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Besso. La pista della religione dietro l'abbandono del bebè

Da: CdT, 19.1.13 pag 9

Besso

La pista della religione dietro l'abbandono del bebè
Trovato da un poliziotto in un'auto, il neonato è fuori pericolo


Si fa strada l'ipotesi del gesto com­piuto per ragioni legate anche alla fe­de religiosa dietro l'abbandono in un'auto a Lugano-Besso del neonato trovato mercoledì da una pattuglia della polizia comunale avvolto in una busta di plastica. Dopo la sconcertan­te scoperta, attorno alle 18, il piccolo (di 3 settimane) è stato ricoverato in grave ipotermia al Civico. Giudicato fuori pericolo, le sue condizioni sono in costante miglioramento.
A far scattare l'allarme sono stati dei vicini di casa della madre - una giova­ne donna svizzera - che da giorni sentivano il pianto di un bimbo e si erano insospettiti. La polizia merco­ledì pomeriggio ha effettuato un con­trollo e solo durante l'interrogatorio la donna - difesa dall'avvocato Olivier Ferrari - ha ammesso che il bambino era suo. Lo avrebbe dato alla luce da sola, nel suo appartamento, nel tenta­tivo di tenerne nascosta l'esistenza. Il neonato, in quel momento, si trovava già in auto: la pattuglia che si è preci­pitata a soccorrerlo, in via Montari­netta, lo ha trovato vivo per miracolo. La madre è stata arrestata. Spetterà ora all'inchiesta, coordinata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier, chiarire i retroscena che possono aver spinto la donna - che dopo il parto pare lavorasse normalmente - a met­tere a repentaglio la vita del figlioletto di poche settimane. Considerata la delicatezza del caso, sulle indagini vige il più stretto riserbo. Al momento
non è dato sapere da quanto tempo il neonato si trovasse incustodito all'in­terno della vettura. È probabile, visto lo stato di ipotermia, che abbia tra­scorso diverse ore al freddo prima che la polizia lo ritrovasse affidando­lo poi alle cure della Croce Verde. Ora - la notizia è stata anticipata ieri da La Regione e confermata dal Ministero pubblico - il bebè è ricoverato al re­parto di neonatologia del Civico.
Grande lo sconcerto nell'opinione pubblica per l'episodio. Il pensiero di molti è corso subito alla pista di una forma di depressione post parto che avrebbe colpito la giovane, di cui pe­raltro non è noto il contesto familiare e sociale. Nessuno ha finora fatto cen­no alla presenza di un padre. Ma stando a nostre informazioni la giova­ne sarebbe una ragazza madre. Pro­prio in questo s'inserisce la pista (an­cora al vaglio degli inquirenti) dei motivi religiosi.
La donna potrebbe aver voluto cela­re la presenza del bimbo ai cono­scenti. Non va poi escluso che abbia subìto pressioni da parte della fami­glia, o di persone vicine, relativa­mente al nascituro, legate alla fede e al fatto di essere una ragazza madre. Pressioni talmente insistenti da di­ventare insopportabili e da spingerla in un momento di spaesamento e di forti disagi personali (ma è un'ipote­si che andrà accertata) al grave atto d'incuria che per poco non ha ucciso il bimbo.
R.L./GI.M




SOCCORSO Il bimbo, di appena tre settimane, era in grave stato di ipotermia. (Foto Keystone)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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