Da: CdT 8.7.09 pag 7
Più posti e più arresti
Asilo, carcerazioni amministrative: 24 da gennaio
e.ga.
Migliorata la situazione nei centri prima frequentati da chi spacciava droga
PRIMA TAPPA Il Centro registrazione di Chiasso. (foto F. Maffi)
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Sono
circa 1.400 i richiedenti l'asilo in Ticino ospiti attualmente delle
strutture gestite dalla Croce Rossa svizzera e da SOS Ticino: 160 di
loro sono alloggiati in pensioni. La maggior parte è tranquilla:
qualcuno, invece, inizia a delinquere. Poi vi sono coloro che hanno
ricevuto una risposta negativa alla domanda d'asilo, ma non vogliono
lasciare il territorio svizzero. A determinate condizioni, di fronte a
casi problematici, può scattare un arresto amministrativo e
l'interessato viene tradotto nel carcere di Realta nel Canton Grigioni,
con cui il Ticino ha siglato una convenzione. La recente dotazione di
questa struttura con una accresciuta disponibilità di posti cella (si è
passati dai 6 di Basilea agli attuali 16) ha consentito al Canton
Ticino di contrastare con più incisività la presenza clandestina dei
richiedenti problematici.
Dall'inizio dell'anno in Ticino
sono state eseguite 24 carcerazioni amministrative: attualmente nel
penitenziario di Realta ci sono 15 stranieri che devono lasciare la
Svizzera. Quattro ex detenuti dopo essere stati scarcerati hanno fatto
perdere le proprie tracce, scomparendo nella clandestinità; altri 8
invece sono stati rimpatriati.
L'intensificazione dei
controlli di polizia abbinata all'accresciuta attività delle
carcerazioni amministrative ha dato un importante contributo al calo di
attrattività dei quartieri di Lugano quale luogo privilegiato dello
smercio di droga. La congiunzione di questi sforzi ha impedito che il
lento degrado della qualità di vita che si era verificato in alcune
zone della città di Lugano potesse progredire sino ad apparire un
processo inarrestabile, spiega Giacomo Gemnetti, capo dell'Ufficio permessi.
Sempre
per quanto attiene al settore delle carcerazioni amministrative, per
l'immediato futuro si profilano cambiamenti legislativi che derivano
dalle prescrizioni contenute nella direttiva europea sul rimpatrio, la
quale costituisce uno sviluppo del trattato di Schengen, accordo
entrato in vigore in Svizzera dal 1. marzo 2008. La Confederazione si è
impegnata a riprendere e ad integrare nella propria legislazione
nazionale anche la successiva elaborazione di principi ispirata
all'ordinamento giuridico dell'accordo di Schengen.
La
direttiva europea sul rimpatrio mira ad istituire un'armonizzazione
minima della procedura relativa ai cittadini di Paesi non firmatari
dell'accordo di Schengen, i cosiddetti Paesi terzi, il cui soggiorno
fosse irregolare. Alla stregua dell'accordo di Dublino, principalmente
applicabile al campo dell'asilo, la direttiva sul rimpatrio persegue
l'intento di rafforzare la lotta alla migrazione illegale tramite
l'adozione di procedure unitarie all'interno dello spazio di Schengen,
in modo da evitare che questa possa ripercuotersi differentemente sui
vari Stati a dipendenza del disciplinamento giuridico vigente in
ciascuno.
Il cambiamento più significativo riguarda la
durata massima della detenzione stabilita a 18 mesi: quella prevista
dal diritto vigente invece è fissata a 24 mesi. La riduzione del
periodo massimo di detenzione amministrativa non dovrebbe avere
particolari effetti negativi sull'efficacia dell'attività legata
all'esecuzione dei rimpatri coatti. Dati statistici raccolti dalla
Confederazione relativi al periodo 2007-2008 indicano, infatti,
rarissimi casi in cui la carcerazione amministrativa si sia protratta
oltre i 18 mesi.
Episodi di scabbia Coloro che arrivano in
Ticino da terre lontane, viaggiando per giorni e giorni in condizioni
difficili, portano a volte con sé anche problemi di salute. Chi li
assiste è così chiamato ad intervenire. Uno di questi episodi è
accaduto alcune settimane fa e ha riguardato un gruppo di richiedenti
l'asilo gestiti da SOS Ticino, ospiti in una pensione del Locarnese: ad
alcuni di loro era stata riscontrata la scabbia, malattia infettiva
contagiosa che colpisce la pelle.
Fra Martino Dotta,
direttore di SOS Ticino, confermando la notizia spiega che era stata
tempestivamente avvertita la competente autorità medica: erano scattate
le procedure sanitarie del caso e la situazione si è poi normalizzata.