Da: Mattino della domenica, 15.1.12 pag 37
NICOLÒ PANEPINTO, PAZZALLO
Si
parla molto giustamente della disoccupazione giovanile, ma esiste in
Svizzera una nuova categoria di poveri che non è considerata da
nessuno, quella dei Padri. Nessun politico propone soluzioni nemmeno. I
massmedia, a parte i giornali della Lega dei Ticinesi, ne parlano
pochissimo. Insomma si tratta di una categoria che sembra non
meritare la minima attenzione. Mi riferisco a quegli uomini che avendo
circa cinquant’anni - troppo giovani per andare
in pensione, tropo vecchi per essere assunti - avendo perduto il
posto di lavoro per cause diverse, non hanno nessuna possibilità di
trovarne un altro, fosse anche la peggiore occupazione del mondo.
Questi uomini saranno costretti a lavorare (quando il lavoro lo trovano) per il resto dei loro giorni, per garantire alle loro ex lo stesso tenore di vita. Per chi ha la forza di lottare spesso in agguato ci sono malattie dovute allo stress. Per chi soccombe l’esistenza diventa un inferno. Credo che sia venuto il tempo in cui si possa riflettere ed intervenire ulteriormente con urgenza per cambiare le leggi, per garantire una dignità e una parità tra i sessi, e per imporre una preventiva meditazione più rigida prima che i coniugi cadano nella trappola giudiziaria di velenose vertenze legali (che a volte volgono in aspetti tra i più meschini della psicologia umana, complici non di rado gli avvocati delle due parti).
Forse è arrivato il tempo di ben controllare i nostri sentimenti verso gli altri e approfondirli chiedendoci se l’unione può durare nel tempo (come succedeva non molti anni fa), altrimenti Hamingway aveva ragione… quando sosteneva che le separazioni e i divorzi sono roba da ricchi, almeno loro non hanno il grave problema della povertà ma per chi non arriva alla seconda settimana del mese, la vita diventa la base del flagello familiare.


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