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Bimba di 6 anni strappata alla famiglia affidataria...e a giorni verrà internata! (Parte 1)

Bimba

Da: Mattino della domenica, 7.12.2014, pag 26, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Bimba di 6 anni strappata alla famiglia affidataria...e a giorni verrà internata!

(Parte 1)

 

Nel sito del Cantone al link http://www4.ti.ch/dss/dasf/uap/famiglie-e­minorenni/ il Settore famiglie e mi­norenni dell'Ufficio dell'aiuto e della protezione (UAP) elenca i propri ser­vizi offerti ai cittadini e alle Autorità civili o giudiziarie. A queste ultime pretende di garantire la collabora­zione di professionisti per valutare il bisogno di affidamenti a terzi e, se del caso, la preparazione, l'esecuzione e la verifica dell'affidamento in Fami­glia affidataria o in un Centro educa­tivo. Oltre a ciò, un aiuto di sostegno e di accompagnamento sociale alle famiglie a cui sono contestate dall'au­torità lacune, mancanze e/o compor­tamenti impropri e che si devono rivolgere all'UAP su richiesta dell'au­torità. Il presunto aiuto sarebbe fina­lizzato a stimolare ed accompagnare queste famiglie nella ricerca di com­portamenti, modalità e attitudini ade­guati al benessere dei propri figli. Questo lo spot pubblicitario autorefe­renziale dello Stato. La realtà, pur­troppo per i minori, è ben altra! Di seguito l’ennesimo caso di abuso socio-giudiziario degli uffici e organi dello Stato del Canton Ticino, che si autoproclamano preposti al bene dei nostri figli. Caso gravissimo che viene denunciato pubblicamente dalla zia paterna Angelica Terzi di Taverne.

ARP3 e UAP: sequestro di Stato legalizzato!

UAP di Viganello ed ARP3 di Bre­ganzona (Autorità Regionale di Pro­tezione 3) hanno sottratto da un giorno all’altro una bimba di 6 anni alla famiglia affidataria presso cui vi­veva da ben 5 lunghi anni. I fatti in breve. Lo scorso 25 settembre la “ex” famiglia affidataria partecipa ad una riunione di routine presso l’UAP ri­guardante l’affidamento della bimba. L’UAP comunica verbalmente che da quel momento loro non erano più i genitori affidatari. Non viene conse­gnata nessuna decisione scritta della ARP3 che autorizzasse un simile provvedimento. Il pomeriggio dello stesso giorno, tre assistenti sociali ­sconosciute alla bimba - si recano all’asilo per comunicarle che sarebbe stata trasferita in una nuova famiglia affidataria. La bimba si troverà sola con queste tre perfette sconosciute che le avrebbero cambiato radical­mente la vita. Le raccontano che sa­rebbe andata a vivere in una casa più grande, più bella, con la piscina e con una bella sorellina con la stessa pas­sione per la danza come lei. Una so­rellina che aveva già preparato la stanza per lei e che l’aspettava con ansia per poter giocare assieme. Le mostrano anche una fotografia della nuova famiglia. Il giorno dopo viene emessa tardivamente una decisione supercautelare della ARP3, la cui pre­sidente avv. Clarissa Torricelli però non firma personalmente, delegando di fatto i suoi colleghi ad autorizzare il discutibile operato di UAP con una decisione tardiva, ora oggetto di va­lutazione presso il giudice della Ca­mera di protezione del Tribunale di Appello di Lugano avv. Franco Lar­delli. Il giorno successivo, sabato 27.09.14, due assistenti sociali ven­gono a prendere la povera bimba per operare il trasferimento. Finalmente consegnano una decisione formale, senza però il rapporto UAP in essa menzionato.

L’insurrezione della gente comune

Lontani dagli occhi della bimba si svolge l’inevitabile discussione. Al­cune persone del paese si radunano per solidarietà verso la famiglia affi­dataria: sono indignati. Viene chiesto un parere legale “al volo” ad un av­vocato del luogo. Si fa intervenire anche la polizia cantonale. Tutto è inutile. Avendo la ARP3 deciso il tra­sferimento, esso deve essere eseguito immediatamente; poi ci si dovrà atti­vare legalmente in modo da poter di­fendere i diritti della bimba contro quelli che sono ritenuti abusi di potere e autorità dai familiari della piccola, dalla “ex” famiglia affidataria e da tanti altri cittadini. La famiglia pa­terna e la “ex” famiglia affidataria danno avvio a varie procedure legali. Di fronte ad un simile agire uno si aspetta una serie di ragioni plausibili e giustificate, invece no. Le ragioni sono una congetturata mancata colla­borazione con la rete sociale a seguito di una errata e arbitraria interpreta­zione di un rapporto del pediatra della bimba da parte degli operatori del­l’UAP e una presunta carenza educa­tiva della famiglia affidataria.


