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Progetto Sommaruga, l’ira dei genitori non affidatari

Da: Mattino della Domenica 16.1.11 pag 16
 
«Si vogliono creare dei casi sociali»
LORENZO QUADRI
Per il segretario AGNA, l’ “ampliamento” che la ministra della Giustizia vuole apportare al progetto di riforma sull’autorità parentale congiunta contraddice la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo
 
$imonetta sommaruga
 
L'ultima mossa della Consigliera federale Simonetta Sommaruga non è piaciuta per nulla all'Associazione genitori non affidatari (AGNA). Accade infatti che la neo Ministra della Giustizia intenda "ampliare" il progetto di riforma del Codice civile svizzero sull'autorità parentale congiunta.
 
Il progetto prevede che quest'ultima sia la regola, anche se i genitori sono separati. Tuttavia, quando sembrava che la meta fosse vicina, ecco che Sommaruga scombina le carte in tavola. Il Dipartimento federale di Giustizia e polizia vuole infatti inserire nel messaggio sulla revisione del Codice civile, oltre all'autorità parentale congiunta, anche un'altra novità, che ha mandato su tutte le furie i genitori non affidatari. La novità riguarda l'obbligo di mantenimento. Semplificando la situazione: attualmente l'ex coniuge che lavora (in genere il padre) e deve versare gli alimenti all'altro, lo deve fare nella misura in cui il suo minimo vitale non ne viene intaccato. In sostanza, dopo il pagamento degli alimenti, l'ex marito non può ritrovarsi con meno del minimo vitale. Se questo non basta a coprire il fabbisogno anche dell'ex moglie che non lavora, è quest'ultima a dover fare capo a prestazioni assistenziali. Adesso, invece, il Dipartimento federale di giustizia e polizia propone che il debitore degli alimenti, qualora i suoi mezzi non bastassero a finanziare due economie domestiche, possa essere lasciato anche con meno del minimo vitale. Risultato: in assistenza rischiano di andare entrambi gli ex coniugi. Quindi due persone in assistenza invece di una.
 
“Proposta scandalosa” « La proposta è scandalosa – commenta l’avv. Paolo Tami , segretario AGNA -. In pratica, si vuole togliere ad una persona che lavora anche il minimo vitale. A mio avviso un’ipotesi del genere è contraria alla Costituzione, ed anche alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Viola la dignità della persona. Lo stipendio è di chi lo guadagna, se il principio della garanzia della proprietà vale ancora qualcosa. Qui invece si propone di depauperare persone che lavorano, lasciandole senza nemmeno il minimo vitale, e trasformandole in casi sociali. Risultato: una persona che lavora e guadagna si trova a dover andare in assistenza. Si crea così un caso sociale in più – e lavoro per i servizi sociali. Ma andiamo oltre: chi glielo fa fare a questa persona di lavorare, se poi il frutto del suo lavoro le viene tolto? E’ chiaro che l’ex marito che si troverà in queste condizioni, sarà fortemente tentato, e come dargli torto, di smettere di lavorare e di farsi mantenere per intero dallo Stato. Oppure, per stare a galla, si metterà a lavorare in nero. Per non parlare delle implicazioni psicologiche cui va incontro chi si trovasse a far fronte ad un simile saccheggio del suo salario. In poche parole, la proposta di Sommaruga è semplicemente disastrosa. Se poi – prosegue il segretario AGNA - la Consigliera federale crede di poterla “blindare” facendone un pacchetto unico con l’autorità parentale congiunta, ha sbagliato i calcoli; perché, a mio giudizio, piuttosto che accettare una simile aberrazione, i genitori non affidatari rinunceranno all’autorità parentale congiunta ».

Una cosa è certa: l’ “ampliamento” del progetto sull’autorità parentale congiunta, invece di avvicinare la soluzione, la allontana.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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