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BRENNO BRUNONI Obiettivo del presidente della Federazione Svizzera degli Avvocati.

Da: CdT 13.06.09 pag 6

«Indipendenza, qualità, mercato»

Brenno Brunoni eletto presidente degli avvocati svizzeri

Angela Donelli

L'assemblea dei delegati lo ha designato ieri a Lucerna - Entrerà in carica il prossimo 1.luglio, terzo ticinese dopo Carlo Bonetti (1965-67) e Arnaldo Bolla (l991-94) - Abbiamo fatto con lui il punto sullo stato della professione

BRENNO BRUNONI Obiettivo del presidente della Federazione Svizzera degli Avvocati: una legge federale unificata per la professione.

Nato nel 1948, laureato in diritto all'Università di Berna nel 1973 «cum laude», entrato nella professione in qualità di avvocato e notaio nel 1976. È stato pretore del distretto di Lugano dal 1983 al 1990 e giudice del Tribunale d'Appello dal 1990 al 1993. Attualmente è contitolare dello Studio Brunoni-Molino-Mottis-Adami.

L’INTERVISTA "Gli avvocati iscritti alla FSA sono circa 8 mila (in Ticino 700). I casi di malversazione sono molto pochi anche se fanno notizia È importante sottolineare il ruolo di consulente indipendente e di fiducia che l’avvocato svolge per il cittadino cliente."

Quali gli scopi e le competenze della FSA? Quale sarà il suo ruolo di Presidente?

«La FSA raggruppa tutti gli avvocati iscritti nei diversi ordini cantonali ed ha per scopo di salvaguardare la reputazione, i diritti e gli interessi dell'avvocatura svizzera, di intervenire per l'indipendenza della professione dell'avvocato, di promuovere la formazione dei suoi membri, la collegialità ed i contatti tra gli ordini cantonali e di rappresentare gli avvocati svizzeri presso le autorità federali e le organizzazioni internazionali. La federazione partecipa inoltre alle procedure di consultazione quando si tratta dell'adozione di nuove leggi riguardo alle tematiche dell'amministrazione della giustizia ed i relativi interessi dei cittadini, esprimendo la propria opinione e fornendo il proprio contributo. Il presidente, oltre a coordinare l'attività del Consiglio di 9 membri e delle diverse commissioni, assistito dal segretariato generale, mantiene i contatti con le diverse organizzazioni cantonali, federali e internazionali».

Il continuo aumento del numero di avvocati equivale ad una riduzione della qualità professionale del vostro gruppo sociale?

«Non credo. Qualche caso si è verificato e forse è quasi inevitabile, per la legge dei grandi numeri. Merita di essere ricordato che in Svizzera gli avvocati iscritti alla nostra federazione sono circa ottomila (in Ticino 700) ed i casi di malversazioni, o anche solo di violazioni deontologiche di un certo rilievo, sono in verità ben pochi. Però fanno notizia e questo ci induce ad intervenire sui due fronti: all'interno, per mantenere alta l'attenzione di tutti i colleghi sulla necessità di curare la diligenza, la competenza e la serietà professionale, all'esterno per correggere il danno di immagine che questi casi comportano, sottolineando il ruolo di consulente indipendente e di fiducia che l'avvocato svolge per il cittadino cliente che si rivolge a lui per essere consigliato o assistito. Importante è proprio questo aspetto dell'indipendenza, che è anche indipendenza dal cliente stesso: l'avvocato diligente non aiuta un cliente a commettere scorrettezze, non lo asseconda in avventure giudiziarie o altre che non sono oggettivamente sostenibili, gli da il consiglio che deve essere dato, non quello compiacente che il cliente desidera sentire. Ad integrazione delle regole professionali già contenute nella LLCA, la FSA ha adottato nel 2005 il Codice svizzero di deontologia, che si applica a tutti gli avvocati della Svizzera. Sul numero non vi è motivo di intervenire: il mercato deve giocare; chi è più bravo emergerà, chi lo è meno e soprattutto chi non adempie correttamente ai propri obblighi professionali si squalifica da solo».

La FSA ha introdotto il titolo «avvocato specialista FSA». Il futuro è dunque nella specializzazione, gli studi saranno sempre più «boutique legali»?

«La specializzazione e la possibilità di indicarla con un titolo corrispondente risponde ad un bisogno oggettivo: la maggior parte degli avvocati mantiene e manterrà comunque una preparazione ed attività professionale da generalista, in grado di assistere adeguatamente la propria clientela almeno in buona parte dei campi del diritto e dei casi delle necessità quotidiane. A questo scopo serve la formazione continua, che è un obbligo professionale di ciascuno e la FSA, accanto alle università, si preoccupa di offrire sempre più ampie occasioni di apprendimento e aggiornamento. Occorrono però, sempre più spesso, anche specialisti, che abbiano una conoscenza approfondita in un determinato campo e che possano quindi in determinati casi complessi, offrire al cliente un'assistenza specifica, basata su conoscenze ed esperienza allargate. Chi si impegna per diventarlo è giusto che possa anche farsi conoscere come tale. Di qui il titolo che la FSA conferisce a chi ne acquisisce i presupposti».