È questo il bene della minore?

Le conseguenze di questo agire scel­lerato? Dopo un mese dal trasferi­mento nella nuova famiglia affidataria, ecco apparire inevitabil­mente le più che legittime reazioni di forte malessere e disagio della bimba che si sono manifestate arrivando nella nuova famiglia e soprattutto per­ché la bimba da allora è stata privata degli affetti più cari. Infatti, la piccola non ha più potuto vedere sentire (per decisione dell’UAP e dell’ARP3) i suoi genitori affidatari con i quali aveva vissuto per 5 anni, il suo papà e tantomeno la zia, la nonna e lo zio paterni insieme ai suoi cuginetti. Invece di prendere l’unica decisione giusta, e cioè ammettere i propri errori e riportare la bimba dalla sua fami­glia, l’UAP e il Servizio medico psi­cologico, con l’avallo della ARP3, propongono il ricovero della bimba all’Ospedale Civico per una valuta­zione psico-fisica, mettendo nel con­tempo in forse l’attuale affidamento presso la nuova famiglia. Difatti, nel rapporto UAP 31.10.14 inviato ad ARP3 i “professionisti della tutela dei minori” del Cantone affermano che
“al momento non escludiamo che l’attuale affidamento presso la nuova famiglia possa rivelarsi non più nel pieno interesse della bimba”. Il rico­vero però non avviene perché non vengono trovate due persone all’in­terno della rete sociale dei “professio­nisti” disposte a mettersi a disposi­zione 24 ore su 24 per due settimane. Si sono messe a disposizione e orga­nizzato questa presenza continuativa la famiglia naturale e la “ex” famiglia affidataria, ma non vengono prese in considerazione dalla “rete”.

Denuncia penale contro l’UAP e l’ARP3

Nel contempo viene depositata una denuncia penale dalla famiglia pa­terna contro tutte le persone coin­volte dell’UAP (Danilo Realini, Marco Capoferri, Moira Milani Pe­raino, Pamela Illia, Alfredo Bodeo, Myriam Proce Robortella) e del­l’ARP3 (Clarissa Torricelli, Mauro Bonardi, Guido Battaglia, Maurizio Rossi).


Professionisti del bene o del male dei minori ?

Il tempo passa e l’ARP3 non reagi­sce ma dispone infine il 14 novem­bre una valutazione psico­diagnostica approfondita al Servizio medico-psicologico (SMP) di Viga­nello. Gli specialisti del SMP giun­gono alla seguente conclusione:


“riteniamo opportuno intraprendere le seguenti misure terapeutiche: (1) introduzione di una terapia farma­cologica con lo scopo di attenuare l’angoscia, la tensione psichica e la scissione dalla realtà (2) provvedere all’inserimento della bimba presso il centro Psico-Educativo di Stabio e vista la difficile situazione riscon­trata presso la nuova famiglia affi­dataria è indicato prevedere anche il collocamento in internato della bambina”.

Rimuovere i membri di ARP3 e i professionisti UAP

Questo è il risultato ad oggi dell’agire delle autorità e dei servizi preposti alla tutela di una bimba di 6 anni. Oggi a livello giuridico tutto è fermo alla Camera di protezione del Tribu­nale di Appello, che avrà il dovere e l’enorme responsabilità di fare chia­rezza sull’agire di queste autorità, UAP e Arp3, e che dovrà prendere un’importante decisione che influirà irrimediabilmente sul futuro della bimba. Comunque andrà a finire que­sta triste vicenda c’è da chiedersi chi vigilia sull’operato di queste persone che si permettono di distruggere la vita di intere famiglie arrogandosi il diritto di poter decidere infischiandosi di tutto e di tutti. Il primo passo, per il bene dei minori, è rimuovere questi operatori al più presto dalle loro fun­zioni. La zia paterna e il nostro mo­vimento si attiveranno affinché i cittadini possano esser parte attiva di un’azione di protesta, civile e demo­cratica, affinché questo tipo di abusi vengano definitivamente denunciati e impediti.


Contatti e

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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