordine interno, istruzio­ne, cure mediche) che nessuno sarebbe in grado di soddisfare da solo (…). L'eva­sione fiscale è un furto ai danni dei con­tribuenti onesti».

* candidato del PS per il Consiglio di Stato





 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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