Da: La regione, 2.2.2011 pag 4
Il Dipartimento istituzioni affida all’Ufficio di patronato la presa a carico di coniugi e conviventi ‘turbolenti’
di Andrea MannaIl Ticino si appresta a colmare quella che da più parti è considerata un’importante lacuna, ovvero l’assenza di un sostegno psico-sociale cantonale agli autori (e alle autrici) di violenza domestica affinché non alzino più le mani. Il Dipartimento istituzioni ha infatti deciso di affidare a un proprio servizio – l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, meglio noto come Ufficio di patronato – la presa a carico del coniuge o del convivente ‘turbolento’ che è stato temporaneamente allontanato dal suo domicilio, una misura amministrativa che viene disposta dalla polizia.
Le competenze dell’Ufficio di patronato, che oggi si occupa, dietro segnalazione delle autorità penali, del reinserimento sociale delle persone condannate oppure in attesa di giudizio, saranno quindi « ampliate », afferma dal Dipartimento istituzioni il direttore della Divisione giustizia Giorgio Battaglioni . « Abbiamo voluto far capo a un nostro servizio già attivo nel settore penale con un lavoro di consulenza e cura – spiega Battaglioni –. Le modalità di intervento degli otto operatori sociali dell’Ufficio di patronato verranno definite con la Polizia cantonale e il “Gruppo di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica” coordinato da Marilena Fontaine , gruppo che ha caldeggiato la presa a carico anche degli autori di violenza domestica ».
Da diverso tempo in Ticino esistono servizi che aiutano coloro che subiscono violenza – fisica ma pure psicologica – tra le mura di casa, donne soprattutto. Chi segue invece il coniuge manesco o il convivente dall’insulto facile? « Occupandoci del reinserimento sociale delle persone che hanno commesso reati penali in generale, seguiamo anche autori di violenza domestica che sono stati denunciati al Ministero pubblico o condannati – ricorda la responsabile dell’Ufficio di patronato Luisella Demartini –. In futuro seguiremo pure gli autori di violenza domestica che sono stati colpiti dal provvedimento amministrativo dell’allontanamento provvisorio dal domicilio, come non escludiamo di occuparci anche delle persone segnalate all’autorità quali potenziali autrici di atti violenti ». Riguardo all’accennata misura amministrativa, interverrete in tutti i casi di allontanamento? « È uno degli aspetti che discuteremo con la polizia e le autorità giudiziarie. Personalmente – aggiunge Demartini – ritengo che sia opportuno avere perlomeno un colloquio con ogni persona della quale è stato ordinato l’allontanamento e questo in un’ottica preventiva, per scongiurare comunque il rischio di recidiva » . La presa a carico degli autori di violenza domestica da parte dell’Ufficio di patronato « dovrebbe iniziare tra marzo e aprile, una volta stabiliti gli accordi con i vari partner »: la polizia, la magistratura, il Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica e i servizi che si occupano delle vittime.
Il delicato tema della violenza tra le mura di casa è stato al centro lo scorso novembre a Monte Carasso di una conferenza pubblica promossa dalla “Commissione consultiva per le pari opportunità fra i sessi” con la collaborazione delle associazioni femminili e del Cantone. In quell’occasione il presidente del governo Luigi Pedrazzini aveva preannunciato l’istituzione di un “servizio cantonale” per la presa a carico di autori e autrici di violenza domestica (“Sarebbe un ulteriore e importante tassello nella lotta contro questo fenomeno”, aveva rilevato il capo del Dipartimento istituzioni). Un servizio sollecitato anche da una mozione inoltrata alla vigilia della conferenza di Monte Carasso da sette deputate al Gran Consiglio, prima firmataria la socialista Pelin Kandemir Bordoli . Il Consiglio di Stato si attivi “al più presto” per realizzare pure in Ticino “dei programmi e delle consulenze mirate per autori e autrici di violenza domestica, così da impedire che si verifichino e si ripetano atti di violenza che creano sofferenza e rappresentano una piaga sociale”: tale la richiesta delle sette parlamentari. Poco prima di Natale la decisione del Dipartimento istituzioni di far capo all’Ufficio di patronato.
In gennaio oltre 60 interventi
Una “piaga sociale”, quella della violenza tra le pareti di casa, che trova conferma nei dati fornitici dal sergente Gian Mario Cocchi , che in seno alla Polcantonale coordina il “Gruppo violenza domestica”. Durante lo scorso mese gli interventi di polizia sono stati 64, di cui sedici sfociati in denunce al Ministero pubblico (« Dall’aprile 2004 vie di fatto, lesioni semplici e minacce sono reati perseguibili d’ufficio »). Otto le persone allontanate, tutti uomini. Cocchi: « La durata minima dell’allontanamento, misura amministrativa introdotta il 1° gennaio 2008, è di dieci giorni ».
Dal 1° gennaio di quest’anno dunque oltre sessanta interventi in Ticino per violenza domestica. Lo scorso anno sono stati complessivamente 789 (536 nel 2009): 323 con denunce alla Procura. Centonove le persone allontanate dai rispettivi domicili: 102 uomini e 7 donne. « Dal 1° gennaio 2008 poco più di 290 gli allontanamenti ordinati dalla polizia e tutti confermati in prima istanza dai pretori ». Il fenomeno tuttavia non accenna a diminuire. « Va però detto – osserva il sergente della Cantonale – che sono sempre di più le vittime e i vicini di casa che segnalano determinate situazioni: le campagne di sensibilizzazione e l’informazione dei media stanno dando i loro frutti ».


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