Pubblichiamo il commento inviatoci da un avvocato inerente all'articolo "Padri separati: figli di un dio minore!"
La Convenzione di New York (Art. 3 e 5) associail benessere di un minore ai diritti e ai doveri dei suoi genitori di dare a quest'ultimo, in maniera corrispondente allo sviluppo delle sue capacità, l'orientamento e i consigli adeguati all'esercizio dei diritti che gli sono riconosciuti dalla Convenzione stessa. Il benessere di un minore è inconcepibile in assenza della responsabilità, il diritto e il dovere dei genitori di dare a quest'ultimo, in maniera corrispondente allo sviluppo delle sue capacità, l'orientamento e i consigli adeguati all'esercizio dei diritti che gli sono riconosciuti dalla presente Convenzione. La Convenzione attribuisce ai fanciulliil diritto a preservare le sue relazioni familiari, a non essere separati dai suoi genitori contro la loro volontà, a intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori (Art. 8 e 9 Conv. di NY) e i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l'educazione del fanciullo e il provvedere al suo sviluppo (Art. 18 Conv. di NY). La scienza statistica, e la neurobiologia, - non gli psichiatri, che per l’associazione psichiatrica internazionale, confondono i loro pensieri con la scienza -, e la Convenzione di NY dal 1989, con gli artt. 8, 9 e 18, sono giunti alla medesima conclusione:
non esiste benessere di un fanciullo, in assenza di contatti regolari con entrambi i genitori. Le richieste della madre, di affidare a lei in forma esclusiva i due figli con diritti di visita reciproco con il padre in forma assistita, oltre ad essere contrario alla legge mette in risalto, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la madre, investe tutte le sue energie, non per il raggiungimento del benessere dei figli, o per dar loro consigli adeguati in maniera corrispondente allo sviluppo delle loro capacità ma per alienare il genitore, padre dei figli. La madre, con le richieste formulate, dimostra che non può avvertire la responsabilità e il dovere di dare ai figli l'orientamento e i consigli adeguati all'esercizio dei diritti che gli sono riconosciuti perché l’esercizio dei suoi doveri di madre e le sue capacità genitoriali sono totalmente inibite dal limite invalicabile dell’odio verso il padre dei suoi figli. Questo limite rende la madre pienamente incapace ad accettare e concepire la vita e la crescita dei figli assieme al padre.


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