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ARP di Agno “castra giuridicamente e affettivamente” un giovane in formazione integrativa AI violando i suoi diritti fondamentali e pure le procedure! (Seconda parte)

Giovane adulto vuole gestirsi da solo

Da: Mattino, 13.07.2014 pag 27, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

ARP di Agno “castra giuridicamente e affettivamente” un giovane in formazione integrativa AI violando i suoi diritti fondamentali e pure le procedure! (Seconda parte)

In dicembre 2013 vi abbiamo infor­mato sulla vicenda di un ragazzo da poco diventato maggiorenne che desi­derava ardentemente imparare un me­stiere, vivere da solo in un piccolo appartamento e gestirsi autonoma­mente, frequentando un tirocinio come addetto di cucina. Con l’aiuto del padre aveva pure trovato un monolo­cale disponibile nelle vicinanze del suo posto di lavoro a Lugano e firmato il contratto. Essendo il papà pensionato, il ragazzo durante la formazione, oltre alla indennità giornaliera AI, può per­cepire la completiva AVS e la presta­zione complementare. Queste entrate finanziarie gli permetterebbero di po­tersi mantenere durante la sua forma­zione per poi diventare autonomo economicamente. Egli poteva e può contare sull’aiuto e il sostegno del padre, pensionato, che vive nella stessa città. Il rapporto tra il figlio e il padre è da sempre molto buono, al contrario di quello con il patrigno e la madre. L’Ufficio AI del Cantone Ticino ha ac­certato “che il ragazzo non ha più al­cuna dipendenza per svolgere gli atti quotidiani della vita (…) e rilevato che l’accompagnamento nella vita quotidiana non è comprovato.”

Ciononostante l’avv. Quattropani della ARP 6 di Agno, prendendo spunto da uno scritto firmato dalla madre e dal patrigno del giovane, in cui essi scri­vono addirittura che il padre è stato sfrattato dal proprio appartamento (na­turalmente fatto non vero), il 4 ottobre 2013 ha emesso una decisione con cui privava il ragazzo di gran parte dei suoi diritti fondamentali, imponendo­gli una curatrice di rappresentanza, la sig.ra Jacqueline Brändli Menegalli, che deciderà della quasi totalità della di lui vita (sulla sua salute, su dove deve abitare, sulla sua formazione, su quanti soldi ricevere, ecc.), il cui ope­rato verrà remunerato annualmente. Sebbene il padre ed altri amici di fami­glia siano disponibili a sostenere e aiu­tare il ragazzo, la ARP gli impone una curatrice di rappresentanza di sua scelta e limita i suoi diritti civili, inbarba al codice civile che prevede una prima misura molto meno invasiva e di sostegno e accompagnamento per un giovane invalido: la curatela di so­stegno (art. 393 CC) è la misura meno incisiva ed è indicata per chi necessita di un semplice sostegno per compiere determinati affari e potrà in particolare essere utilizzata per persone anziane o giovani invalidi. Sebbene il ragazzo abbia già firmato e inviato alla ARP il contratto d’affitto per il monolocale di Lugano, la ARP lo annulla in quanto assieme alla curatrice decidono di col­locare il ragazzo in un appartamento protetto a Bellinzona, imponendogli due ore di trasferta al giorno, con i con­seguenti costi di viaggio. Tuttavia, dopo la maggiore età il ragazzo si è tra­sferito da suo padre a Pregassona, con cui vive tuttora. La curatrice Brändli Menegalli gestisce le entrate e le uscite del giovane, a cui lascia solo 50 frs set­timanali per le sue spese (ossia 7,10 frs al giorno)!

Dopo diversi mesi, a fine giugno 2014, è giunta la sentenza del Giudice Franco Lardelli della Camera di prote­zione del tribunale di appello a cui il ragazzo aveva inoltrato reclamo contro le decisioni dell’avv Quattropani. La Camera annulla la decisione dell’ARP di Agno per gravi violazioni e errori procedurali. 

La Camera di protezione annulla la decisione dell’ARP per mancato ri­spetto della procedura e violazione di diritti fondamentali del ragazzo invalido!

