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Bimba di 6 anni strappata alla sua famiglia affidataria e internata (Parte 3)

bimba mano faccia

Da: Mattino, 3.5.2014 pag 28, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Bimba di 6 anni strappata alla sua famiglia affidataria e internata/parte 3

Oggi diamo la parola alla zia pa­terna Angelica Terzi, ospite della ru­brica.

 

Ora l’ipotesi di reato penale è anche sequestro e rapimento di minore.

Nel mese di settembre 2014 una bimba di quasi 6 anni che viveva felicemente in una famiglia affidataria da circa 5 anni nel Malcantone viene improvvi­samente trasferita in un’altra famiglia affidataria ma a lei completamente sconosciuta. Quale è stata la prepara­zione psicologica a questo importante cambiamento di vita organizzato dai vari operatori sociali, sia per la bimba che per le varie famiglie coinvolte? Nessuna. Chi ha deciso questo trasfe­rimento? ARP3 (Autorità regionale di protezione) di Breganzona sulla base di un rapporto dell’UAP (Ufficio del­l’aiuto e della protezione - sezione mi­norenni) di Viganello. Nel mese di dicembre 2014 (a pochi giorni prima del natale) e dopo poche settimane da questo assurdo trasferimento così tanto caldeggiato e fortemente voluto da ARP3 e UAP, questa seconda famiglia rinuncia all’affido. Risultato? La bimba viene ospedalizzata in un centro psico-educativo per minori del Men­drisiotto, dove vive ancora oggi. La fa­miglia paterna e la vera famiglia affi­dataria (che ha allevato la bimba per circa 5 anni) fin dal giorno infausto del trasferimento iniziano una vera e pro­pria battaglia giuridica per ottenere chiarezza e giustizia. 

La Camera di protezione accerta gravi violazioni nell’agire della ARP3 e dell’UAP

Si rivolgono alla Camera di Protezione del Tribunale d’appello e sporgono una denuncia penale con vari ipotesi di reato a carico di tutti coloro che hanno delle responsabilità in questo caso. In pratica però quello che si vuole sapere è il perché di questo trasferimento. La risposta che dà ragione alla famiglia paterna e affidataria, la possiamo leg­gere nella sentenza della Camera di Protezione del tribunale d’appello dello scorso 27.3.15 che si è dovuta esprimere sullo specifico caso: “In considerazione di quanto esposto, que­sta Camera ritiene che la decisione dell’Autorità di protezione di revocare inaudita parte il collocamento della bimba presso la famiglia affidataria, sia stata precipitosa, in quanto le la­cune del rapporto dell’UAP, sia for­mali che di sostanza, avrebbero meritato un maggiore approfondi­mento prima di darvi seguito. “… non si può quindi che condividere la posi­zione degli insorgenti” 

Mozione urgente e interrogazione parlamentari ancora inevase

Sempre a dicembre 2014, una mozione urgente presentata dall’Dr Orlando Del Don, Gran Consigliere e firmata da altri 18 Gran Consiglieri chiede espres­samente al Consiglio di Stato un’in­chiesta sul caso specifico.

A gennaio 2015 una nuova interroga­zione chiede il perché la ex curatrice educativa della bimba (dimissionaria già dalle prime settimane dopo questo trasferimento) sia stata assunta ufficial­mente dal Cantone malgrado una de­nuncia penale pendente a suo carico. 

Le istituzioni hanno “lavorato” male…qualcuno pagherà?

L’onorevole Beltraminelli in data 03.03.15 scrive alla famiglia paterna assicurando che avrebbe seguito l’evo­luzione della situazione in tutte le sue dimensioni e che il governo se ne sa­rebbe occupato. La famiglia paterna nell’interesse della figlia e nipote au­spica un reale intervento volto a fare chiarezza e a rimuovere tutte le per­sone coinvolte in questo caso così drammaticamente mal gestito e ad oggi unicamente a danno di una bimba di 6 anni. Molto atteso è anche l’inter­vento dei vertici del Comune di Lu­gano, al quale fanno capo i dipendenti di ARP3 di Breganzona. Ci saranno delle decisioni o sarà solo la bimba e i suoi famigliari a dover pagare l’amaro prezzo di tutto questo assurdo caso di mal gestione in ambito sociale? Molto ironica appare poi la pubblicità di que­sti giorni dell’associazione famiglie af­fidatarie ticinesi che invita le persone a diventare appunto genitori affidatari. 

Il “circo del sociale” alla deriva ma tutto va avanti come nulla fosse

In sintesi: (1) bimba di 6 anni trasferita senza giusta causa né base legale (2) tribunale stabilisce che chi doveva pro­teggere la bimba non lo ha fatto (3) la bimba ora vive in un centro psico-edu­cativo e in una casa famiglia (4) la fa­miglia paterna non ha più visto la bimba per mesi ed ora ha un diritto di visita saltuario (5) quale sarà il futuro della bimba ad oggi non è dato a sa­persi. La morale: c’è chi sostiene che malgrado tutto ora per la bimba la si­tuazione si è stabilizzata e non sta tanto male. La risposta della famiglia ad una simile fesseria è solo una: “Perché non ci mandate i vostri di figli e nipoti a fare questa esperienza di vita?” 

Petizioni

A breve verranno messe in circola­zione tra la popolazione delle petizioni allestite congiuntamente dal Movi­mento Papageno e da parenti della bambina, tra l’altro affinché i membri della ARP3 e gli operatori coinvolti vengano rimossi dal loro incarico. 

Contatti: e 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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