Da: La regione 17.12.10 pag 5
Invalidi, reinserimento obbligatorio
La sesta revisione Ai cancella le rendite a 17 mila beneficiari. Ma nessuna quota verrà imposta alle aziende
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Berna – La sesta revisione dell’assicurazione invalidità (Ai), che si ripropone di ridurre del 5% il numero delle rendite entro il 2018, ha superato anche l’esame del Consiglio nazionale. Il progetto torna agli Stati per divergenze minori, ma la maggioranza borghese è riuscita a far approvare le disposizioni più contestate. Circa 17 mila persone perderanno quindi il diritto a una rendita e dovranno reinserirsi nel mondo del lavoro. Le imprese però non saranno obbligate ad assumere una quota di handicappati.
La sinistra ha tentato in tutti i modi di opporsi a questa riforma che a suo avviso penalizza una volta ancora le persone con handicap, non esige nessuno sforzo da parte dei datori di lavoro e discrimina intere categorie di malati. Al voto finale il progetto è però stato approvato con 115 voti contro 63.
La sesta revisione prevede che tutte le rendite vengano sistematicamente riesaminate e che venga valutato il potenziale di reinserimento di ogni beneficiario. Le persone che soffrono di dolori cronici non dovuti a cause organiche, come la fibromialgia o patologie simili, a cui è stata concessa una rendita prima del 2008, potrebbero non avere più diritto all’Ai.
Per socialisti e Verdi questo provvedimento, che colpirebbe circa 4’500 persone, è iniquo. Non è colpa loro se l’Ai è finita nelle cifre rosse, è inaccettabile che siano loro a pagare per gli sbagli dei politici, ha detto Silvia Schenker (Ps/Basilea Città). Molti oratori temono inoltre che questa misura crei un pericoloso precedente che permetterà in futuro di escludere dall’Ai anche alcuni disturbi psichici. La depressione, la schizofrenia, le psicosi, i disturbi della personalità e altri disturbi non sono inclusi in questa disposizione, ha assicurato il consigliere federale Didier Burkhalter. La misura è stata accolta con 116 voti contro 63.
In totale si stima che da 16 a 18 mila persone perderanno il diritto all’Ai e dovranno tornare nel mondo del lavoro. Per favorire il loro reinserimento la commissione del Nazionale aveva proposto di obbligare le grandi imprese con oltre 250 dipendenti ad assumere almeno l’1% di handicappati la cui rendita sarà ridotta o soppressa a causa della riforma. Solo introducendo una quota sarà possibile raggiungere l’obiettivo ambizioso di sopprimere 12’500 rendite ponderate, ha spiegato Ignazio Cassis (Plr), relatore della commissione. «Se i datori di lavoro non fanno nessuno sforzo, i programmi di reinserimento dell’Ai, per i quali è previsto un grosso investimento, non serviranno a nulla» , ha aggiunto Christine Goll (Ps/Zurigo).
La maggioranza dei deputati borghesi però si è opposta all’introduzione di quote. L’idea della commissione è così stata bocciata con 114 voti contro 74, nonostante il fatto che all’ultimo momento sia stata ritirata una proposta di minoranza più esigente che prevedeva di riservare agli invalidi almeno il 2% del totale dei posti di lavoro delle imprese con almeno 100 dipendenti.
La destra è riuscita ad imporsi anche in merito all’articolo che prevede la possibilità di un periodo di prova di 180 giorni per verificare se l’invalido possiede effettivamente le capacità di svolgere un lavoro. In questo lasso di tempo continuerebbe a ricevere la rendita Ai e le indennità giornaliere. I dipendenti hanno tutti i doveri, compreso quello di effettuare ore supplementari, mentre i datori di lavoro hanno tutti i diritti e non sono tenuti neppure a versare un salario minimo, hanno sottolineato i deputati Verdi e socialisti.
Lo schieramento rosso-verde non è riuscito nemmeno nell’intento di ampliare i criteri di attribuzione del “contributo di assistenza”. Questa nuova prestazione permette agli invalidi di assumere un aiuto a domicilio ed evitare così il ricovero in istituto, ma il Consiglio nazionale ha deciso che non potrà essere utilizzata per indennizzare un familiare che si prende cura di un handicappato. A nulla sono valsi gli sforzi per ottenere un riconoscimento per il lavoro fornito gratuitamente dalle famiglie. Bisogna risanare le casse dell’Ai, non incrementare i costi, hanno risposto i deputati borghesi. Per compensare i 50 milioni di spese in più dovuti all’introduzione del contributo di assistenza, saranno ridotti della metà gli assegni per grandi invalidi che vivono in istituto.
