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C'è un appello, esplicito, che emerge dalla lettera sopra pubblicata:
in Ticino mancano strutture di "pronta emergenza" per gli adolescenti
problematici ed aggressivi. «
È vero. La questione è di stretta attualità
» ci dice
Reto Medici,
magistrato
dei minorenni e membro del Gruppo di lavoro su giovani e violenza
istituito dal Consiglio di Stato. Il problema esiste ed infatti il
gruppo citato ha fatto propria la richiesta di aprire anche in Ticino
un centro specifico, così come già esistono oltre S.Gottardo. «
Se il minorenne oggi si trova in un foyer ed è difficile da
contenere, siamo già arrivati alla fine delle strutture disponibili.
La fase evolutiva dell'adolescenza porta a cercare i limiti: se manca
l'offerta, la situazione diventa difficile»
precisa
Medici. Questi centri, come detto, sono ubicati in altre regioni
linguistiche e la collaborazione col Ticino è buona, ma non basta. «
In queste strutture il ricovero non va oltre i quindici giorni e
serve, appunto, a contenere la fase aggressiva dell'adolescente
problematico già ricoverato nei foyer
». Una scelta logistica, dunque, per far scendere la tensione accumulata e ingestibile altrove.
In Ticino, mancando questi centri specializzati, si finisce col far capo alle cliniche psichiatriche «
che non sono certo il luogo ideale, come del resto segnala il direttore della Clinica psichiatrica cantonale
» aggiunge il magistrato
dei minorenni. Collocamenti ordinati dai medici di picchetto, non dalle
autorità. Da qui la richiesta del Gruppo di lavoro: l'apertura di un
centro acuto per giovani problematici è una priorità.
E lo è perché oggi, spiega Medici, questi ragazzi vengono dimessi dai
foyer perché appunto ingestibili; si attende che commettano reati un
po' più gravi così da poterli poi collocare in una struttura penale.
Insomma, la strada è già segnata. Il risultato? «
Molta più sofferenza per il minore, per i suoi familiari e per le vittime; per tutti coloro che restano coinvolti
». L'emergenza si direbbe palese, eppure c'è chi non è d'accordo... «
È così, anche perché agli
inizi degli anni Novanta questi istituti erano vuoti. Nel frattempo
però la situazione è cambiata e oggi questi strumenti sono necessari;
spazi protetti, chiusi, dove poter fare una tappa per imparare a
gestire la propria aggressività
».
Il giovane processato martedì scorso a Lugano è un figlio adottivo. In questi casi i rischi aumentano? «
Ovviamente non si può generalizzare. C'è però una ricerca fatta in
Scandinavia e pubblicata alcuni anni fa sulla Rivista medica inglese,
dove emerge che i figli adottati hanno in effetti più problemi con la
giustizia e accusano più difficoltà nella salute mentale. L'abbandono
- precisa Medici -
gioca un peso determinante. In Ticino da tempo (siamo un cantone pioniere)
informiamo i genitori che adottano e quest'ultimi possono
frequentare corsi di preparazione all'adozione. In seguito c'è poi la
possibilità di far capo a uno psicologo».
A.BE
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