Un impiegato pubblico che viola gli obblighi di servizio non commette necessariamente un reato. Con questa motivazione, il Ministero pubblico ha assolto i funzionari coinvolti nel caso di "Tamara Rossi", la bambina strappata per sbaglio ai genitori.
Il dramma della famiglia Rossi (nome fittizio) parte nel 1996 con una lettera del servizio medico psicologico di Lugano (vedi L'Inchiesta maggio 2005). La psicologa Gianna Scacchi chiede alle autorità tutorie di privare i genitori della custodia parentale sulla figlia Tamara. Motivo: sospetti maltrattamenti.
L'accusa viene poi accantonata, ma la bambina non rientra in famiglia. Il Tribunale d'appello ordina a più riprese un aumento delle visite. Ma su richiesta della psicologa Scacchi e del suo capo Ferruccio Bianchi, i curatori Gabriella Modonesi e Nello Pedrazzi (funzionari dell'Ufficio del tutore ufficiale) non mettono in pratica le sentenze (vedi L'Inchiesta gennaio 2005).
Matteo Cheda (L'inchiesta 2005; www.consumatori.ch)I Rossi chiedono di visionare i loro incarti in diversi uffici pubblici e scoprono le prove degli abusi. Il 30 maggio 2005 inoltrano una querela penale contro nove impiegati pubblici per abuso di autorità e reati analoghi.
Pochi giorni dopo, il 7 giugno 2005, la procuratrice pubblica Manuela Minotti Perucchi decreta il non luogo a procedere. Non è sufficiente che un'autorità superiore o di ricorso abbia constatato che il funzionario abbia violato i doveri di servizio, scrive la procuratrice pubblica. Il reato di abuso di autorità presuppone che l'autore agisca «nell'intento di procurarsi un indebito profitto o di procurare a un terzo un indebito vantaggio o ancora nell'intento di nuocere a terzi».
u Scacchi e Bianchi sono querelati per aver invitato i curatori Modonesi e Pedrazzi a non applicare le sentenze del Tribunale d'appello che ordinavano un avvicinamento di Tamara ai genitori. I curatori sono querelati per non aver messo in pratica queste sentenze. Secondo il Ministero pubblico, questo non è reato in quanto «non emerge dagli atti» che l'intento dei funzionari era di arrecare danno ai genitori. «Non incombe ovviamente all'autorità penale sindacare l'operato dei curatori e della psicologa» scrive Minotti Perucchi.
u I Rossi accusano l'assistente sociale Maria Grazia Macaluso Bressan e il suo capo Marco Capoferri di non aver considerato l'eventualità di un rientro in famiglia di Tamara così come prospettato dal Tribunale d'appello. Contro l'operato dell'assistente sociale, scrive la procuratrice, i Rossi avrebbero potuto rivolgersi alla Commissione tutoria. Non vi è invece spazio per ipotizzare il reato di abuso di autorità.
u Anche i membri della Commissione tutoria (Michela Ferrari Testa, Luca Torti, Alfredo Antonini) vengono assolti. I Rossi li accusano di abuso di autorità per avere emesso decisioni in contrasto con le sentenze del Tribunale d'appello. Il Ministero pubblico non lo ritiene un reato perché quelle decisioni sono state motivate e tuttora oggetto di ricorso.
La mamma di Tamara si sente vittima di un'ingiustizia. «È incredibile che un funzionario possa decidere di non applicare una sentenza che smentisce il suo operato» dice all'Inchiesta. «Per una sentenza ci vogliono anni. Se questa non viene applicata, si ricomincia da capo. Nel frattempo nostra figlia cresce lontano da noi».
I Rossi non si sono ancora arresi. Contro la decisione del Ministero pubblico vogliono inoltrare un'istanza di promozione dell'accusa alla Camera dei ricorsi penali. Un'impresa quasi disperata. Secondo gli ultimi dati (2003-2004) solo il 2% di queste istanze è stato accolto, mentre il 7% è stato accolto parzialmente.
Continua sul prossimo numero.
Quando nel 2004 i genitori di "Tamara Rossi" si rivolgono a L'Inchiesta alla disperata ricerca di aiuto, possono incontrare la loro figlia solo per due ore ogni due mesi, sotto sorveglianza. Meno di un assassino in carcere. Eppure non hanno commesso reati. Tutto inizia nel febbraio 1996 quando i Rossi (giovani immigrati) permettono alla figlia Tamara (4 anni) di passare le vacanze con i "Bianchi" (svizzeri, benestanti, attivi nel sociale). I Bianchi portano Tamara da un medico e accusano i Rossi di averla picchiata. Senza verificare se questo è vero, le autorità ticinesi portano via la figlia ai genitori e la affidano a pagamento ai Bianchi. Oggi Tamara ha 13 anni ed è collocata in un foyer. L'Inchiesta sta aiutando i genitori a riavvicinarsi alla figlia e pubblica il caso a puntate.


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