Da: http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/10/02/393512-festa_nonni_napolitano.shtml
sabato 25 settembre 2010
I padri separati al "lavoro" per aggiornare la black list degli avvocati "contro" il vero condiviso
Le provocazioni dell´avvocatessa Costa. Spirito ipercritico, o desiderio di emulazione ?
Ha
fatto scalpore, nei giorni scorsi, l'articolo di un'avvocatessa,
Elisabetta Costa, pubblicato sulla "Prealpina" di Varese lo scorso 24
Settembre (vedi allegato a margine dell'articolo). Nel suo pregiatissimo
intervento, la Costa si è spinta verso affermazioni che, ai più, sono
sembrate deliberatamente provocatorie. A leggere quei contenuti un pò
inopportuni sembrava quasi di sentire la voce della sua più nota
collega, la Bernardini De Pace la quale, com'è noto, non perde occasione
di "punzecchiare" i padri separati, da lei definiti "piagnoni e
vittimisti". Anzi, l'avv. Costa l'ha persino superata, arrivando a
scrivere che “non si può avere la parità di ruolo come genitori”.
Roba da segnalazione al Ministero Pari
Opportunità, tanto è esagerata.
Anche lì, dove in quanto a (dis)parità
tra donne e uomini non scherzano,
storcerebbero il muso, perchè l'art.
3 della nostra Costituzione
esclude espressamente le discriminazioni
basate sul sesso. E se le
prassi dei Tribunali spesso ci dimostrano il
contrario, è curioso che un
avvocato come Elisabetta Costa non se lo
ricordi. Ma tant'è, e a sua
difesa è bene rammentare che l'esame di
Diritto Costituzionale, nel
corso di laurea in Giurisprudenza, si
sostiene al primo anno, per cui
l'avvocatessa, dopo tutto questo
tempo, avrà lì per lì dimenticato i
"piccoli dettagli" della nostra
Carta.
Senza dissertare sulla
gravità del gesto omicidio-suicidio di Brescia,
da cui l'avv. Costa
trae spunto per argomentare, ci sembra che venga
frainteso
completamente il “movente”, che naturalmente non è da
giustificare, ma
sicuramente da comprendere ed analizzare.
Sembra
a molti, purtroppo, che il capro espiatorio di tutto e tutti sia
la
legge sull’affido condiviso. Innanzitutto sembra di rilevare una
visione quanto meno parziale della problematica. Quando si disserta
sull’intervento delle responsabilità della legge che ha creato “enormi malintesi”,
ci troviamo a concordare con l’avv. Costa ma non riusciamo a
condividere la sua posizione, in quanto è proprio la mancanza
dell’applicazione dell’affido condiviso che crea tali disagi e, come nel
caso di Brescia, veri e propri orrori.
Rifacendosi
ai dati ISTAT 2003, prima dell’entrata in vigore della
legge
sull’affido condiviso, la panoramica era quella dell’affidamento
esclusivo alla madre (83,9%), affidamento congiunto (11,9%), affidamento
al padre (3,8%) nelle separazioni. Nei divorzi il panorama cambiava di
poco affidamento al padre (5,7%), affidamento alla madre (83,8%),
affidamento congiunto (9,8%).
Analizzando
poi le tabelle EURISPES sembra di assistere ad una sorta di
“tradizione popolare” della serie “Tribunale che vai usanza che trovi”,
come ad esempio:
Figli
affidati nelle separazioni per tipo di affidamento in
alcuni Tribunali
anno 2002 Fonte EURISPES Rapporto Italia 2005 scheda 47
|
|
Al padre
|
Alla madre
|
Congiunto e/o alternato
|
Ad altri
|
|
Acqui Terme
|
3,9
|
47,4
|
48,7
|
0,0
|
|
Ivrea
|
7,4
|
73,8
|
18,8
|
0,0
|
|
Vercelli
|
8,4
|
84,2
|
6,9
|
0,5
|
|
Arezzo
|
2,7
|
60,5
|
35,9
|
0,9
|
|
Firenze
|
3,5
|
78,1
|
17,9
|
0,4
|
|
Grosseto
|
7,0
|
86,8
|
5,3
|
0,8
|
|
Bari
|
2,9
|
96,0
|
0,9
|
0,1
|
|
Foggia
|
4,2
|
81,7
|
13,3
|
0,9
|
|
Brindisi
|
6,8
|
74,2
|
18,3
|
0,6
|
Ecco come, partendo dall'origine, anche oggi il padre diventa “questo perfetto sconosciuto”.
