Da: www.caffe.ch 19.9.10
Una madre che lotta da tempo per riavere indietro il figlio "rapito"
"Mi hanno infangata per anni
ora basta ridatemi Alessandro"
ora basta ridatemi Alessandro"
SIMONETTA CARATTI
"Chiedo giustizia per mio figlio Alessandro. Siamo separati da quattro anni, perché l'Italia non rispetta la decisione delle autorità elvetiche che me l'hanno affidato. Ora Berna mantenga la sua promessa e agisca contro l'Italia". A parlare è Giovanna Guareschi, madre infangata con accuse infamanti di violenze sul figlio, poi rivelatesi infondate. Pur avendo l'affido del figlio, lo può vedere un'ora ogni due settimane, in Italia, solo sotto stretta sorveglianza: "Per loro sono una criminale. Mi hanno infangata per anni. Il consolato svizzero di Milano ha chiesto di partecipare agli incontri, ma il tribunale di Bologna si è opposto". Giovanna Guareschi, insegnante luganese, è stanca, da quattro anni lotta come una leonessa per riavere suo figlio. Un diritto che le è negato dal padre, residente in Italia. Un paese che non sta rispettando il diritto internazionale.
La storia di Alessandro non è unica - altri 216 casi sono seguiti dall'ufficio federale di giustizia - ma è emblematica: dimostra quanto sia facile, nel cuore dell'Europa civilizzata, aggirare le Convenzioni sul rapimento di minori siglate tra due Paesi. Chiediamoci quindi: Quanti padri italiani potrebbero sentirsi legittimati a "sequestrare" figli affidati dalle autorità alla madre svizzera?
Alessandro, sette anni, è vittima di un incidente diplomatico tra Svizzera e Italia, la sua storia ha fatto il giro di molti uffici federali, ne ha discusso il parlamento sollecitato dal senatore Dick Marty, mentre a marzo il governo federale ha promesso che "se l'Italia non rispetta in tempo utile gli obblighi della convenzione sul rapimento dei minori, occorrerà prendere in considerazione eventuali contromisure". Sono trascorsi altri sei mesi e non è cambiato nulla. "E io mi sento sempre più sola. Gli anni passano, mio figlio cresce senza sua madre", dice Guareschi, che tra avvocati, perizie e tribunali ha già speso oltre 200mila franchi. Senza ottenere nulla.
All'Ufficio federale di giustizia chiediamo quali contromisure in concreto la Svizzera intende prendere contro l'Italia: "Non posso essere più preciso. Ribadisco la ferma volontà di trovare una soluzione a questo caso" spiega al Caffè il portavoce Folco Galli.
Il caso Guareschi è dunque sempre nell'agenda politica di Berna, la madre non è stata abbandonata, ma gli ostacoli non mancano, come spiega il senatore Marty: "Ne abbiamo discusso in commissione esteri, c'era anche l'ambasciatore italiano a Berna, ha fatto notare che la situazione si complica perché c'è di mezzo il potere giudiziario". E per la separazione dei poteri, esecutivo e giudiziario devono rimanere indipendenti. Anche il senatore si è detto a più riprese scioccato: "La madre viene trattata come una criminale - scriveva - Alessandro è vittima della negligenza colposa di autorità amministrative e giudiziarie e l'Italia calpesta il diritto internazionale".
Mentre la Svizzera agisce per vie diplomatiche, la madre di Alessandro non trova pace, il sorriso l'ha perso da un pezzo, stritolata in un mare di udienze, perizie e battaglie legali. Il padre approfittando un diritto di visita, da quattro anni trattiene Alessandro a Parma accusandola di maltrattamenti. Accuse pesanti, archiviate dalla giustizia italiana e in precedenza vagliate e abbandonate dalla giustizia svizzera. Dopo questo lungo calvario e una vittoria su tutta la linea, Guareschi è sempre separata da suo figlio.
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"Chiedo giustizia per mio figlio Alessandro. Siamo separati da quattro anni, perché l'Italia non rispetta la decisione delle autorità elvetiche che me l'hanno affidato. Ora Berna mantenga la sua promessa e agisca contro l'Italia". A parlare è Giovanna Guareschi, madre infangata con accuse infamanti di violenze sul figlio, poi rivelatesi infondate. Pur avendo l'affido del figlio, lo può vedere un'ora ogni due settimane, in Italia, solo sotto stretta sorveglianza: "Per loro sono una criminale. Mi hanno infangata per anni. Il consolato svizzero di Milano ha chiesto di partecipare agli incontri, ma il tribunale di Bologna si è opposto". Giovanna Guareschi, insegnante luganese, è stanca, da quattro anni lotta come una leonessa per riavere suo figlio. Un diritto che le è negato dal padre, residente in Italia. Un paese che non sta rispettando il diritto internazionale.
La storia di Alessandro non è unica - altri 216 casi sono seguiti dall'ufficio federale di giustizia - ma è emblematica: dimostra quanto sia facile, nel cuore dell'Europa civilizzata, aggirare le Convenzioni sul rapimento di minori siglate tra due Paesi. Chiediamoci quindi: Quanti padri italiani potrebbero sentirsi legittimati a "sequestrare" figli affidati dalle autorità alla madre svizzera?
Alessandro, sette anni, è vittima di un incidente diplomatico tra Svizzera e Italia, la sua storia ha fatto il giro di molti uffici federali, ne ha discusso il parlamento sollecitato dal senatore Dick Marty, mentre a marzo il governo federale ha promesso che "se l'Italia non rispetta in tempo utile gli obblighi della convenzione sul rapimento dei minori, occorrerà prendere in considerazione eventuali contromisure". Sono trascorsi altri sei mesi e non è cambiato nulla. "E io mi sento sempre più sola. Gli anni passano, mio figlio cresce senza sua madre", dice Guareschi, che tra avvocati, perizie e tribunali ha già speso oltre 200mila franchi. Senza ottenere nulla.
All'Ufficio federale di giustizia chiediamo quali contromisure in concreto la Svizzera intende prendere contro l'Italia: "Non posso essere più preciso. Ribadisco la ferma volontà di trovare una soluzione a questo caso" spiega al Caffè il portavoce Folco Galli.
Il caso Guareschi è dunque sempre nell'agenda politica di Berna, la madre non è stata abbandonata, ma gli ostacoli non mancano, come spiega il senatore Marty: "Ne abbiamo discusso in commissione esteri, c'era anche l'ambasciatore italiano a Berna, ha fatto notare che la situazione si complica perché c'è di mezzo il potere giudiziario". E per la separazione dei poteri, esecutivo e giudiziario devono rimanere indipendenti. Anche il senatore si è detto a più riprese scioccato: "La madre viene trattata come una criminale - scriveva - Alessandro è vittima della negligenza colposa di autorità amministrative e giudiziarie e l'Italia calpesta il diritto internazionale".
Mentre la Svizzera agisce per vie diplomatiche, la madre di Alessandro non trova pace, il sorriso l'ha perso da un pezzo, stritolata in un mare di udienze, perizie e battaglie legali. Il padre approfittando un diritto di visita, da quattro anni trattiene Alessandro a Parma accusandola di maltrattamenti. Accuse pesanti, archiviate dalla giustizia italiana e in precedenza vagliate e abbandonate dalla giustizia svizzera. Dopo questo lungo calvario e una vittoria su tutta la linea, Guareschi è sempre separata da suo figlio.


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