L’intervista
Danilo Forini (Pro Infirmis): i desideri politici e la realtà non sono la stessa cosa
SGFacile dire reinserimento professionale. Ma la realtà parla un’altra lingua: è fatta di persone con handicap più o meno gravi, e di un mercato del lavoro che – orientato a flessibilità ed efficienza, oltre che praticamente saturato da “misure attive” per reinserire disoccupati, assistiti e invalidi – tende a espellere, o perlomeno a respingere, piuttosto che ad accogliere chi vive una condizione di disagio.
Con questa realtà fanno i conti ogni giorno gli assistenti sociali della Pro Infirmis, organizzazione di aiuto ai disabili che peraltro ha sempre sostenuto sin qui le successive revisioni dell’assicurazione invalidità (Ai), il principio dell’equilibrio finanziario e le diverse misure adottate in quest’ambito per favorire l’inserimento professionale dei beneficiari di una rendita Ai. Ora però la misura pare davvero colma.
«La revisione votata ieri dal Consiglio nazionale fissa degli obiettivi quantitativi che non hanno nessun rapporto con la realtà del mercato del lavoro e il vissuto delle persone invalide» , dice alla ‘ Regione’ Danilo Forini , che a fine anno subentrerà ad Enrico Matasci alla testa di Pro Infirmis Ticino e Moesano. «Le nuove misure – prosegue Forini – sono semplicemente il frutto di desideri politicobudgetari completamente slegati dalle reali possibilità delle persone con handicap, molte delle quali non chiedono altro che di “sentirsi utili”, di sentirsi “veri cittadini”, di trovare un vero posto di lavoro» . Un posto di lavoro che, come ha dimostrato un recente sondaggio della stessa organizzazione, buona parte delle grandi aziende in Svizzera non sono disposte ad offrire.
Per il neo-direttore di Pro Infirmis Ticino e Moesano, la revisione avrebbe dovuto contemplare «un equilibrato sistema di bonus-malus nei confronti dei datori di lavoro, soprattutto nelle grandi aziende, e un sistema di quote, capace tuttavia di evitare alcuni effetti perversi come l’assunzione di “pseudo-lavoratori” con handicap solo per rispettare una percentuale» . «Alcune persone con handicap – rileva Forini – si potrebbero così trovare comunque senza un lavoro e senza le prestazioni finanziarie dell’Ai necessarie per vivere dignitosamente. Disabili e poveri, persone il cui inserimento professionale risulterà ancora più difficoltoso. Ci sarà inoltre un impatto finanziario su Cantoni e Comuni, che finanziano l’assistenza» .
Per di più, a due anni dall’entrata in vigore della quinta revisione dell’Ai, non è ancora chiaro qual è l’effetto delle misure di reinserimento professionale varate all’epoca. «L’unica cosa che sappiamo è che l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) aveva annunciato la creazione di tremila impieghi grazie al progetto “Job-Passerelle”, mentre secondo i dati delle organizzazioni del settore, i posti di lavoro creati ad oggi grazie a questo strumento – nonostante l’impegno degli enti coinvolti – sono solo una trentina» , osserva Danilo Forini, aggiungendo: «L’impressione di chi opera quotidianamente sul terreno è che sia davvero difficile per le persone con un handicap trovare un posto di lavoro» .
La Pro Infirmis saluta per contro l’approvazione del cosiddetto “contributo di assistenza” grazie al quale gli invalidi possono assumere un aiuto a domicilio, evitando così in alcuni casi il ricovero in istituto. Ma la soddisfazione è mitigata dal fatto che non sarà possibile utilizzare tale contributo per indennizzare i familiari, una limitazione che avrà un’incidenza reale «sulla scelta di persone con importanti handicap di vivere al proprio domicilio» , scelta «spesso possibile proprio grazie all’abnegazione di famigliari che in molti casi rinunciano ad un lavoro» , spiega un Danilo Forini preoccupato pure per «i 3 milioni all’anno di costi supplementari a carico del canton Ticino provocati dal dimezzamento degli assegni per grandi invalidi che vivono in istituto» e ancor più per il prossimo passo della revisione dell’Ai, la 6b, che prevede «una riduzione massiccia delle rendite, soprattutto di quelle corrisposte a persone con handicap gravi» .
Enti preoccupati
ATSBerna – Associazioni ed enti attivi nell’aiuto a disabili, invalidi e portatori di handicap, sono molto preoccupati per l’approvazione da parte del Nazionale del primo pacchetto di misure della sesta revisione dell’Ai. «È un colpo inferto alla solidarietà» , «una spada di Damocle come regalo di Natale» , «una notizia disastrosa per gli assicurati e le loro famiglie» , dicono Pro Mente Sana e Agile (Aiuto reciproco svizzero Andicap), cui sono affiliate 40 organizzazioni.



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