Il 1 luglio 2009 l'Italia introdurrà azioni collettive a tutela di intere categorie di cittadini. In Svizzera, la richiesta di molti consumatori vittime del fallimento della Lehman Brothers ha risollevato la necessità di una regolamentazione in tal senso.

«Occorre ricordare che la questione si era posta nell'ambito dell'adozione del nuovo codice federale di procedura civile, che entrerà in vigore nel 2011 e che il parlamento non ha voluto introdurre questa azione collettiva, non volendo esporre il nostro sistema giudiziario al rischio di talune aberrazioni ed eccessi, che si sono visti nel sistema americano. Si è ritenuto che disponiamo già in parte di strumenti legali, quali il litisconsorzio o l'azione delle associazioni, che permettono, in determinate situazioni, un'azione collettiva. Vero è che questi strumenti non sempre sono soddisfacenti o adeguati, per esempio in ambito di diritti dei consumatori. In situazioni in cui pretese di più persone possono essere raggruppate, sulla base di una fattispecie e con premesse giuridiche identiche, un simile strumento potrebbe avere una sua utilità e giustificazione. Intendiamo perciò studiare la questione ed eventualmente proporre un modello, che permetta in certi casi e soprattutto a condizioni e con limiti ben precisi, tali da evitare abusi ed esagerazioni, un'azione collettiva».

ACCESSO ALLA PROFESSIONE E EVENTUALE RIQUALIFICA

«I praticanti non vengono sfruttati»

Molti giovani avvocati abbandonano la strada dell’avvocatura, «reinterpretandosi» in un contesto professionalmente meno qualificato, «rubando» a loro volta il lavoro a persone meno preparate.

«È vero che vi sono giovani avvocati che, dopo il conseguimento del brevetto, optano per un’attività professionale diversa.

Nella maggior parte dei casi assumono impieghi quali consulenti giuridici o responsabili del settore legale e talvolta anche quali quadri dirigenti all’interno di banche, assicurazioni, industrie, aziende commerciali, oppure nell’amministrazione pubblica o in magistratura. E non credo proprio che si possa dire che si tratti di contesti meno qualificati. Può darsi che in taluni casi vadano ad occupare posti che potrebbero essere occupati – e che forse fino a ieri erano spesso occupati – da quadri provenienti da curriculum di formazione forse meno qualificati, ma questo accade perché sono mutate le esigenze e sono i datori di lavoro che oggi vogliono o preferiscono assumere per quelle funzioni un candidato che porta con sé una formazione di avvocato. Basti pensare alle aziende commerciali, che assumono avvocati per essere in grado di affrontare le negoziazioni contrattuali con l’assistenza di un avvocato interno, che accompagna il responsabile tecnico o commerciale, oppure le stesse nostre Preture, presso le quali fino a ieri la funzione di segretario assessore era affidata a bravi funzionari anche non giuristi, che avevano esperienza, mentre oggi si assumono avvocati, i quali possono coadiuvare e sostituire il Pretore nella trattazione delle procedure e nella redazione delle sentenze, anche in casi complessi, nei quali l’avere una formazione specifica è indispensabile. Nei due anni della pratica forense, immediatamente dopo la laurea, i giovani di regola percepiscono un compenso minimo. Tuttavia, la categoria non fa nulla per regolarizzare il trattamento dei propri praticanti. È quasi come se, una volta passati dall’altra parte della barricata, non si avvertisse più il problema».

Pensa che sia importante riflettere su questo tema? «È giusto parlarne ed in effetti intendiamo fare un’analisi comparativa della situazione nei diversi Cantoni, per eventualmente formulare delle proposte agli ordini cantonali, nell’intento di allineare meglio, nel Paese, sia la remunerazione dei praticanti, sia la qualità dell’istruzione pratica che viene loro data in preparazione degli esami e della futura attività professionale. Infatti ciò che il maître de stage deve dare al praticante, innanzitutto, è formazione, ovvero tempo, dedicatogli perché possa imparare a fare bene il mestiere dell’avvocato. Questo tempo ed il relativo impegno hanno anch’essi un valore, e questo è un fattore del quale si deve tenere conto nel valutare l’adeguatezza della remunerazione offerta».

L’avvocato deve innanzitutto dedicare del tempo al praticante, perché questi possa imparare a fare bene il suo mestiere

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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