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Consiglio della Magistratura, buon funzionamento e immagine della giustizia ticinese: a quando accertamenti d’ufficio nelle preture?

Da: Mattino domenica, 15.9.13, pag 26, papageno: in nome dei figli e dei futuri padri

Consiglio della Magistratura, buon funzionamento e immagine della giustizia ticinese: a quando accertamenti d’ufficio nelle preture?

Come descritto nel sito www.ti.ch, al Consiglio della magistratura è ri­servato il potere disciplinare e di sorveglianza sui magistrati e sulle altre persone che svolgono funzioni giudiziarie a tempo parziale. I com­piti del Consiglio della magistratura sono: esame del funzionamento della giustizia, con la presentazione di un rapporto annuale al Consiglio di Stato (che lo pubblica nei suoi rendiconti); la segnalazione al Di­partimento delle istituzioni di even­tuali problemi organizzativi; l'ado­zione di sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati; l'esonero dei magistrati quando per malattia o per altre cause non possono adem­piere convenientemente i doveri della carica. Il Consiglio della ma­gistratura (CdM) deve in ogni caso rispettare l'autonomia dei magistrati nelle loro decisioni. Non gli è perciò consentito d'interferire nelle cause giudiziarie. Il diritto disciplinare si prefigge di salvaguardare il buon funzionamento e l'immagine della giustizia. Un intervento di natura di­sciplinare nei confronti dei magi­strati presuppone quindi un'inadem­pienza nell'esercizio della funzione o un comportamento offensivo della dignità della magistratura. Il proce­dimento disciplinare è avviato d'uf­ficio o su segnalazione scritta e motivata di un'autorità o di un terzo. Le sanzioni che il Consiglio della magistratura può infliggere ai magi­strati sono l'ammonimento, la multa fino a fr. 10'000.-, la sospensione fino a tre mesi con decadenza del di­ritto di percepire l'onorario e la de­stituzione. Con preoccupante fre­quenza constatiamo che magistrati (pretori in particolare) svolgono i propri compiti con inaccettabile su­perficialità e commettendo grosso­lani errori, applicando in modo errato, finanche arbitrario, la legge e le procedure in vigore, danneg­giando conseguentemente, sovente in modo grave e permanente, i citta­dini e i minori coinvolti. Il buon fun­zionamento e l’immagine della giustizia non vengono affatto salva­guardati dall’agire inadempiente, of­fensivo e lesivo della dignità della magistratura di certi magistrati o pretori. Questo modo di agire di al­cuni pretori ha come conseguenza l’inoltro di numerosi appelli, reclami e ricorsi al Tribunale d’appello can­tonale (TA), il quale ne viene som­merso, al punto che i cittadini devono aspettare degli anni (talvolta fino a 4 anni) per ottenere una sen­tenza. Non sono rari i ricorsi per de­negata giustizia inoltrati contro le preture o il TA medesimo, dopo anni di inutile attesa. Di seguito uno di tanti altri esempi che esporremo in futuri articoli per illustrare concreta­mente quanto appena esposto.

Nell’aprile 2009 il pretore di Men­drisio Sud, avv. Enrico Pusterla, pre­tore attivo da oltre 20 anni, ha emesso un decreto nel corso di una procedura di divorzio con cui ripar­tiva a metà tra i coniugi i costi di 11'000 frs della nota di onorario in­viata alla pretura nell’aprile 2008 dal curatore di rappresentanza (un avvo­cato) dei figli della coppia. A fine aprile 2009 la moglie ha inoltrato ap­pello chiedendo che questi costi fos­sero interamente accollati al marito, il quale successivamente ha interpo­sto appello adesivo chiedendo di ri­partire a carico della moglie i tre quarti dei costi e a suo carico il re­stante quarto. Dopo tre anni e mezzo di attesa, nella seconda metà di di­cembre 2012, la I camera civile del Tribunale di appello di Lugano ha emesso la sentenza, con la quale an­nullava il decreto del pretore avv. Enrico Pusterla in quanto sprovvisto di motivazioni e a cui chiedeva un nuovo giudizio sufficientemente mo­tivato. Eccone le motivazioni: “Le decisioni giudiziarie devono essere sufficientemente motivate. La moti­vazione è sufficiente quando sono in­dicati, almeno brevemente, i motivi, in fatto e in diritto, che hanno con­dotto il giudice a decidere in un senso piuttosto che in un altro e quando essa pone le parti nella condizione di rendersi conto della portata del giu­dizio (DTF 129 I 232 consid. 3.2).

Estremi del genere non si ravvisano in concreto. Infatti, quale sia la va­lutazione degli obblighi di manteni­mento eseguita dal Pretore o quale sia l’esito del processo non è dato a divedere. Il Pretore non può limitarsi a citare articoli di legge a sostegno della propria decisione, ma deve spiegare quali elementi lo hanno fatto optare per la scelta presa. Nella fat­tispecie tutto si ignora delle basi di riflessione del giudice. È vero che in materia il giudice gode di ampio margine di apprezzamento, ma esso non deve trascendere nell’arbitrio.

Non si può d’altronde affermare apo­ditticamente che una ripartizione a metà della spesa sia una scelta equa e non arbitraria, anche perché l’inte­ressata ha postulato il riconosci­mento dell’assistenza giudiziaria. Certo, che le spese del curatore di rappresentanza siano anticipate dallo Stato è pacifico, ma ciò ancora non significa che il giudice possa deci­dere, senza argomenti, di mettere tali costi a carico delle parti in ragione di un mezzo ciascuno.” Diversi pre­tori nostrani appaiono degli intocca­bili, a cui tutto è permesso, senza alcuna conseguenza. Quando deci­derà, dunque, il CdM di dare avvio, in modo autonomo, ad una sorve­glianza attiva finalizzata ad accerta­menti d’ufficio nelle preture?

Proponiamo a riguardo, come primo passo, di collocare in ogni Pretura e nel sito www.ti.ch degli appositi que­stionari con domande specifiche a cui i “clienti” delle Preture cantonali pos­sano rispondere e rispedire al CdM: dalle risposte il Consiglio potrà fare una prima valutazione per intervenire in modo mirato laddove appaiano es­serci elementi lesivi del buon funzio­namento, dell’immagine e della dignità della nostra magistratura. Tan­tissimi cittadini aspettano con ansia e ringraziano per questa preziosa op­portunità di esprimersi.

Contatto:

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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