Da: CdT del 15.4.15 pag. 34
Ho un sogno: in chi opera nel sociale vorrei percepire e avvertire amore verso gli utenti. Se lavorassi nel sociale, se fossi un assistente sociale, un educatore, uno psicologo, uno psichiatra, uno psicoterapeuta, un presidente o un membro dell’autorità regionale di protezione (ARP), un curatore, un tutore o un qualsiasi altro operatore sociale, e non avessi amore, non servirei a niente.
Per occuparsi di socialità bisogna avere amore da donare. Occorre essere maturi ed equilibrati, pensare al bene altrui, a quello vero. Bisogna avere amore per la gente, amore per gli utenti, un amore sincero. Se non si ha amore per le persone cui il lavoro quotidiano si rivolge, è stato scelto il mestiere sbagliato. Senza amore, l’operatore sarà autoritario e non autorevole. Senza amore ed empatia, egli rischia di peccare di presunzione, arroganza, vanità, preminenza, predominio. È al posto sbagliato. Il vero operatore è a disposizione della gente per servirla e non per dominarla, per esser loro vicino nel momento del bisogno, con imparzialità. Se necessario mostrando fermezza e determinazione ma sempre con amore. L’amore interiore verso gli utenti comporta un’attitudine di comprensione, di vicinanza emotiva, di cortesia, di rispetto, di servizio, di umiltà. L’operatore sociale e delle ARP deve adoperarsi per unire e non per dividere, per recuperare e non per distruggere, per costruire e non per smantellare, per salvare e non per condannare. Tutelare e proteggere i legami e i rapporti familiari, favorirli e non impedirli. Deve avere nel cuore e nella mente come unico obiettivo il bene dell’utente, del pupillo, del bambino, dell’intera famiglia.
Il potere della sua posizione non gli è dato per opprimere o reprimere ma per accogliere e incoraggiare. Ponzio Pilato disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta.Gli disse allora: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto.». La responsabilità degli operatori sociali è importante, ma quella di coloro che li formano, li assumono e li mantengono a determinate posizioni, lo è ancora di più. Gli operatori che hanno smarrito la via dell’amore e si sono trasformati in freddi funzionari statali non devono poter lavorare nel sociale, a contatto con le persone, fare valutazioni o emettere decisioni con conseguenze incalcolabili per l’utente (adulto o minore che sia). I dirigenti dei servizi preposti devono dare chiare direttive operative ai loro sottoposti: l’amore per l’utente è la prima, la più importante. Da essa scaturiranno automaticamente tutte le altre.
Gianfranco Scardamaglia,
Coordinatore del Movimento Papageno e Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi



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