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Padri senza una via d’uscita

Da: Mattino della domenica, 15.1.12 pag 37

NICOLÒ PANEPINTO, PAZZALLO

Si parla molto giustamente della di­soccupazione giovanile, ma esiste in Svizzera una nuova categoria di po­veri che non è considerata da nes­suno, quella dei Padri. Nessun politico propone soluzioni nemmeno. I massmedia, a parte i giornali della Lega dei Ticinesi, ne parlano pochis­simo. Insomma si tratta di una cate­goria che sembra non meritare la minima attenzione. Mi riferisco a quegli uomini che avendo circa cin­quant’anni - troppo giovani per an­dare
in pensione, tropo vecchi per es­sere assunti - avendo perduto il posto di lavoro per cause diverse, non hanno nessuna possibilità di trovarne un altro, fosse anche la peggiore oc­cupazione del mondo.

Aggiungo che molti di loro hanno alle spalle un mutuo da pagare, una separazione o un divorzio a cui far fronte. Ed ecco che la vita si complica in modo tale da non riuscire a trovare una via d’uscita, sia dal punto di vista affettivo, che economico. Ci si ritrova a lottare soli contro tutti e nel 90% dei casi chi ci rimette sono la categoria dei padri, i quali puntualmente de­vono lasciare figli, casa coniugale e fino a metà stipendio frutto del loro lavoro, diventano di fatto economica­mente poveri.

Questi uomini saranno costretti a la­vorare (quando il lavoro lo trovano) per il resto dei loro giorni, per garan­tire alle loro ex lo stesso tenore di vita. Per chi ha la forza di lottare
spesso in agguato ci sono malattie do­vute allo stress. Per chi soccombe l’esistenza diventa un inferno. Credo che sia venuto il tempo in cui si possa riflettere ed intervenire ulteriormente con urgenza per cambiare le leggi, per garantire una dignità e una parità tra i sessi, e per imporre una preven­tiva meditazione più rigida prima che i coniugi cadano nella trappola giudi­ziaria di velenose vertenze legali (che a volte volgono in aspetti tra i più me­schini della psicologia umana, com­plici non di rado gli avvocati delle due parti).

Forse è arrivato il tempo di ben con­trollare i nostri sentimenti verso gli altri e approfondirli chiedendoci se l’unione può durare nel tempo (come succedeva non molti anni fa), altri­menti Hamingway aveva ragione… quando sosteneva che le separazioni e i divorzi sono roba da ricchi, al­meno loro non hanno il grave pro­blema della povertà ma per chi non arriva alla seconda settimana del mese, la vita diventa la base del fla­gello
familiare. 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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