Ecco la sentenza del Giudice dello scorso 25 giugno: “Nella fattispecie, la risoluzione impugnata scaturisce dalla segnalazione del 4 settembre 2013 della madre e del patrigno, men­zionata esplicitamente nella decisione impugnata (…) Dagli atti, tuttavia, non risulta che tale segnalazione sia mai stata trasmessa all’interessato, né prima dell’adozione della risoluzione contestata, né successivamente, dopo l’esplicita richiesta in tal senso del suo legale (…) Tale modo di procedere contrasta la chiara norma di cui al­l’art. 39 cpv 1 LPMA e viola il diritto di es­sere sentito del gio­vane adulto. Va inoltre sottolineato che una componente essenziale del diritto di essere sentito con­siste nella facoltà di esprimersi sugli ele­menti pertinenti del caso prima che una decisione sia presa.

Tale precetto non è stato rispettato in concreto, nella mi­sura in cui il giovane adulto, senza alcuna precedente comuni­cazione, è stato con­vocato “per la presentazione della curatrice”. Una tale citazione rivela che l’Autorità di prote­zione, prima ancora di sentire l’interes­sato, ha già valutato le circostanze del caso e deciso che la curatela deve es­sere istituita. Per tacere del fatto che un tale modo di procedere svuota del suo senso l’audizione personale del­l’interessato (…) Ma il modo di agire dell’Autorità di protezione viola il di­ritto di essere sentito del giovane adulto anche sotto un altro aspetto. Come visto, l’art. del cpv 1 CC e la re­lativa giurisprudenza sviluppata dall’Alta Corte sanciscono il diritto per l’interessato di proporre una sua persona di fiducia quale curatore prima che l’Autorità gliene designi uno, e l’obbligo per quest’ultima di at­tirare espressamente su questa facoltà (oltre che di vagliare seriamente, in se­guito, tale proposta). Con la convoca­zione del 17 settembre 2013 l’Autorità di protezione dimostra invece di non voler permettere al giovane adulto di esercitare tale facoltà, avendo già in­dividuato in Jacqueline Brändli – ci­tata anch’ella all’udienza per essergli presentata – la persona da nominare quale sua curatrice, prima ancora di avere un qualsiasi contatto con l’inte­ressato. Anche a tela riguardo, il di­ritto del giovane adulto non è stato dunque rispettato. In considerazione di quanto sopra, e vista la natura formale del diritto di essere sentito, la deci­sione impugnata deve essere annul­lata. Il reclamo merita dunque accoglimento. (…) Occorre tuttavia evidenziare che la procedura che ha condotto all’adozione della decisione impugnata presenta delle anomalie.(… ) Un tale modo di procedere si rivela del tutto irrito e non permette di com­prendere – né di controllare – l’esatto svolgimento della procedura. Esso non può essere avallato da questa Camera, che richiama dunque l’Autorità di pro­tezione ad un maggior rigore formale. Per inciso, si segnala inoltre che dal verbale dell’udienza di discussione del 2 ottobre 2013 non è dato di capire in che composizione sia stato sentito il giovane (…) il verbale deve comunque dar conto di quanto acca­duto durante l’udienza e permettere di capire chi era presente, ciò che non è in­vece il caso nella fattispe­cie. Gli oneri processuali seguono la soccombenza e fr. 150.- sono dunque posti a carico dell’Autorità di protezione, che rifonderà al giovane fr 800.- a titolo di ripetibili.” 

Accanimento ad oltranza

Appena ricevuta la sen­tenza della Camera di pro­tezione, il 30 giugno 2014 l’avv. Quattropani ha emesso una nuova deci­sione in via supercautelare inaudita altera parte (ossia in via urgente senza sentire il giovane) immediata­mente esecutiva anche in caso di ricorso del giovane, con cui gli impedisce l’in­casso della rendita AI e l’accesso ai suoi conti ban­cari, facendo ordine alla Banca dello Stato di consentire prele­vamenti unicamente su presentazione di un consenso scritto della ARP 6, sin tanto che quest’ultima non si sarà pro­nunciata sulla eventuale istituzione di una misura di protezione a suo favore. Il giovane nel frattempo, esibendo la sentenza della Camera di protezione che annullava la decisione della ARP 6, si è immediatamente annunciato partente dal suo domicilio di Collina d’Oro e in arrivo a quello di Pregas­sona, ma stranamente nessun funzio­nario del controllo abitanti dei due comuni ha voluto rilasciare al giovane la ricevuta della notifica fatta. Questo è l’aiuto e il sostegno che sanno dare le ARP ai cittadini! Se possibile, state alla larga dalle ARP! 

( vedasi precedenti articoli pubblicati nel sito www.papagenonews.ch inse­rendo il codice xyz18 nella rubrica “cerca”) 

Contatto: 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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