L’affido
condiviso non è il doppione della potestà genitoriale, ma è
attenzione
verso una potestà non più singola ma "dei genitori", o
meglio, visto
che si è genitori in due, il condiviso è "insieme" - e
non più
"unione" - di madre e padre concentrati sul il benessere
psico-fisico
del minore.
Il padre non solo "può", ma "deve" fare il padre. L’essere genitori non è un optional da poter delegare.
Il
riduzionismo che traspare dall’articolo dell'avv. Costa lascia
esterrefatti, poiché chiunque lavora nel campo del diritto di famiglia
sa perfettamente quali siano i problemi di una separazione. Non si parla
di calzini o di scarpe da comprare, ma di diritti di vita, di
condivisione di esperienze ed insegnamenti, di abbracci e di litigi. Si
parla di valori e di passioni, che si mescolano nella relazione
genitori-figli.
Quando ci si richiama al “pretendere l’affidamento condiviso”,
si dice bene ! E' giusto pretendere di poter essere padre o madre. Si
tratta di rivendicare un diritto/dovere che deriva dal concepimento, e
che trova la sua estrinseca natura al momento della nascita del figlio.
E' possibile che, tra i
genitori, ci sia chi è veramente interessato
alla genitorialità, e chi
no. Ma la stragrande maggioranza di coloro che
sono interessati non
avviano un’azione legale, se non altro perché il
costo da pagare è alto
sia in termini economici che psicologici con
ripercussioni, purtroppo
non di rado, anche lavorative.
Possibile
che l’avv. Costa non si sia mai imbattuta in quel padre che
si
licenzia da lavoro per seguire la ex moglie che si è trasferita con
colui/colei che definisce “suo/sua” (il figlio, la figlia)? O che
non abbia mai incontrato un padre che ha dissipato patrimoni per pagare
un precedente legale o un consulente? O ancora che non abbia mai saputo
di un padre che ha ammesso di non riuscire più a lavorare come prima
perché la sua vicenda personale interferisce con la sua attività
professionale?
Strano. Ci sono tanti padri in questa situazione, ma sembra che l'avvocatessa non ne abbia mai visto uno in giro.
E
poi l’articolo tira in ballo la doppia residenza. Se il piano del
dialogo vuole essere scientifico, saremmo lieti di ricevere dall'avv.
Costa le risultanze delle ricerche che dimostrano le sue conclusioni,
atteso che, per lei, dare ai figli due "prime case" equivale a
non dargliene neanche una. In Francia, dal 2002, esiste la possibilità
di una doppia residenza. Dobbiamo quindi credere che tutti i minori
francesi che dal 2002 al 2010 hanno avuto una doppia residenza siano
affetti da disturbi psichici ? Sembra, a parere di chi scrive, un po’
assurdo ! Tali norme, infatti, rimandano proprio all’obiettivo di
preservare la continuità della relazioni familiari… non a distruggerle.
Ma Elisabetta Costa si spinge un pò troppo oltre la semplice provocazione, allorquando scrive che “la
norma sull’affido condiviso oggi dà ai padri una falsa
rappresentazione: quella di poter avere qualcosa che non si può avere,
la parità di ruolo come genitori, e anche quella di dover fare qualcosa
che non si è obbligati a fare, come dover essere presenti in ogni
dettaglio della vita del figlio”. Se fosse vera tale affermazione,
una domanda sorgerebbe spontanea: se il padre non ha diritto di stare
nella vita del figlio, su che criterio lo può la madre ?
E se poi, come afferma l'avvocatessa, “abbiamo forgiato una classe di mammi e, simultaneamente, abbiamo perso i padri”,
sembra quasi che l'autrice dell'articolo provi nostalgia per una
categoria di padri che non esiste più, ma che a lei piaceva tantissimo.
Fonte: Sara Pezzuolo - V. Vezzetti. La foto dell avv. Costa è tratta dal suo sito www.avvocatocosta.it
Scarica copia statica articolo La Prealpina del 24/09/2010



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