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Referto "neutrale" richiesto dalle autorità mancava un dettaglio: l'indiziata è stata sua paziente

Il parere della psichiatra è stato decisivo per allontanare Tamara dai suoi genitori. Ma mancava un dettaglio importante LEGGI L'ARTICOLO NEL FORMATO ORIGINALE

Tamara Rossi è stata manipolata dalla signora Bianchi allo scopo di allontanarla dai genitori? La psichiatra Miranda Zürcher sostiene di no. Ma nel suo referto "neutrale" richiesto dalle autorità mancava un dettaglio: l'indiziata è stata sua paziente.

«Non vi è motivo di dubitare della competenza della dottoressa Zürcher, scelta proprio poiché estranea alla vicenda ed incaricata unicamente di sentire la minore». Scrive così l'avvocata Alessia Paglia, capo ufficio dell'autorità di vigilanza sulle tutele, nell'agosto 2003.

 


 

Sette anni prima, le autorità avevano portato via ai coniugi Rossi (i nomi sono fittizi) la loro unica figlia Tamara, affidandola ai Bianchi (vedi riquadro).

(L'inchiesta 2005; www.consumatori.ch)

Il Tribunale d'appello aveva ordinato a più riprese di riavvicinare Tamara ai genitori, l'ultima volta nel dicembre 2001. Ma i servizi sociali non avevano dato seguito a queste sentenze allontanando sempre più la bambina dalla mamma e dal papà (vedi L'Inchiesta, gennaio 2005).

Nel maggio 2002, quando Tamara sta per finire la scuola elementare, la commissione tutoria decide che i genitori possono vedere la figlia solo due ore e mezza ogni tre settimane, sotto sorveglianza. I genitori ricorrono all'autorità di vigilanza chiedendo di vedere Tamara almeno per un fine settimana ogni 15 giorni.

Ed è per evadere questo ricorso che l'avvocata Alessia Paglia incarica la psichiatra luganese Miranda Zürcher di verificare se Tamara vuole incontrare più spesso i genitori.

Basandosi su quel referto, Paglia non solo respinge il ricorso dei Rossi, ma riduce gli incontri con la figlia a «2/3 ore ogni due mesi» sotto sorveglianza.

Secondo il rapporto della dottoressa Zürcher, Tamara desidera infatti che i diritti di visita siano ridotti. «In queste affermazioni Tamara è apparsa del tutto spontanea» precisa la psichiatra, la quale esclude «manipolazione o indottrinamento da parte di terzi».

I Rossi sospettano invece che la signora Bianchi cerchi di impedire che Tamara torni dai suoi genitori, allontanandola sempre più da loro. Nel gennaio 2001, ad esempio, la signora Bianchi scrive all'autorità di vigilanza: «noi tutti della famiglia affidataria siamo convinti che visite non sorvegliate, non controllate sono non solo traumatizzanti, ma anche pericolose (vendetta, violenza, rapimento)».

Quando, nell'agosto 2004, la signora Bianchi lascia il Ticino e si trasferisce nella Svizzera tedesca per motivi di lavoro, Tamara è collocata in un foyer. In pochi mesi le cose cambiano. Tamara trascorre regolarmente il weekend a casa dei genitori e torna indenne al foyer. I timori della signora Bianchi («vendetta, violenza, rapimento») non trovano alcun riscontro.

Numerosi indizi nel voluminoso incarto indicano che, durante il soggiorno presso la famiglia affidataria, Tamara è stata influenzata negativamente dalla signora Bianchi nei confronti dei genitori.

La dottoressa Zürcher, invece, non considera questa eventualità. Nel contempo omette di precisare nel suo referto che la signora Bianchi era già stata sua paziente sei anni prima. Obiettivo: «superare i conflitti in questo affidamento», come conferma la stessa signora Bianchi in una lettera all'autorità di vigilanza. La cura presso la psichiatra si è resa necessaria proprio a causa delle sofferenze causate dall'affido di Tamara.

«L'avvocata Paglia era a conoscenza di questo precedente, per cui non ho "sottaciuto" alcunché», si difende la dottoressa Zürcher in una lettera al Tribunale d'appello. Paglia invece sostiene il contrario. «Se avessi saputo che la dottoressa Zürcher aveva avuto in terapia la signora Bianchi, non le avrei certo dato l'incarico di sentire la minore».

Contro la decisione dell'autorità di vigilanza dell'agosto 2003, i genitori (patrocinati dall'avvocato Edy Grignola) ricorrono al Tribunale d'appello. A oltre due anni di distanza, i giudici cantonali non hanno ancora deciso. Il loro compito: verificare se la commissione tutoria ha agito correttamente quando, nel maggio 2002, ha regolato il diritto di visita dei genitori «dopo la fine della scuola elementare». Nel frattempo Tamara ha iniziato la quarta media.

Continua sul prossimo numero.

Nel febbraio 1996 i coniugi "Rossi" (giovani immigrati) permettono alla figlia Tamara (4 anni) di passare le vacanze di carnevale con la ex famiglia affidataria, i "Bianchi". Questi portano la bambina da un medico e accusano i Rossi di averla picchiata. Senza verificare se questo è vero, le autorità ticinesi portano via la figlia ai genitori e la affidano a pagamento ai Bianchi. Quando, otto anni dopo, i genitori si rivolgono a L'Inchiesta in cerca di aiuto, possono vedere la loro figlia solo due ore ogni due mesi, sotto sorveglianza. Oggi Tamara ha 14 anni e abita in un foyer. Il collocamento è stato confermato dall'autorità di vigilanza sulle tutele. I genitori hanno ricorso al Tribunale d'appello chiedendo di riavere la figlia. L'Inchiesta pubblica il caso a puntate.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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