Da: www.giornaledelticino.ch 13.12.10
Almeno per due anni, cioè sia quello che sta per concludersi sia il prossimo, i cittadini ticinesi meno abbienti potranno beneficiare di un aiutino in materia di sussidi per onorare le odiate fatture in puntuale arrivo dalle Casse malati. Aiutino, s’intenda; nulla di clamoroso, nulla che possa compensare gli effetti della mazzata sui premi (incremento medio, più 6.4 per cento); ma sempre meglio di quel nulla con cui si rischiava di seppellire il 2010 senza il conforto dei sacramenti. A volerla stimare “grosso modo”, un paio di biglietti da 100 pro quota cranica; che tuttavia, all’interno di molte economie domestiche, possono anche fare la differenza. Metodo adottato, l’innalzamento dei limiti di reddito per l’accesso al sussidio minimo, come segue: per le persone singole, da 22'000 a 28'000 franchi; per le famiglie, da 34'000 a 40'000 franchi; per le famiglie “vincolate” al reddito di riferimento, da 55'000 a 60'000 franchi; per il terzo figlio, da 65'000 a 70'000 franchi.
Non tutto è filato propriamente liscio, in aula, perché c’è sempre chi voglia agganciare una critica di sapore partitico (non politico) anche quando vi sia stato il consenso in sede commissionale ed anche quando la natura del provvedimento sia sacrosanta. Due righe basteranno tuttavia per rilevare e per valutare l’impennata di Giovanni Merlini, intervenuto a nome del Plr per dire che dalle sue sponde non sarebbe stata espressa una posizione organica ossia di gruppo. Per parte sua, il già presidente ha tentato di porre e di imporre qualche “distinguo” riassumibile alle seguenti voci: a) tratterebbesi di “concessioni bislacche”; b) tratterebbesi di forme di “assistenza a pioggia”. Si spezzi una lancia a favore di Fabio Regazzi e dei suoi colleghi commissari coloro che hanno operato per mettere sul piatto la proposta di iniziativa parlamentare elaborata: dopo mesi e mesi di traccheggiamenti e di mezzi “sì” diventati improvvisamente “no” (pare proprio che i consiglieri di Stato uscenti vogliano evitare di lasciare residui sui successori; ma a questa stregua diventa inutile l’intero ultimo anno di una legislatura…), il testo è stato redatto e messo in pagina nel volgere di pochi giorni, e non doveva essere proprio il peggio della cavagna dal momento che esso ha incontrato il favore di una consistente maggioranza. Persino ovvia la dichiarazione di principio da parte di Manuele Bertoli, futuro ex-segretario del Partito socialista, ad avviso del quale tale provvedimento sarebbe stato da rendersi definitivo anziché transitorio. La consueta e plateale logica del “tutto e sùbito”; del resto, non è nemmeno detto che dopo le Cantonali di aprile 2011 quel particolare Dipartimento rimanga nelle mani dell’epigono di Patrizia Pesenti in Governo. Giusto che si sta parlando dell’odierna titolare del “dossier”: operazione “né provvisoria né dispersiva”, è stata la replica, e chi voglia capire capisca.
I socialisti sono infine stati al gioco; idem dicasi per la rappresentanza pipidina, ben articolata dietro alle tesi esposte da Gianni Guidicelli. Convinta l’adesione dei deputati leghisti, per quanto Attilio Bignasca abbia espresso un dubbio sulla percezione di tale provvedimento (“Se va bene, per le cifre in gioco si muoverà uno su due tra gli aventi diritto”). Un avallo anche da Pierre Rusconi per l’Udc - con critica non velata al metodo seguito in seno all’Esecutivo - e da Greta Gysin per i Verdi. Quanto all’impatto sulle finanze cantonali, la stima si situa su un massimo di 3'300'000 franchi; ma, come detto, Palazzo delle Orsoline potrebbe cavarsela anche con meno.


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