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ARP2 e il bene della figlia (Parte 4)

teobimbabraccio

Da: Mattino della domenica, 6.9.15 pag 32, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri" 

Ripresa dei diritti di visita

Dopo 11 mesi, la figlia di 5 anni ri­vede infine il padre sottrattole dalla madre e dalla ARP2 presso il luogo d’incontro “Studio Dedalo” di Men­drisio. Il padre, cosciente del lungo tempo trascorso e ignaro delle condi­zioni psicologiche della figlia, scrive alle parti coinvolte direttamente (ARP, Studio Dedalo, SMP, ecc.) con il ripristino dei diritti di visita, affin­ché preparino la piccola alla ripresa degli incontri col papà. Chiede tra l’altro: “Come accordati al collo­quio, attendo le vostre risposte alle domande importanti sottostante per tutelare ulteriori gravissimi danni a mia figlia e per prepararmi. (…) Gentile signora Michela, mia figlia sa almeno che incontrerà il suo vero papà o uno dei papà che la madre le ha imposto? Attendo le vostre rispo­ste alle mie domande: 1) Dove sei stato e/o cosa è successo fino adesso? 2) Mamma o terzi ha/hanno detto che non volevi più vedermi. 3) Mamma o terzi dice/dicono che oggi/adesso posso vederti perché stai bene (questa frase capitava spesso in CSE). 4) Mamma ha detto che non posso vederti perché sei malato e/o stai facendo il cattivo (questa frase capitava anche in CSE).”

I professionisti improvvisano “al momento”

Dopo insistenze del padre arriva in­fine la risposta: “ Buongiorno Signor Truong, quando abbiamo incontrato Noemi le abbiamo detto che sarà presso il DAF che riprenderanno i vostri incontri. Per quel che riguarda le altre domande, come le dicevamo quando ci siamo incontrati, le affron­teremo al momento. Distinti saluti, Michela.”

Primo incontro

Ecco quanto scrive il padre all’auto­rità in merito al primo incontro: “Una bimba di soli 5 anni che deve affrontare una situazione di tensione emotiva e stress ha dovuto aspettare sotto al sole, dietro a un cancello spi­nato, per 20 minuti abbondanti. Que­sto non è proprio il suo benessere, bensì la totale non professionalità degli specialisti. In seguito, per circa 20 minuti l'operatrice ha discusso con mia figlia fuori dal cancello di entrata, poi è salita e mi ha chiesto se mi andava di affacciarmi dalla fi­nestra del primo piano per cercare di 'convincere' la piccola a entrare. Mia figlia era mezza affacciata fuori dal cancello spinato, la signora Cxxxxxx (ndr: la madre) le era vicina ma nascosta dietro al muretto, aveva sempre la mano sulla spalla di mia figlia e le suggeriva tutte le rispo­ste.” Infine, la figlia non ha voluto entrare per incontrare il padre ed è ri­partita con la madre.

Secondo incontro

Il padre scrive alla ARP2 dopo il 2. incontro: “ Non auguro a nessun ge­nitore di vivere la mia situazione di 2 giorni fa con il 2° incontro del 18.08.2015 con mia figlia: Appena che ho suonato il campanello, istan­taneamente la mia povera piccola si è affacciata dalla finestra del 1° piano (piano d'incontro) e subito la mia povera figlia che mi adorava e voleva abitare con me ha lanciato degli urli lunghi da terrorizzata, non me l'aspettavo proprio, mi sono sen­tito un orco che è arrivato per man­giarla.(…) è scesa un'operatrice chiedendo alla signora Arrigo di sa­lire urgentemente perché mia figlia continua a strillare disperatamente. Vi assicuro ancora che mia figlia ha un carattere molto forte come pochi bimbi hanno e, il mio cuore duole a sentirla urlare in quel modo nel pen­siero di vedere il papà che adorava. (…) ho detto alla dottoressa, con­stato ancora che nessuna ha prepa­rato la piccola indifesa e mi ha risposto 'Fuori non la prepariamo noi, noi la prepariamo qua'. (…) Dopo circa 10 minuti scende, sento che la piccola non urla più da diversi minuti, allora saliamo, appena en­trato nel atrio (piccolo salotto) la si­gnora Arrigo mi dice che la piccola è nascosta. Subito mi sono messo a giocare a nascondino nell’atrio e ha partecipato anche la citata, piano piano mi sono avvicinato e entrato nella camera per farmi riconoscere. Pian piano ho cercato di farmi ve­dere ma non so se mi ha visto, dopo un po', forse involutamente, la tenda si muove e vedo il viso della mia pic­cola, aveva uno strano sguardo e occhi un po' arrossati ed era in brac­cio stretto alla signora operatrice Michela. L'ho salutata mantenendo sempre la distanza, gradualmente la signora Michela si è avvicinata a e pian piano la mia piccola era scesa dal suo braccio ma sempre in super allerta. Mi sono allontanato da lei avvicinandomi all'acquario nel­l’atrio e ho iniziato a comunicarle spiegandole i tipi di pesci,… Mia fi­glia ha visto che non sono un orco né un lupo cattivo come chi sa chi le ha inciso nella sua psiche e in poco dopo mi ha quasi riconosciuto. In poco tempo aveva gli occhi più espressivi, era più sicura di se con una voce più sicura ed era più spon­tanea. Verso metà incontro eravamo all’atrio, tranquilli come se fossimo 'a casa mia', mi diceva/chiedeva del più e del meno, o casualmente voleva vedere dei suoi video di quando era più piccola o altre cose. (…) La si­gnora Michela ha detto che sono stato bravissimo. (…) Che diavolo la madre, la sua sfera ambientale e gli specialisti hanno combinato per avere tale reazione della piccola?”. Alla fine del secondo incontro la pic­cola chiedeva al padre quando lo avrebbe rivisto di nuovo. Il padre ha dunque chiesto alla autorità di au­mentare la frequenza e la durata dei diritti di visita. Ad oggi però nessuna risposta.

Sollecitata la perizia alla madre non ancora effettuata

La ARP2 ha ordinato diversi mesi fa una perizia ad entrambi i genitori. Mentre al padre sono stati sospesi i diritti di visita, la madre continua a vivere tranquillamente con la figlia. Considerati i comportamenti della piccola nei confronti del padre, egli ha chiesto all’autorità di procedere al più presto ad effettuare la perizia alla madre come da loro ordinata ma mai effettuata.

ARP2: conoscenza approssimativa dell’incarto?

A seguito dell’ultimo ricorso del padre, la Camera di protezione ha chiesto alla ARP2 di inviare entro 20 giorni le loro osservazioni. Il Presi­dente avv Ulderico Provini ha chiesto una proroga di oltre un mese a causa, tra l’altro, “della mole e della com­plessità dell’incarto”. La domanda sorge spontanea: ma l’incarto non dovrebbe conoscerlo perfettamente viste le numerose decisioni prese fi­nora (a danno della figlia e del padre)? Ennesima improvvisazione “ARPiana”? In un altro caso a noi noto, lo stesso avv Provini, a quel tempo presidente della CTR1, minac­ciò due genitori di far svolgere una perizia sulle loro capacità genito­riali… se non che la paventata perizia era già stata fatta diversi mesi prima!

Non ci resta che pregare

Padre nostro che sei nei cieli, venga il tuo regno, dacci oggi il nostro pane quotidiano ma liberaci dalle ARP. Amen.

Contatto:

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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